Qualità della vita

Chiudono edicole e librerie, ma allora: perché tutti scriviamo?

11 Set 2025

di Silvano Trevisani

Che cultura è se le librerie continuano a chiudere e le edicole sono ormai quasi ridotte a zero? È lecito chiederselo, ancora una volta all’indomani della chiusura del punto vendita Mondadori di Manduria e della chiusura della storica edicola del centralissimo viale Matteotti a Grottaglie.

È lecito chiederselo soprattutto alla luce dei dati ufficiali relativi alla pubblicazione di libri in Italia.

Se i titoli editi regolarmente sono oltre 65.000 l’anno, a cui vanno aggiunti i libri autoprodotti, che sono forse di più, ci si attenderebbe che tale profluvio di pubblicazioni risponda alla domanda dei lettori, ma non è così: tutti scrivono quasi nessuno legge e questo vale ancor più per la poesia: 18.000 i volumi di poesie pubblicati in un anno dalle case editrici oltre a quelli, ancora più numerosi, autoprodotti. Ma la poesia non vende. Le uniche copie vendute sono quelle acquistate in occasione delle presentazioni. Una consuetudine che, per la verità, si allarga un po’ a tutte le tipologie di libri: gli autori sono costretti a vedere da sé le copie dei propri libri questo fenomeno, assieme alle vendite online, satura la fetta di mercato sempre più ridotta, appannaggio del libro.

Ricordiamo che la Puglia è fanalino di coda delle regioni italiane per il numero di lettori. Che dire di Taranto? Che ora sta vivendo la scommessa di Feltrinelli, dopo aver perduto quattro grandi librerie, come Vera libri, Ubik, Casa del libro Mandese (via D’Aquino) e Filippi. Eppure i dati ufficiali ci dicono, ad esempio, che a Taranto si pubblica una media di 307 libri all’anno, uno al giorno, domeniche escluse.

Molto peggio va per le edicole. Nel Borgo ne sono rimaste solo tre, aperte per poche ore, ma a Grottaglie, una città di 32.000 abitanti, che fino a una decina di anni fa aveva ben 13 edicole, ne sono rimaste solo due, che sono veri e propri empori.

I giornali sono una specie in via di estinzione e non potrebbe essere diversamente se, secondo analisi scientifiche approfondite, buona parte degli italiani comprendono solo testi semplicissimi di due o tre righe al massimo.

Il buon senso ci ha fatto sostenere che, con l’avvento delle tecnologie, ci si informa in maniera diversa. Ma non è così. La verità è che ci si informa molto poco. Le nuove tecnologie sono il settore mediatico più in auge, ma non per l’informazione, quanto per lo svago, l’intrattenimento, il gioco, il gossip, il pettegolezzo e, diciamolo pure: la pornografia. La “scoperta” di siti equivoci, che ha scosso l’opinione pubblica nei giorni scorsi, ha evidenziato forse solo la punto di un iceberg.

Molti milioni di utenti, soprattutto giovani e giovanissimi, utilizzano il web quasi esclusivamente per seguire gli youtuber che son divenuti i nuovi divi della comunicazione. Abili professionisti che sono in grado di fidelizzare i propri follower, in numeri impressionati, grazie a un abile utilizzo dello strumento e a pochi ma chiari contenuti. Ci dovremmo forse chiedere perché oltre due milioni di persone seguono, giornalmente, una ragazzina che si collega al mattina prendendo il caffè, andando a fare la spesa e poi tornando a casa cucinare quello che ha comprato. Una miriade di Truman show va in onda tutti i giorni seguita forse solo per colmare il vuoto, la solitudine che milioni di persone hanno dentro. Milioni soprattutto di giovani che non leggono, né giornali né libri (ma magari li scrivono) non seguono programmi televisivi, non sono assolutamente interessati a quello che accade nel mondo, quindi all’informazione. Sono interessati alle quotazioni degli spritz nei bar del centro e all’abbigliamento suggerito dai propri youtuber di riferimento. Di cui sanno tutto.

Non è colpa dei giovani, naturalmente, ma dei nostri spietati modelli consumistici comportamentali, capaci di assuefarsi a guerre e genocidi ma pronti a disperarsi di fronte al mutato umore del proprio cane. Tanto per rimanere in tema di vuoto e solitudine. S’intende: i cani, in questo, non c’entrano niente: sono animali fedeli e buoni… ma pur sempre animali. Il guaio che è nella nostra vita hanno preso il posto dei figli, degli amici, degli impegni umani e sociali, dell’informazione, insomma: sono il prolungamento del nostro individualismo. È per questo che li trattiamo come esseri umani e non più come animali.

Ma come? qualcuno dirà: siamo partiti da librerie ed edicole e siamo arrivati ai cani? Beh! E non sono tutti elementi fondamentali che descrivono come sta cambiando il mondo e che forse spiegano perché gli italiani sono sempre di meno e, secondo le statistiche, sempre più tristi e disinteressati al futuro!?

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