Venezia82: aspettando il Leone d’oro, i migliori film in gara per il titolo

05 Set 2025

di Sergio Perugini

Venezia82, undicesimo giorno. Alle battute finali di questa Mostra del Cinema firmata Alberto Barbera, si rincorrono le ipotesi sui film favoriti per il Leone d’oro, per il titolo di miglior film. Pronostici basati sulla chiara qualità delle opere, tra dimensione stilistica e narrativa, ma anche per l’urgenza dei temi affrontati. In attesa allora delle scelte della Giuria internazionale presieduta dallo statunitense Alexander Payne, ecco una selezione di possibili candidati al Leone. I (nostri) migliori.

“A House of Dynamite” di Kathryn Bigelow
La statunitense Kathryn Bigelow, la prima donna a vincere l’Oscar per la miglior regia, è tornata in gara alla Mostra con un titolo di grande urgenza e potenza. È “A House of Dynamite”, una suggestione vestita da thriller politico che affronta il tema del rischio deragliamento nucleare, di un nuovo conflitto globale dalle conseguenze irreparabili per l’umanità. La Bigelow, con la solida sceneggiatura di Noah Oppenheim, usa meravigliosamente i 112 minuti a disposizione, componendo un racconto articolato, denso, adrenalinico, dove esplora il dramma dei protagonisti, uomini delle istituzioni ma anche madri o padri di famiglia. Una partitura drammatica che suona come un vibrante allarme alla società contemporanea, a tutti noi, sulla pericolosa corsa agli armamenti. Un film imponente, valorizzato da una magnifica regia e un ottimo cast. Un Leone grintoso.

 

A House of Dynamite. Rebecca Ferguson as Captain Olivia Walker in A House of Dynamite. Cr. Eros Hoagland/Netflix © 2025


“The Voice of Hind Rajab” di Kaouther ben Hania
Un indicibile fatto di cronaca nel cuore di Gaza avvenuto nel gennaio 2024, nella cornice del conflitto israelo-palestinese, viene raccontato dalla regista tunisina Kaouther ben Hania nello struggente “The Voice of Hind Rajab”. Il film è giocato tutto in un unico ambiente, la sede della Mezzaluna Rossa, che presta soccorso ai civili nei territori martoriati dalla guerra. È il concitato, disperato, tentativo di salvataggio di una bambina di sei anni, Hind Rajab, bloccata in una macchina crivellata di colpi a Gaza del Nord. Lei, l’unica sopravvissuta, chiede aiuto per telefono e gli operatori umanitari cercano di avere il via libera al soccorso della piccola. Prodotto da Brad Pitt, Joaquin Phoenix, Rooney Mara, Alfonso Cuarón e Jonathan Glazer (“La zona d’interesse”), il film conquista per il suo riaffermare il dovere di poter prestare soccorso ai civili nei territori di guerra, ma soprattutto il dovere di custodire le vite dei più piccoli, che vanno risparmiati dall’orrore della violenza. Un Leone di denuncia.


“No Other Choice”, regia di Park Chan-wook
Potrebbe essere la vera sorpresa della Mostra. Il regista sudcoreano Park Chan-wook con “No Other Choice” firma un titolo che unisce la forza espressiva del suo cinema con temi di stringente, anche qui drammatica, attualità. Un racconto governato con lo stile di un’affilata black comedy. È la caduta nella vertigine della disperazione di un caporeparto specializzato nel settore della carta, che viene licenziato dopo l’acquisizione dell’azienda. Dopo un anno di colloqui e tentativi di ricollocamento, l’uomo prova a farsi riassumere pianificando l’uccisione dei suoi competitor. Park Chan-wook orchestra un racconto che oscilla tra grottesco e tragedia, muovendo in ultimo una riflessione sul mercato del lavoro oggi, sempre più eroso da licenziamenti e dall’implacabile avanzamento della tecnologia, dell’intelligenza artificiale. Park Chan-wook ci consegna lo scenario di un mondo lavorativo prossimo allo stravolgimento. Un Leone inquieto e visionario.

