Natale a Taranto

Il presepe vivente della parrocchia Santa Rita di Taranto

Domenica 4, ha avuto luogo anche il recital del coro Cantate Domino di Comunione e Liberazione

07 Gen 2026

di Ada Di Stani e Paola Loffredo

Un presepe vivente che è diventato gesto, cammino e testimonianza di fede condivisa: è quanto vissuto, domenica mattina, 4 gennaio, dalla comunità della parrocchia Santa Rita di Taranto grazie all’iniziativa che ha visto protagonisti i bambini e ragazzi del catechismo e dell’oratorio, i catechisti e gli educatori dell’oratorio, i nonni e i genitori.

L’idea del presepe vivente nasce da una vera e propria provocazione lanciata dal parroco, mons. Gino Romanazzi, ai catechisti e agli amici dell’oratorio Santa Rita: non una semplice rappresentazione, ma un gesto capace di coinvolgere l’intera comunità e di far ‘accadere’ il Natale tra la gente. Da questa intuizione ha preso forma un’esperienza intensa e partecipata, che ha unito preparazione, entusiasmo e servizio.

La rappresentazione ha preso avvio dalla parrocchia Santa Rita, con la celebrazione della santa messa delle ore 10 e, al termine della celebrazione (i figuranti, nonni, genitori, bambini e ragazzi hanno partecipato tutti alla santa messa) è partito un corteo guidato dal parroco. Un popolo in cammino, fatto di famiglie, bambini e fedeli, si è diretto verso la pineta, luogo scelto per l’allestimento del presepe vivente. Fin dall’inizio, con la lettura di diversi brani del Vangelo che annunciano il grande Avvenimento del Natale, altre letture tra cui stralci dei ‘Cori da La Rocca’ di Eliot e dal discorso sul Natale di san Leone Magno, oltre ad una riflessione sulla ragionevolezza del Natale e sull’importanza educativa della tradizione, il coro degli angeli, composto dai bambini e dai loro genitori, ha accompagnato la rappresentazione con canti, contribuendo a creare un clima di raccoglimento e di preghiera; è stato evidente come attorno al presepe si stesse radunando una comunità viva, partecipe, desiderosa di condividere un momento di fede e di bellezza.

Lungo il percorso, numerosi personaggi in costume hanno animato le diverse botteghe, ricreando un suggestivo spaccato di vita quotidiana: dal fornaio al fabbro, dall’osteria al fruttivendolo, dalla lavandaia al falegname, dal vasaio al pescatore. Un itinerario che ha condotto i visitatori fino al cuore della rappresentazione: la grande grotta della Natività, con Maria, Giuseppe, il Bambino Gesù, i pastori e i Re Magi.
Un popolo protagonista, che con semplicità e gioia ha dato volto e voce al presepe vivente. Oltre a interpretare diversi ruoli. Il presepe vivente della parrocchia Santa Rita non è stato solo un evento, ma un’esperienza di comunità che ha reso visibile il senso profondo del Natale: Dio che si fa vicino e cammina con il suo popolo.
Il Natale è la buona notizia che questo luogo c’è, non nel cielo di un sogno, ma nella terra di una realtà carnale.  

Recital di canzoni natalizie del coro ‘Cantate Domino’ di Comunione e Liberazione
Il Mistero si è fatto carne: Cristo che ci fa uno

Domenica 4 gennaio il coro di CL di Taranto, Cantate Domino, ha dato vita, nella parrocchia di Santa Rita, a un recital di canzoni natalizie. È stato un rendez-vous in grande, un evento magnifico. Non aveva l’intento di trasmettere la ‘magia del Natale’, ma quello di far vivere ai partecipanti l’‘Avvenimento del Natale’, ha sottolineato il direttore Massimo Sabbatucci in apertura. E poi, sornione: “Siete entrati gratis, ma all’uscita alcune gentili donzelle vi chiederanno un’offerta. Il ricavato sarà devoluto a favore della Terra santa”.

Il recital è stato introdotto da mons. Gino Romanazzi, parroco della chiesa ospitante e promotore dell’evento, il quale ha approfondito il mistero del Natale citando Sant’Agostino e papa Leone Magno: “Il Natale è il momento della storia in cui il Mistero ha cominciato a diventare presenza e compagno per l’uomo”. Diventare più coscienti di questo voleva essere l’unico grande scopo del gesto proposto. Tra gli astanti, anche S.E. mons. Ciro Miniero e S.E. mons. Filippo Santoro.

Fin dalle prime note del primo canto, l’evidenza di una bellezza sovrabbondante era palpabile. I canti si susseguivano secondo un percorso guidato con brevi letture. Ogni canto più bello del precedente, in italiano, inglese, spagnolo, latino, napoletano: un vero e proprio “prorompere in canti di gioia”, come richiamato dalla citazione dell’omelia di Leone XIV nella Messa della notte di Natale.

Il napoletano S. Alfonso Maria De Liguori l’ha fatta da padrone, e questo lo ha sottolineato, con un pizzico di umoristico campanilismo, il compiaciuto mons. Miniero; e la straordinaria interpretazione della Pastorale tarantina è stato il pezzo bissato alla fine.

Dal primo canto fino all’ultimo, nessuno ha applaudito, seguendo il suggerimento del direttore; la platea era silente, ma alla fine l’acclamazione è stata dirompente e la standing ovation immediata, gioiosa, condivisa: era l’espressione visibile di un popolo in festa, grato per il dono ricevuto. 

“Il mondo fa rumore perché teme il battito dei nostri cuori. Che il Verbo si è fatto carne fa paura al mondo”: le parole dell’arcivescovo Miniero a conclusione della serata hanno suggellato il significato di quella percezione di gioia sperimentata da tutti.

 

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