Editoriale

Giubileo mondo educativo, Erri De Luca: “Irrinunciabile il valore della fraternità”

ph Marco Calvarese-Sir
05 Nov 2025

di Gigliola Alfaro

La Chiesa ha celebrato il Giubileo del mondo educativo dal 27 ottobre al 1° novembre. Tanti gli appuntamenti previsti con Leone XIV: il 27 ottobre, nella basilica di San Pietro, ha celebrato l’eucaristia e l’inizio dell’anno accademico con le università e le istituzioni pontificie; il 30 ottobre, nell’aula Paolo VI in Vaticano ha incontrato gli studenti; il 31 ottobre, nell’aula Paolo VI in Vaticano ha incontrato gli educatori e al termine dell’incontro è avvenuto il passaggio della Porta santa; il 1° novembre, nella basilica di San Pietro ha celebrato l’eucaristia per tutto il mondo educativo. Altre iniziative erano previste nel Villaggio dell’educazione, come quella di giovedì 30 ottobre, nell’auditorium Conciliazione, dove si è svolto il congresso mondiale ‘Costellazioni educative – Un patto con il futuro’.
L’intento era quello di riflettere insieme sulle sfide dell’educazione: dal diritto universale ad una educazione di qualità alle nuove frontiere culturali e tecnologiche.

In occasione del Giubileo del mondo educativo abbiamo chiesto allo scrittore Erri De Luca cosa significhi per lui educazione e quali sono le principali sfide che si trova ad affrontare il mondo educativo.

Erri De Luca – ph Ansa-Sir

Per lei che cos’è l’educazione e quali ambiti riguarda?

La parola educazione riguarda l’ambito privato della famiglia.
Non sono semplicemente regole ma comportamenti, toni di voce, maniera di discutere, esempi. I miei genitori non hanno mai parlato di questioni di soldi. Avevano mezzi modesti ma non hanno accennato a ricchezze altrui o a cui aspirare. La mancanza di quell’argomento è stata la migliore lezione di economia.

Quali sono le maggiori sfide educative attualmente? Come educare oggi?

Il deficit maggiore riguarda la proprietà di linguaggio. La povertà di vocabolario indebolisce la capacità del cittadino di intendere e volere. C’è analfabetismo di ritorno.
La grande missione della scuola del dopoguerra fu di far conoscere la lingua italiana alla nazione divisa dai dialetti e dalla miseria. Riuscì a istruire i poveri. Ogni taglio all’istruzione pubblica è un attentato alla coscienza civile del popolo italiano. Così come ogni taglio alla spesa sanitaria riduce l’uguaglianza tra cittadini dividendoli in chi può ricorrere a cure private e chi no. In sintesi, direi che si sta praticando una riduzione dell’uguaglianza così cara alla nostra Costituzione.

Per quale motivo, a suo avviso, c’è un’emergenza educativa attualmente? È un problema più sul fronte degli adulti che dovrebbero educare o dei ragazzi che dovrebbero essere educati?

Lo stipendio del personale scolastico è inadeguato. Ci sono insegnanti valorosi che stanno diventando missionari, spediti in istituti al limite dell’agibilità. I genitori giustificano qualunque insufficienza di studio e di comportamento dei loro figli. Così fanno perdere loro il rispetto per la scuola e anche lo scopo per il quale pagano i libri e le iscrizioni. Se in famiglia la scuola non è percepita come l’equivalente laico di un luogo di culto, è poco più di un parcheggio orario.

Oggi ci sono tanti nuovi mezzi, offerti anche dal mondo digitale, c’è l’intelligenza artificiale: ci può essere un’educazione di qualità grazie alle nuove frontiere culturali e tecnologiche? Oppure, secondo lei, possono aumentare le disuguaglianze perché non tutti hanno la stessa possibilità di accesso alla rete?

Non mi intendo di intelligenze artificiali. In ogni progresso o trovata scientifica conta l’uso che se ne fa. Di solito serve ad agevolare qualcosa, guerre incluse. Di certo si sta specializzando in usi militari. Quanto all’accesso informatico si è molto allargato all’utenza e per quello che mi riguarda, per l’uso che ne faccio, è più che sufficiente.

È cambiato il senso dell’educare nel tempo?

Come ogni aspetto della vita, oggi ci sono molti nuovi indirizzi di studio, ci si può avviare con migliore precisione all’attività che si vorrà svolgere. La strozzatura sta al termine del percorso formativo, quando per poter applicare le competenze faticosamente acquisite bisogna spostarsi all’estero. Alcuni vedono l’Italia come un Paese di immigrazione, ma è vero il contrario, sono più numerosi gli italiani emigrati iscritti all’Aire, il registro dei residenti all’estero.

In un mondo pieno di violenze, guerre, conflittualità, come quello attuale, è più difficile educare?

Ci sono sempre state guerre e noi europei abbiamo goduto di un lunghissimo periodo di pace, dopo i secoli in cui siamo stati il continente più bellicoso della storia umana. Le guerre per chi vuole capire il mondo sono un forte stimolo a conoscere storia, popoli e ragioni. La mia generazione ha approfondito la geografia del mondo partecipando a fianco di popoli che lottavano per la loro indipendenza dal dominio coloniale.

Ci sono valori irrinunciabili ai quali bisogna educare?

I valori sono sentimenti, bisogna provarli, esserne coinvolti e commossi. Li riassumerei nella fraternità.

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