 


“À pied d’œuvre” di Valérie Donzelli
La regista francese Valérie Donzelli prende anche lei di petto la questione del lavoro oggi in Francia, raccontando i tormenti di uno scrittore quarantenne che per potersi mantenere a Parigi si barcamena tra lavoretti occasionali recuperati attraverso una app. Per custodire il tempo della scrittura e ultimare i suoi romanzi, il protagonista accetta incarichi da giardiniere, conducente, svuota-cantine o montatore di mobili. Un’odissea segnata da una paga minima, quando non misera. La Donzelli fotografa da un lato la crescente precarizzazione della società, l’incremento dei cosiddetti nuovi poveri, dall’altro avanza anche una suggestione acuta: la decrescita economica consapevole. Il protagonista, l’ottimo Bastien Bouillon, vuole tirarsi fuori da logiche consumistiche, sottolineando i bisogni primari di cui necessita. “À pied d’œuvre” (“At Work”) conquista per la narrazione lineare, classica, che arriva allo spettatore con la sua denuncia gentile e poetica. Un Leone di respiro sociale.

 


“Frankenstein” di Guillermo del Toro
Alla Mostra del Cinema ha già conquistato un Leone d’oro nel 2017 con “La forma dell’acqua”. Il regista messicano Guillermo del Toro punta al bis con l’ottimo, per certi versi sorprendente, “Frankenstein”, nuovo adattamento del classico della letteratura inglese di Mary Shelley. Del Toro non conquista solo per regia, scrittura, messa in scena e costumi, con quel suo stile di racconto cupo e poetico; affascina anche per il suo slancio visionario nel raccontare la nota storia con prospettive “inedite”. Anzitutto l’opera tratteggia il percorso di uno scienziato, Victor, che si perde nelle derive del male perché convinto di poter fare a meno di Dio e di riuscire a manipolare vita e morte, puntando a creare un essere immortale. Dall’altro, ed è qui la novità, il regista dà voce, umanità, alla creatura di Victor: il “mostro”, l’essere immortale, è più umano degli altri umani, l’unico in grado di trovare il coraggio di comprendere, provare misericordia e in ultimo perdonare. Un racconto epico avvolgente e inquietante, fosco e raffinato. Un avvincente viaggio dal buio alla luce. Un Leone maestoso.

 

Oscar Isaac as Victor Frankenstein in “Frankenstein” directed by Guillermo del Toro.
Photo Credit: Ken Woroner / Netflix


“La grazia” di Paolo Sorrentino
Dei cinque italiani in gara, è forse quello che ha più possibilità di conquistare il titolo di miglior film. “La Grazia” di Paolo Sorrentino, che ha avuto anche l’onore di inaugurare Venezia82, è un ottimo film per forma, scrittura e interpretazione, quella maiuscola di Toni Servillo ben supportato da Anna Ferzetti. Sorrentino, dopo le divagazioni di “Parthenope”, ritrova un cinema più solido, a fuoco, dove riesce a far emergere tutto il suo talento stilistico ma anche una chiara forza di racconto. Qui pedina un presidente della Repubblica nel suo semestre di congedo, gli ultimi mesi in carica. Un uomo delle istituzioni che è chiamato a scelte giuridiche ed etiche complesse, che lui abita con scrupolo e dubbio. “La Grazia” però è soprattutto un film che esplora i territori del cuore, quelle di un uomo rimasto vedovo che non riesce a distaccarsi dal ricordo dell’amore di una vita; ancora, quelle di un padre che prova a risintonizzarsi con propri figli, finiti in secondo piano rispetto ai doveri verso il Paese. Al di là dei temi sfidanti e divisivi, “La Grazia” è film diretto e scritto con grande controllo, che ci consegna un Sorrentino in ottima forma. Un Leone tricolore.


“L’Étranger” di François Ozon
Il regista francese François Ozon porta sullo schermo il romanzo di Albert Camus del 1942. Con “L’étranger” l’autore recupera gli strascichi del colonialismo francese in Africa, componendo un racconto storico ma soprattutto esistenziale, introspettivo. Descrivendo la parabola tragica del giovane Meursault, Ozon esplora l’animo umano abitato da noia e indifferenza, che si trascina in incontri e relazioni senza lasciarsi mai veramente conoscere, toccare. Un viaggio interiore dove trova posto anche un faccia a faccia con la vita, la morte e l’esistenza di Dio. Un film che rimanda al cinema di Ingmar Bergman. Il regista francese ha un indubbio talento stilistico-narrativo, un modo di dirigere elegante e contemplativo, che qui esalta ricorrendo a un efficace e raffinato bianco e nero. Segnato da non poche lungaggini, “L’étranger” è comunque un film che rimane per l’unicità dello stile di Ozon. Un Leone classico.

 

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