Libri

Un nuovo libro di Lucio Pierri scava nella storia di san Cataldo

10 Feb 2026

di Silvano Trevisani

‘Cataldus. La tradizione antica’ è il titolo di un nuovo, importante saggio sul patrono san Cataldo, che sta per approdare in libreria, e che sarà presto presentato alla città. Ne è autore Lucio Pierri il cui nome, per sua stessa scelta, non compare in copertina, lasciando il posto alla Curia arcivescovile di Taranto e agli Amici del Castello aragonese di Taranto (Collana di studi storici ed archeologici).

Ma questo terzo lavoro che l’appassionato ricercatore tarantino Pierri dedica a San Cataldo è il segno evidente di una passione storiografica che tutti gli riconoscono, assieme alla capacità di indagare a fondo nel mercato antiquario per ricercare documenti smarriti o addirittura sconosciuti. Se, infatti, l’occasione della pubblicazione per i primi due lavori, era stato il ritrovamento sul mercato antiquariale di due documenti: un esemplare dell’antico Officium di san Cataldo nella versione riformata dal cardinale Sirleto nel 1580, e il Sermo de inventione corporis Sancti Cataldi del Marinus, databile al 1150, ora è il reperimento e la trascrizione di altri due importantissimi documenti a fornire materia per un’integrazione del patrimonio storico agiografico che riguarda il santo patrono Cataldo. Parliamo da: Il Codice ambrosiano;Beatus Kataldus ex Ranchando oppidus oriundus” del XII secolo, custodito nella Biblioteca Ambrosiana di Milano, e il Il Codice Marciano: “Cataldus vir dilectissimus pontifex dei electus”, di Petrus Calo, del XIV, custodito presso la Marciana di Venezia.

Sorprendente il primo, finora del tutto sconosciuto, che documenta l’antichità della narrazione della origine irlandese del santo. Con tutta probabilità – spiega Lucio Pierri – si tratta di un cartiglio che accompagnava una reliquia del corpo prelevata in occasione della traslazione operata dal vescovo Giraldo nel 1155. È un documento originale tarantino, che riguarda le vicende irlandesi del santo, che sarà ripreso puntualmente parola per parola nel corso dei secoli in tutti i documenti successivi riguardanti la sua vita. Che provenga da Taranto è, secondo l’autore, documentato dal fatto che il redattore del cartiglio, terminata la storia di san Cataldo, passa a parlare di san Possidonio, estraendo da una storia, che evidentemente aveva davanti, solo ciò che riguardava Taranto; un semplice inciso che ci informa della esistenza a Taranto di una basilica edificata in onore di questo santo e fatta decorare da un suo devoto; a seguire una appassionata descrizione delle bellezze di Taranto.

Per quanto riguarda il Codice Marciano, Cataldus vir dilectissimus pontifex dei electus, di Petrus Calo, posteriore di circa due secoli, poiché redatto nella prima metà del secolo XIV,  riporta il precedente codice ambrosiano, ma vi aggiunge, salvandola,  la narrazione del Berlengerio circa il  ritrovamento del corpo in Cattedrale,  narrazione ripresa evidentemente da un originale o da una copia antecedente. Si tratta di una descrizione coloritissima della edificazione della Cattedrale e del ritrovamento del corpo ad opera del vescovo Dragone.

L’importanza di questo documento sta soprattutto nel fatto che esso riporta la narrazione del “miles” (cioè soldato) Berlengerio, la più antica narrazione di cui si abbia notizia, Inventio et traslatio corporis sancti Cataldi, una volta custodito nella abbazia benedettina di san Marziale a Limoges, poi andato disperso (forse per un errore di catalogazione) nella Biblioteca Nazionale di Francia.

Due secoli dopo l’Argerius, o De Algeritiis, nel pubblicare l’Officium del 1555, riprenderà parola per parola, come si è detto, le vicende irlandesi del Codice ambrosiano, depurerà la colorita descrizione del Calo, poco adatta ad una celebrazione liturgica, e vi aggiungerà a cucitura, in base a documenti tarantini la parte mancante: il viaggio in Terra santa, l’arrivo a Taranto e l’episcopato tarantino.

Il volume, edito da Scorpione, è aperto da una lettera introduttiva dell’arcivescovo Ciro Miniero, che plaude al lavoro di Pierri e lo incoraggia a proseguire le sue ricerche, da una premessa dello stesso autore e dalla prefazione dello storico Vittorio De Marco, ordinario di Storia contemporanea all’Università del Salento, che tra l’altro annota: “I nodi storiografici e geografici intorno alla figura di s. Cataldo non sono pochi, ma più fonti si raccoglieranno e analizzeranno, più avremo a disposizione preziosi punti sul piano cartesiano per cercare di costruire una linea del tempo sem#pre meno spezzata. È una sfida alla quale Lucio Pierri in sostanza sta cercando di rispondere e auspichiamo che la sua indagine archivistica continui, “scuotendo” ancora di più il medioevo alla ricerca di ulteriori tracce anche minime, includendo gli aspetti iconografici del Patrono, sedimentatisi nel corso dei secoli, corollario indispensabile alla ricerca archivistica”. Tutto questo allo scopo di fare piena luce su aspetti ancora da chiarire, come: il viaggio in Terra santa, la posizione canonica (se sia stato religioso o secolare) e soprattutto sulla presunta origine longobarda.

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