Pellegrinaggio

Il solenne pellegrinaggio giubilare al Santuario della Madonna della Mutata

18 Set 2025

di Silvano Trevisani

Un evento storico è stato, per le comunità di Grottaglie e Montemesola, il pellegrinaggio giubilare al Santuario della Madonna della Mutata. Organizzato dalla vicaria zonale, il pellegrinaggio verso una delle chiese giubilari indicate dalla diocesi di Taranto, ha coinvolto circa cinquecento fedeli, la gran parte dei quali si è ritrovata al convento di San Francesco di Paola, nella cui parrocchia il santuario rientra. Da lì è partito il lungo corteo che ha impiegato circa due ore per raggiungere a piedi l’antico luogo di culto, a sei chilometri dal paese in direzione Nord. Una bellissima giornata di sole settembrino ha reso piacevole il pellegrinaggio, in puro spirito giubilare, inducendo alla riflessione e alla preghiera i partecipanti, nel segno della Vergine Maria. Come è noto, il santuario risale, nel suo primo insediamento, al X secolo e si trovava nel mezzo della estesa foresta che copriva il territorio, per questo definito “In silvis”.

L’appellativo di Mutata fa riferimento a un fatto prodigioso che sarebbe accaduto nel 1359. In quegli anni vi era un contenzioso piuttosto duro tra i grottagliesi e i martinesi circa il possesso della Chiesa. L’immagine della Madonna, dipinta sulla parete a sud guardava verso Martina, il che era motivo per i martinesi per vantare il diritto di possesso. Ma un giorno la stessa immagine fu trovata dipinta sulla parete a nord: guardava cioè verso Grottaglie. Questo evento miracoloso avrebbe originato l’intitolazione della chiesa, che fu eretta a santuario dall’arcivescovo di Taranto Ferdinando Bernardi il 1° aprile 1954. É da sempre luogo di culto per i grottagliesi, che in passato attribuivano spesso in nome di Maria Mutata alle bambine e celebravano solennemente le ricorrenze legate alla Vergine, che è anche compatrona della città.

Tutti i sacerdoti della vicaria, con l’arcivescovo emerito di Potenza, monsignor Salvatore Ligorio, hanno partecipato alla solenne concelebrazione presieduta dall’arcivescovo Ciro Miniero, presenti anche i sindaci di Grottaglie e Montemesola, Ciro D’Alò e Ignazio Punzi, aperta dal messaggio di saluto e ringraziamento rivolto all’arcivescovo dal parroco dei Paolotti padre Salvatore Palmino.

Nell’omelia, monsignor Miniero ha preso spunto dal Vangelo di Luca, che proponeva il miracolo di Naim, dove Gesù, mosso a compassione, frma un corte funebre, ridà la vita a un giovanetto morto, riconsegnandolo alla madre. Facendo riferimento agli eventi drammatici che si registrano in questi tempi, monsignor Miniero ha sottolineato come, nei giorni difficili siamo tutti tentati di fare i bagagli e andarcene. Invece di affrontare le situazioni, ne cerchiamo altre che possano essere più gratificanti.
“Questo – ha commentato – succede a tutti i livelli: sociale, politico, umano, familiare. Dinanzi alle situazioni che possono chiedere a noi un impegno maggiore per poter comprenderle e per poterci star dentro, per essere consolazione conforto e sostenere il dolore degli altri”.

“Gesù invece, ferma il corteo dinanzi alla tragedia umana. La sua parola in quel momento si fa silenzio. E continua a parlare con il silenzio perché quel silenzio è eloquente. Sta allacciando una relazione nella sofferenza di quella donna, sta creando con una parola che incoraggia fatta di silenzio. Quanti altri spunti di riflessione ci offre la pagina del Vangelo. Ci aiuta a comprendere meglio il nostro stile di vita cristiano. Ci indica come stare vicino a ogni situazione di sofferenza e non solo a quella che viene in seguito alla morte di un amico o di un parente. Ma dinanzi alla situazione di ogni sofferenza umana. Dobbiamo stare attenti a non passare oltre, a non “lasciar passare il corteo”.

Questa pagina del Vangelo – ha aggiunto l’arcivescovo – ci insegna il rispetto, la comprensione dell’altro, ci invita a essere accoglienti sempre. Così come ogni persona ogni famiglia. Sa di camminare insieme con gli altri: non possiamo pensare di vivere una vita da soli, isolati.
Ogni comunità come ogni persona ogni famiglia sa che deve poter contare sugli altri ma anche sostenere gli altri.

“La pace – ha poi aggiunto – è accogliere l’altro. Camminare insieme all’altro. Per il bene di tutti. Questa è la via della pace. Il Santo Padre Papa Leone ci ha detto subito, appena eletto al soglio di Pietro: “la pace sia con voi”. È il saluto apostolico con il quale gli apostoli salutavano le comunità. Il saluto del Signore nella notte di Pasqua. Il saluto che da sempre ogni ebreo rivolge all’altro. Ma chi ha realizzato questa pace? È la croce del figlio, è Gesù che l’ha realizzata, donando se stesso”.

In chiusura, il vicario zonale, don Gianni Longo, ha invitato tutti i presenti a recitare l’Atto di affidamento a Maria della Mutata, composto per l’occasione.

Al termine della celebrazione, monsignor Miniero ha visitato la chiesa e gli ambienti dell’antico convento, compreso il bel chiostro, compiutamente ristrutturato dall’architetto Antonio Annicchiarico, che è l’attuale proprietario dell’intero complesso adiacente al quale sorge il Santuario.

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