Arte

La scomparsa di Vitantonio Russo grande artista ed economista tarantino

11 Mar 2026

di Silvano Trevisani

Un grande tarantino ci ha lasciato e impone ora a tutti noi l’obbligo di fare i conti con la nostra dimenticanza e la nostra superficialità. Sto parlando di Vitantonio Russo, grande artista e insigne economista, docente di Economia internazionale e di Economia dei beni e delle attività culturali in varie università italiane, ma soprattutto all’Università di Bari, protagonista della stagione artistica di eccellenza che Taranto visse tra gli anni Cinquanta e gli anni Settanta, poi trasferitosi per lavoro a Bari, dove nel 1976 aveva dato vita a “Nonopiano – Centro Studi di Arte comparata e ricerche interdisciplinari” e dove si è spento, assistito della moglie Rosa Marinò, per i postumi di un’infezione respiratoria che se lo è portato via in pochi giorni.

Si è spento a 93 anni, essendo nato a Taranto il 26 agosto 1932, coetaneo e amico di Nicola Carrino e con lui protagonista del panorama artistico pugliese, assieme altri artisti che animarono quella importante stagione, sotto la regia di Franco Sossi, che organizzò eventi e curò cataloghi che hanno pieno titolo nella storia dell’arte italiana. Dopo gli anni ruggenti dell’arte a Taranto, Vitantonio si era dedicato soprattutto alla ricerca scientifica e all’insegnamento universitario, proseguito ben oltre gli anni del pensionamento proprio per la sua autorevolezza, aveva ripreso con vigore e intensità un’attività espositiva. A partire dall’evento collaterale alla Biennale di Venezia del 2007, dove furono presenti anche Giulio De Mitri e chi scrive questa nata, per spostarsi poi in tutta Europa, ripartendo dalla mostra personale a Venezia nel 2008 e poi a: Helsinki, Girona, Parigi, Roma, Milano (dove espose alla Triennale) e così via. Nel 2010 io stesso ebbi l’occasione di visitare e commentare con un lungo articolo sul “Corriere del giorno”, la grande mostra organizzata a Parigi nel 2010, nell’Istituto universitario italiano: “Supply Sid Economy”. A Taranto partecipò con una sua opera “Project & Drawing” alla mostra inaugurale di “Piano Effe”, che inaugurava l’impegno progettuale del Crac-Puglia, dov’è ancora conservata.

Ma negli anni Settanta ebbe anche l’occasione di conoscere e collaborare con Joseph Bueys, uno dei massimi artisti mondiali del Novecento, grazie alla collaborazione, durata molti anni, con la curatrice e autrice Lucrezia De Domizio Durini, che curò anche sue importanti mostre e che lo volle sempre presente alla “Piantagione Paradiso”, quel “Luogo della natura” che lo stesso Beuys aveva ideato nella città abruzzese di Bolognano. Dove più volte avemmo modo di incontrarci.

Non è facile racchiudere in un articolo le vicende umane, artistiche e scientifiche di un uomo di cultura che alla modestia e alla generosità ha unito sempre un rigore scientifico di grande statura, che lo portò anche a far parte del Comitato nazionale dei Beni culturali, nel quale propose un metodo matematico innovativo per la determinazione del valore delle opere e dei beni culturali.

Solo pochi mesi fa ci incontrammo a Bari e in quell’occasione mi fece dono del suo recentissimo ultimo volume “Arte Economia – Notazione/Citazioni”, con il quale portava a compimento il suo lavoro analitico sul rapporto tra arte ed economia. Un grande quaderno che rispondeva a quesiti fondamentali quali: “Come/quando/perché sono nate l’Economia dell’arte e l’Economia come arte”. Per l’occasione, egli curò, per ognuno dei volumi, che non avevano un prezzo imposto, un “Pictogramma con valore aggiunto” opera unica con tecnica mista sul tema trattato, aggiunta gratuitamente a testimoniare come egli fosse molto critico con il processo di mercificazione generalizzata dell’arte. Chiudiamo, così, questo breve ricordo con una delle frasi proverbiali di Vitantonio: “Il “corpus” dialettico dell’Arte può aveva una radice economica in senso nobile se il “fare arte” attinge ad una energia vitale che trascura la maestà delle cifre”. Ma sottolineiamo la necessità che le istituzioni, quasi mai attrezzate a comprendere i reali valori delle arti e più inclini a subire le sollecitazioni clientelari, ma anche gli operatori culturali rendano omaggio a questo grande tarantino che, assieme ad altri regolarmente ignorati, è ancora tutto da scoprire nella sua reale grandezza.

Alla signora Rosa e ad Aldo Russo, suo fratello, esprimiamo sentite conoglianze

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