A Taranto

Le cozze tarantine denigrate dalla tv di Stato: la città e i produttori reagiscono

15 Set 2025

di Silvano Trevisani

Capita, a volte, di lasciarsi andare a dichiarazioni forti per fare clamore, per semplice piaggeria o magari per superficialità. Ma le dichiarazioni rese da un collega durante la trasmissione televisiva “Mi manda RaiTre” sulle cozze tarantine non potevano non scatenare un putiferio. Con una certa superficialità ha infatti dichiarato, assolutamente fuori contesto, perché si parlava delle false orecchiette baresi, che da mesi imperversano nonostante sequestri e denunce e dei ristoranti abusivi, che le cozze tarantine sono allevate nel Mar piccolo inquinato di diossina.

Le reazioni sono state unanimi e anche molto pesanti, com’era logico che avvenisse per chi colpisce un settore come la mitilicoltura tarantina che vive un momento di grande difficoltà per i danni subiti dalle temperatura torride raggiunte lo scorso anno e che con grande difficoltà sta risalendo la china. Chi non conosce i fatti non dovrebbe parlare per sentito dire o rimanendo fermi a un passato per fortuna lontano, ma è risaputo che, proprio per la presenza di inquinanti che fu verificata nel primo seno del Mar piccolo, gli allevatori tarantini sono sottoposti a una rigorosa disciplina e ad altrettanto rigorosi controlli, che impongono lo spostamento del prodotto nel ‘secondo seno’ del Mar piccolo o in Mar grande e continui controlli qualitativi da parte delle autorità preposte, che ne certificano la salubrità. È evidente che vi possano essere abusivi che vendono cozze sottratte alle corrette procedute, ma lo fanno in modalità e luoghi altrettanto, del tutto privi di certificazione e che se scoperti vengono denunciati e privati del prodotto. Ma questo non c’entra con la mitilicoltura.

E così sono stati in molti a reagire ad affermazioni apparse sul servizio pubblico, a cominciare dal Comune di Taranto; l’assessore allo sviluppo economico, Francesco Cosa, scrive, tra l’altro: “Possiamo affermare che ad oggi le cozze tarantine sono le più controllate d’Italia e ribadiamo che la produzione mitilicola locale se svolta nel rispetto delle regole e sotto il controllo delle autorità preposte, non rappresenta un pericolo per la salute pubblica. Dichiarazioni generalizzanti e prive di adeguata contestualizzazione rischiano solo di danneggiare un’intera comunità di produttori che opera legalmente e in piena collaborazione con le istituzioni. Questa comunicazione distorta rischia di danneggiare ulteriormente le tante famiglie per bene che con grandi sacrifici lavorano quotidianamente nella mitilicoltura, rispettando le regole e collaborando con le istituzioni per garantire qualità e sicurezza. Invitiamo quindi a trattare con equilibrio e senso di responsabilità un tema così delicato che merita rigore scientifico, rispetto per la verità e attenzione verso chi lavora onestamente per il rilancio e la sicurezza di un settore identitario per Taranto e per la Puglia”.

Sul caso sono intervenuti anche Confapi, secondo cui “fuorvianti dichiarazioni riguardanti il comparto dei mitili. Tali affermazioni generano non solo disinformazione, ma arrecano un grave danno al prestigio e alla credibilità del nostro territorio, danneggiando imprese, pescatori, cooperative e tutta la filiera che opera con trasparenza e rispetto delle normative”, e i sindacati Uil e Uila pesca, “Le dichiarazioni – scrive Guarino – sono non solo errate, ma anche dannose per un intero settore produttivo che ha fatto della qualità e della trasparenza il proprio marchio di fabbrica. Da anni, gli enti preposti, come Asl, Arpa Puglia e la Capitaneria di porto, monitorano e controllano la filiera della mitilicoltura in maniera rigorosa, garantendo che i mitili immessi sul mercato siano sani e sicuri. Il Mar piccolo è soggetto a specifiche ordinanze sanitarie e le cozze vengono trasferite a zone più sicure, come il ‘secondo seno’, per il ciclo produttivo successivo alla scadenza dei limiti fissati per il ‘primo seno’, ovvero il 28 febbraio di ogni anno. Ogni prodotto venduto è quindi certificato e conforme alla normativa vigente”.

Insomma: se non vi è un disegno preciso per colpire la mitilicoltura tarantina, vi sono pregiudizi altrettanto pericolosi. Forse vale la pena in primo luogo di pretendere una correzione da parte della trasmissione, in secondo luogo di promuovere una corretta promozione del prodotto.

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