A Taranto

La ‘Garibaldi’ donata all’Indonesia: delusione a Taranto e tanti dubbi

10 Mar 2026

di Silvano Trevisani

Il rapporto tra la città e la Marina militare, da sempre ritenuto idilliaco, si va da tempo incrinando. Dopo i numerosi e progressivi tagli al ruolo del Dipartimento e alle altre istituzioni, e soprattutto all’Arsenale militare, che è al centro di una storica vertenza per l’assoluta mancanza di personale, si registrano i ripetuti no alle richieste avanzate dalla città di realizzare una ‘museo’, per dare sbocco alle esigenze di crescita del turismo e contribuire, eventualmente, a corroborare l’offerta ricettiva.

Il netto “no” alla concessione della nave portaeromobili Garibaldi, avanzata dalla città e delle sue rappresentanze economico imprenditoriali, si aggiunge a quello, che forse molti hanno dimenticato, dell’incrociatore “Vittorio Veneto”, che avrebbe dovuto suggellare le celebrazioni del 150 anni dell’Unità d’Italia, proprio attraverso la sua trasformazione in nave museo. A sostenere con decisione tale progetto era stato l’allora sottosegretario alla Difesa Massimo Ostillio, che si era fatto interprete del progetto. Sembrava, in quell’occasione, che vi fosse la concreta possibilità di mettere il progetto in atto essendo, la ‘Vittorio Veneto’ una nave ricca di storia, da oltre cinquant’anni a Taranto. Ma si obiettò che rimuovere l’amianto dell’interno fosse troppo costoso e così l’unità navale, rimasta per anni all’attracco, saccheggiata abbondantemente da predatori di metalli e reperti, fu ceduta alla Turchia, che la demolì nel cantiere Simsekler di Aliaga.

Ora si allontana definitivamente da Taranto anche la Garibaldi, che sarà ceduta gratuitamente all’Indonesia. Ma sulla gratuità di questa cessione sono in molti a obiettare e a nutrire forti dubbi, poi rilanciati dalla stampa e dal movimento politico 5Stelle, è stato lo stesso ministero della Difesa, che in un dossier al Parlamento afferma che la cessione gratuita della Garibaldi (che avrebbe ancora un valore di 50 milioni di euro) all’Indonesia avrebbe potenziali ricadute economiche per il sistema italiano tra cui la fornitura di 6 sommergibili da parte di un’azienda italiana. Facendo così sorgere il dubbio che le due cose fossero connesse.

Su questo argomento il Movimento 5Stelle ha tenuto ieri una conferenza stampa, mentre il vicepresidente Mario Turco ha da tempo presentato un’interrogazione parlamentare al ministro Crosetto perché chiarisca la vicenda.

Sulla decisione di cedere all’estero gratuitamente nave Garibaldi esprime perplessità e delusione il presidente della Camera di Commercio di Brindisi-Taranto, Vincenzo Cesaeo, che si era attivamente impegnato perché l’unità potesse restare a Taranto e diventare un simbolo di rinascita per la città e per l’intero territorio ionico.

L’ipotesi sostenuta dalla Camera di Commercio prevedeva la donazione della nave alla città, con la trasformazione in un grande Museo del mare, inserito nel più ampio programma di rigenerazione urbana. Il progetto avrebbe potuto affiancare alla funzione culturale anche quella di struttura di ospitalità innovativa, destinata al turismo esperienziale di alta qualità.

“La Garibaldi avrebbe potuto diventare un unicum nel panorama internazionale: un museo vivo, ma anche una foresteria capace di offrire un’esperienza di soggiorno straordinaria, legata alla storia navale italiana e alla vocazione marittima della città. L’iniziativa – aggiunge Cesareo – avrebbe assunto un valore strategico anche in vista dei Giochi del Mediterraneo, previsti a Taranto nell’agosto del 2026, quando la città dovrà far fronte a una domanda di accoglienza superiore alla disponibilità attuale di posti letto”.

Nell’occasione, Taranto potrebbe affrontare, infatti, una significativa carenza di strutture ricettive: “Se avessimo avuto la disponibilità della Nave per tempo, questa avrebbe potuto contribuire concretamente a colmare il gap, offrendo posti aggiuntivi e allo stesso tempo valorizzando un simbolo della nostra storia navale”.

Secondo la Camera di Commercio, la scelta compiuta rappresenta un’opportunità mancata non solo per Taranto, ma per una più ampia strategia nazionale di valorizzazione dei territori e delle infrastrutture dismesse. “Il progetto di recupero della nave, inoltre, avrebbe potuto contare su un significativo coinvolgimento del sistema produttivo locale. La comunità tarantina, nella sua componente imprenditoriale, si era detta pronta a fare la propria parte, contribuendo agli oneri di adeguamento e trasformazione della nave. Era una richiesta corale, che proveniva dal territorio e che guardava al futuro della città”.

Sulla vicenda era già intervenuto il Dipartimento nautico e navalmeccanico di Confapi Taranto: “La scelta operata dallo Stato risponde sicuramente a logiche che tengono conto di oneri non più sostenibili e di futuri accordi con la Repubblica di Indonesia per eventuali commesse. Infatti i costi per il mantenimento della ‘Garibaldi’ si aggirano sui 5 milioni di euro e che quelli per un’eventuale alienazione con operazioni di bonifica sfiorano i 19 milioni, ma non si può sottovalutare che poter continuare a dare vita sotto altra forma ad un emblema della nostra Forza navale avrebbe potuto rappresentare per il territorio di Taranto un’opportunità di grande interesse”.

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