La morte di un operaio all’Ilva riapre il discorso sul futuro dell’azienda
Un operaio di 48 anni di Alberobello, Claudio Salamida, è l’ennesima vittima del lavoro nello stabilimento siderurgico di Taranto. Questa mattina era impegnato al lavoro in Acciaieria 2 per il controllo di alcune valvole, quando una griglia sulla quale operava in quel momento, nella zona del convertitore 3, ha ceduto sotto i suoi piedi, facendolo precipitare al piano inferiore e provocandogli traumi subito dimostratisi letali. Inutili sono stati gli interventi dei sanitari che hanno tentato invano di rianimarlo per la gravità delle ferite. Claudio lascia la moglie un bambino.
Si tratta dell’ennesimo tragico episodio che si verifica all’interno del megaimpianto che continua a operare, nella generale precarietà ormai storica, in attesa di un futuro che per ora resta incerto ma che lascia un presente fatto di insicurezza, provvisorietà, di speranza che spesso si trasforma in disperazione. Perché, nell’attesa ormai insostenibile, di una diversificazione della produzione sempre rimandata per inaffidabilità politica, sfruttamento inumano, inadeguatezza della gestione e confusione, gli impianti vanno avanti senza una reale e indispensabile manutenzione. Forse sarebbe necessario che politica e imprenditoria si decidessero a voltare pagine, chiudendo col passato e rassegnandosi a dover perdere ingenti capitale per unire una immediata chiusura col passato a una altrettanto immediata costruzione dei forni elettrici, se proprio si ritiene strategica la produzione dell’acciaio e la garanzia dell’occupazione. Anche perché, in questa situazione, sembra meno probabile l’immediato dissequestro da parte della magistratura, chiesto da azienda e governo, dell’Acciaieria 1, fermata proprio in seguito a un incidente.
Immediata la reazione delle organizzazioni sindacali, Fim Fiom Uilm e Usb che hanno proclamato uno sciopero di 24 ore in tutti gli stabilimenti di Acciaierie d’Italia, di tutte le aziende metalmeccaniche e dell’indotto. L’astensione dal lavoro terminerà domattina alle ore 7. “In attesa di conoscere la dinamica, tutti i lavoratori dell’ex Ilva e del mondo metalmeccanico, si stringono intorno alla famiglia del lavoratore”, si legge in una nota a firma dei sindacati.
“Il fenomeno infortunistico – aveva detto qualche giorno fa il direttore regionale dell’Inail, Giuseppe Gigante – è un fenomeno complesso e legato a fattori economici, tecnologici, giuridici e culturali”. Così commentando il drastico aumento degli infortuni mortali nel 2025 nella regione: 38 nei primi sette mesi, oltre l’11 in più sull’anno precedente. Nel caso dell’infortunio mortale di oggi, evidentemente, tutti i fattori richiamati concorrono a spiegare quello che è accaduto. Ma a questi fattori vanno aggiunti anche quelli “politici”, dal momento che è proprio la politica a determinare la scelte in un settore produttivo così rilevante nelle scelte strategiche del governo. È più che mai urgente che sia proprio il governo, a questo punto, a intervenire chiarendo in maniera definitiva quali reali intenzioni ha, al di là dei buoni propositi finora espressi.


