Quaresima

“È bello, Signore, essere qui”: la Trasfigurazione e lo sguardo della fede

L’itinerario proposto prende avvio dalla narrazione evangelica della Trasfigurazione (Mt 17,1-9), in cui si dischiude, per un istante, il mistero dell’identità di Cristo: vero uomo e vero Dio. A partire dal racconto evangelico, si sviluppa una riflessione che, alla luce del magistero di Paolo VI, interpella il credente sulla conoscenza autentica di Gesù. La Trasfigurazione emerge così come anticipazione della gloria pasquale e come paradigma della trasformazione dell’esistenza: un cammino che, attraversando la croce, conduce alla pienezza della vita in Dio

ph Vatican media-Sir
27 Feb 2026

di Luana Comma

Nel Vangelo proclamato in questa II Domenica di Quaresima secondo Matteo (Mt 17,1-9), la Chiesa ci conduce sul monte della Trasfigurazione. Gesù prende con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e, davanti ai loro occhi, il suo volto risplende come il sole e le sue vesti diventano candide come la luce. Accanto a lui appaiono Mosè ed Elia, segno che in Cristo trovano compimento la Legge e i Profeti. La nube luminosa che avvolge i discepoli e la voce del Padre — «Questi è il Figlio mio, l’amato: ascoltatelo» — rivelano l’identità profonda di Gesù e anticipano, nel cuore della Quaresima, la gloria della risurrezione. È un evento breve, ma decisivo: uno squarcio di cielo che prepara allo scandalo della croce.

La Trasfigurazione non è solo un episodio della vita di Gesù, ma un evento che ha segnato profondamente anche la vita e il magistero di Paolo VI. Più volte egli ha riconosciuto in questo mistero una chiave decisiva per comprendere Cristo e, insieme, la vocazione del credente. Al centro della sua riflessione ritorna con forza una domanda essenziale, che attraversa i secoli e interpella ogni coscienza: chi è davvero Gesù Cristo? Come lo pensiamo, come lo annunciamo, come lo viviamo? Non si tratta di una questione astratta o teorica, ma del cuore stesso della fede cristiana.

Paolo VI osserva con lucidità come, di fronte a questa domanda, molti rimangano in silenzio o rispondano in modo vago. Su tanti intelletti pesa una sorta di nube oscura, fatta di ignoranza, di indifferenza o di rifiuto. Cristo è conosciuto in modo confuso, ridotto a figura del passato o percepito come presenza ingombrante. La sua proposta di essere guida e maestro viene spesso respinta, perché l’uomo moderno preferisce fare a meno di Dio, tenendolo ai margini della vita personale e sociale. In questa prospettiva, il laicismo non è soltanto una posizione culturale, ma diventa una vera rimozione del volto di Cristo dalla storia.

E tuttavia la provocazione del Papa non si ferma agli “altri”. Essa raggiunge anche coloro che si dicono credenti. Noi che pronunciamo il nome di Gesù, che lo confessiamo come Signore, sappiamo davvero chi egli è? Siamo capaci di chiamarlo con verità Maestro, Pastore, Salvatore? Oppure il rischio è quello di una fede abitudinaria, che non nasce da un incontro vivo? Il Vangelo della Trasfigurazione, in questo senso, diventa una chiamata a lasciarci illuminare interiormente, fino a poter ripetere con Pietro non solo un’esclamazione di entusiasmo, ma una confessione profonda: è bello stare davanti a Te, Signore, perché in Te si rivela il senso della vita.

Gesù, infatti, si presenta con un duplice aspetto. Da un lato, la sua umanità concreta, quotidiana, storica; dall’altro, una singolarità che attraversa e trasfigura questa umanità. Anche chi ha tentato di ridurlo a un semplice uomo ha dovuto riconoscere in lui qualcosa di unico: una sapienza senza paragoni, una purezza disarmante, una carità capace di raggiungere i cuori. Sul monte, gli occhi degli apostoli sono resi capaci di vedere oltre l’apparenza: nella persona di Gesù abita una vita più profonda, una natura che supera quella umana. Egli è, per usare un’espressione cara a Paolo VI, come un “tabernacolo in cammino”: l’Uomo che porta in sé la presenza di Dio.

Questa rivelazione non è riservata a pochi privilegiati. Anche a noi è offerta, sebbene in modo diverso. Non attraverso visioni straordinarie, ma mediante lo sguardo della fede, capace di riconoscere, nei segni umili della storia, la realtà del mistero. La Trasfigurazione educa così a una contemplazione che non evade dal reale, ma lo attraversa, cogliendo in esso la presenza del Signore.

Non è un caso che il termine biblico usato per descrivere questo evento sia metamorfosi, trasformazione. Nel Cristo trasfigurato si rivela il significato più profondo della fede: un cammino di trasformazione che coinvolge tutta l’esistenza. La vita umana è già, in sé, un continuo mutamento; ma il Vangelo annuncia qualcosa di radicalmente nuovo. In Cristo, la metamorfosi non si chiude nella morte, ma si apre alla risurrezione. La fede diventa così il luogo in cui l’uomo matura verso il definitivo, imparando a lasciarsi trasformare fino in fondo. Per questo la croce, come ricorda l’evangelista Giovanni, è già glorificazione: nell’ultima consegna di sé, la vita raggiunge il suo compimento. La Trasfigurazione, posta nel cuore della Quaresima, ci orienta proprio verso questo orizzonte: una trasformazione che passa attraverso la croce, ma conduce alla luce, perché in Cristo la nostra storia è già abitata dalla promessa della gloria.

 

* referente della comunicazione Gris (Taranto)

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