Prospettive di pace

Politi (Ndcf): “Il trilaterale è un passo importante, ma la pace in Ucraina non è dietro l’angolo”

A quattro anni dall’inizio del conflitto che ha sconvolto gli equilibri del continente europeo, il panorama ucraino appare oggi bloccato in una drammatica contraddizione

ph Servizio di emergenza statale dell'Ucraina
26 Feb 2026

di Elisabetta Gramolini

A quattro anni dall’inizio del conflitto che ha sconvolto gli equilibri del continente europeo, il panorama ucraino appare oggi bloccato in una drammatica contraddizione: da un lato, un fronte militare che non sembra concedere vittorie risolutive a nessuna delle parti; dall’altro, l’apertura di un tavolo trilaterale sotto l’egida degli Stati Uniti.
Alessandro Politi, direttore della Nato defense college foundation, spiega come senza dubbio la presidenza di Donald Trump abbia un forte impatto sui negoziati ma la pace, pur evocata con forza, resta un “cammino lungo” e ancora tortuoso. Nel frattempo, a distanza di anni, si contano i danni: non solo le vittime civili e militari ma anche la tenuta economica e demografica di Mosca e Kiev – entrambe segnate da perdite che richiederanno generazioni per essere colmate – e l’intricato nodo dei territori occupati. Quando finalmente cesseranno le armi, la vera sfida sarà gestire un’eredità di una guerra che ha già compromesso il futuro strategico di entrambi i Paesi.

Il trilaterale Stati Uniti, Russia e Ucraina non ha ancora prodotto effetti. Dovevamo aspettarcelo?
Negoziare per la pace è molto più difficile che iniziare una guerra. Ricordiamoci che ad oggi ci sono stati 17 tentativi di fermare la guerra, già nel 2022. È già molto importante che il trilaterale sia stato avviato. Fino a pochi mesi fa era in dubbio.

È un passo avanti che si siano incontrati in un trilaterale?
Sì, ci sono state delle sessioni faccia a faccia. Prima era assolutamente impossibile. La questione dei territori chiaramente è difficile perché si tratta di un ritiro unilaterale dai territori non conquistati. Il Cremlino dice che un incontro tra Zelensky e Putin sia possibile solo a Mosca, ciò fa parte del gioco, ma prima un faccia a faccia sarebbe stato escluso. Non vedo il bicchiere mezzo pieno, tuttavia il fatto che si parli di incontri è importante perché, se al contrario, le parti non entrano in contatto diretto, tutto è molto più complicato.

Il fatto che ci siano stati finalmente degli incontri trilaterali sotto l’egida americana è un progresso significativo.
Non siamo ancora vicini alla pace. La pace non si farà in 24 ore o in tre mesi, nessuno si faccia illusioni. Ma è vero che il capo delegazione dell’Ucraina (Rustem Umerov, segretario del Consiglio nazionale per la sicurezza e difesa) ha detto che ci sono state delle discussioni sostanziali e intense. I dettagli non possono essere rivelati a questo stadio. Tutti vogliono la fine della guerra, purtroppo non sarà domani ma fra mesi. Anche per gli accordi di pace della seconda guerra mondiale, fatti dopo la completa sconfitta dei nemici, è stato necessario un lavoro preparatorio tra gli alleati di almeno due anni. Non siamo ancora vicini alla fine della guerra ma, senza questi passi avanti, non si faranno altri passi avanti verso la pace.

La guerra pesa gravemente sulle economie di entrambi i Paesi.
Ovviamente la situazione economica è peggiorata per Russia e Ucraina. Prima della guerra, la Russia era più prospera, aveva conti pubblici invidiabili che ha bruciato in larga parte per il conflitto. Anche demograficamente non stanno bene, entrambe hanno perso molte vite che non saranno rimpiazzate con uno schiocco di vita, ci vogliono 20 anni. È dunque una guerra che ha compromesso il futuro di questi due Paesi in modo più o meno grave.

L’Ucraina alla fine cederà sulla spartizione dei territori.
Il governo di Kiev – è chiaro – non ha nessuna voglia di cedere, foss’anche per soli motivi interni, ben comprensibili. Uno dei punti più difficili è che Putin vuole avere tutto il Donbass, compresi i territori non occupati, e per l’Ucraina questo è inaccettabile, oltre a costituire un pericoloso precedente internazionale. Ci sono stati dei contrattacchi locali ucraini, con limitati risultati. Prima di una accordo i combattimenti sono ancora più furiosi, sperando in risultati politici, a costi incredibili di vite. È un calcolo incerto, ma fa parte del giudizio politico in tutte le guerre.

Chi vuole la pace deve confidare nell’opera di Donald Trump?
Gli americani fanno un lavoro importante, però alla fine sono le due leadership che devono ritirarsi da situazioni insostenibili. La prima che si deve ritirare è quella russa, per questioni strategiche, badando alla sostanza ottenuta e non insistendo su dettagli irragionevoli.  La leva di Putin su Trump sta diminuendo nel tempo: il presidente sta perdendo interesse e, con una possibile sconfitta alle mid-term, Trump può ritrovarsi azzoppato. In questi quattro anni di guerra si è imparata una cosa: sul piano geopolitico si guadagna di più con un’operazione ibrida che con una guerra vera e propria. Putin lo ha imparato a caro prezzo e potrebbe uscirne politicamente ridimensionato.

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