Lavoro

Allarme Inps: l’occupazione è in calo, call center in sciopero Vestas si ‘sposta’

08 Gen 2026

di Silvano Trevisani

È sempre l’occupazione il problema principe per il nostro territorio. Senza dimenticare i ritardi che affliggono la sanità, soprattutto in queste settimane di picco influenzale, i trasporti, con cancellazioni di treni che isolano sempre più il nostro territorio e la crescente povertà, è il lavoro a preoccupare maggiormente. Crisi industriali e produttive, perdite di posti di lavoro, cassa integrazione crescente, così come crescente è il numero degli inoccupati, contraddicono l’ottimismo propagato dal governo e intasano i tavoli dei confronti, spesso senza risultati. E la situazione, fotografata dall’Inps, riguarda tutto il Paese: a novembre il mercato del lavoro italiano mostra un doppio calo: diminuiscono sia gli occupati sia i disoccupati, mentre cresce il numero degli inattivi. Il tasso di occupazione flette al 62,6%, con un calo degli occupati pari a 34mila unità, equivalente a una diminuzione dello 0,1% su base mensile. La flessione coinvolge donne, dipendenti a termine, autonomi, giovani tra 15-24enni e lavoratori tra 35-49enni. Tengono gli ultracinquantenni ma solo perché è aumentata l’età pensionabile. Il dato più allarmante è proprio quello che riguarda il ricambio generazione sui posti di lavoro, che non supera il 5%.

Venendo al nostro territorio, per il quale i dati Inps, che abbiano già commentato nei giorni scorsi, illustrano una situazione ancora peggiore, domani, 9 gennaio, scioperano i lavoratori dei call center, i cui posti di lavoro sono costantemente al livello di guardia, e ora vedono in allarme i dipendenti della galassia Enel. A Taranto si fermeranno i dipendenti di Covisian, Network Contact e Sustem House. A Bari è in programma una manifestazione regionale. L’uso dell’intelligenza artificiale e la possibilità di licenziare qualora gli operatori non accettassero la delocalizzazione in qualche altra città italiana compongono la “spada di Damocle” che incombe sul destino di circa 800 lavoratori nella sola Taranto. Questo per gli intendimenti di Enel, l’azienda italiana dell’energia, tra i principali operatori nazionali che nell’appalto di assistenza e customer care gestito dai call center italiani, che prevederebbe, per il secondo anno di gara, una sostanziale rivoluzione.

Per Vera Monaco e Rino Montuori per la Slc Cgil, Gianfranco Laporta e Christian Della Porta della Fistel Cisl e Francesco Russo e Marco Funiati per Ugl Telecomunicazioni, che haanno tenuto una conferenza stampa, “la fotografia scattata dall’ultimo rendiconto sociale Inps di Taranto parla chiaro: non possiamo più permetterci il rischio di perdita di ulteriori posti di lavoro. La condizione è drammatica e la minaccia di licenziamenti e delocalizzazioni nel settore dei call center ci porta oggi a lanciare un grido d’allarme a livello nazionale e locale. La perdita anche solo di un lavoratore su questo territorio innescherebbe ulteriore catastrofe sociale – dicono i sindacalisti – per questo invitiamo il sindaco di Taranto, i consiglieri comunali, i parlamenti e i consiglieri regionali del territorio a venire alle nostre assemblee e toccare con mano un pericolo che abbiamo il dovere di scongiurare”.

Ma altri settori sono in grave crisi nel territorio e riguardano il manifatturiero, che sarebbe poi il settore produttivo a maggior valore aggiunto. Parliamo del mobile imbottito e della crisi della Natuzzi, che vorrebbe ridurre il personale e chiudere due stabilimenti, anche per gli effetti negativi dei dazi Usa, e del settore calzaturiero, che chiude il 2025 con una contrazione considerevole delle vendite e in particolare delle esportazioni.

Giungono, infine, come fulmine a ciel sereno, le notizie riguardanti la volontà di Vestas di spostare da Taranto a Melfi sue strutture essenziali: l’unità locale di Service, il magazzino e il centro di formazione a partire dal 1° marzo. A lanciare l’allarme è la Fim Cisl di Taranto, che così commenta: “Sebbene l’azienda dica che non ci saranno perdite di posti di lavoro, il trasferimento di oltre 200 chilometri rappresenta comunque un cambiamento impattante per i lavoratori, che influirà sulla loro vita quotidiana. Quello che viene chiamato un semplice cambiamento organizzativo, in realtà, comporta un mutamento profondo nella vita personale e professionale dei dipendenti. Per questi motivi, la Fim Cisl Taranto Brindisi chiede di aprire subito un confronto ufficiale, come previsto dal contratto collettivo nazionale di lavoro, affinché Vestas Italia sospenda ogni decisione presa senza dialogo e si impegni a una discussione seria, trasparente e orientata a trovare soluzioni alternative che tutelino i lavoratori e il territorio”.

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