Eventi in diocesi

A San Giorgio jonico continua il cammino di ‘Semi d’incontro’

16 Feb 2026

di Daniele Panarelli

L’immagine del seme che, nel silenzio della terra, rompe il guscio per farsi vita continua ad attraversare l’inverno di San Giorgio ionico. Non è solo una metafora agricola, ma il cuore pulsante di ‘Semi d’incontro’, un percorso corale che sta vedendo protagonista tutta la comunità e tutte le associazioni parrocchiali della parrocchia Maria SS. Immacolata. L’obiettivo è quello di seminare oggi per raccogliere domani i frutti di una comunità più unita, solidale e capace di abitare la propria realtà con stile evangelico.

Il primo solco è stato tracciato lo scorso 26 ottobre, quando piazza San Giorgio è diventata un mosaico di luce. In quell’occasione, quattro cortei partiti da diversi punti del paese si sono ricongiunti per comporre, attraverso le torce degli smartphone, una grande scritta luminosa: Pace. È stato il primo ‘seme’, un abbraccio collettivo nato per testimoniare che la concordia tra i popoli germoglia innanzitutto nei cuori capaci di amare.

A dicembre, il percorso si è fatto più intimo con l’appuntamento dedicato al ‘Seme custodito’. Insieme alla psicoterapeuta Mariella Bruno, la comunità si è interrogata sull’importanza dell’ascolto empatico. In un’epoca segnata da parole gridate e distratte, riscoprire la capacità di far sentire l’altro ‘visto e accolto’ ha risvegliato nei partecipanti il desiderio di costruire legami autentici e di farsi custodi l’uno dell’altro.

Ora il cammino giunge alla tappa centrale. Dopo aver guardato al mondo e all’altro, l’attenzione si sposta sulle fragilità, a partire dalle nostre. Giovedì 19 febbraio, alle ore 19, la parrocchia Maria SS. Immacolata ospiterà il terzo appuntamento con il ‘Seme che cura’ con l’incontro dal titolo: ‘La cura nella fragilità’.
A guidare questa delicata riflessione sarà don Mimmo Minafra. Sacerdote dalla profonda sensibilità, già direttore dell’Ufficio diocesano per la pastorale della salute, don Mimmo è una voce autorevole nel saper leggere il dolore e la debolezza non come ostacoli o limiti, ma come autentici luoghi di incontro e di grazia.

L’invito è rivolto a tutti: giovani, famiglie, anziani e a chiunque senta il bisogno di fermarsi per imparare l’arte della cura. Perché, come ci racconta la logica del seme, è proprio nella terra smossa e ‘ferita’ che la vita trova lo spazio per affondare le radici e crescere più forte.

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