Lavoro

Un momento delicato per il lavoro a Taranto, tante le vertenze aperte

17 Mar 2026

di Silvano Trevisani

È tutto percorso da una diffusa vertenzialità il panorama occupazionale del territorio, conseguenza di un processo di deindustrializzazione diffuso e della ricaduta di tagli e ridimensionamenti che investono anche la pubblica amministrazione. Di contro, sono pochissime le realtà che prevedono un ampliamento occupazionale ma sempre all’interno di un contesto di incertezza, come quello che caratterizza il futuro di Leonardo, fatto di annunci di nuovi reclutamenti e incertezze per il principale filone produttivo. Su tutte le altre vertenze si staglia quella dell’ex-Ilva, per la quale si attende di capire se davvero il ministero per le Imprese intende scegliere tra le due proposte di acquisto, quella americana e quella indiana che, molto diverse tra loro, non sembrano convincere soprattutto i lavoratori e le loro rappresentanze sindacali, soprattutto per le limitate garanzie occupazionali.

Sul fronte vertenziale, si registra, oggi, un piccolo passo avanti sulla vicenda del trasferimento a Melfi dei lavoratori del magazzino della Vestas. All’incontro svoltosi alla Regione non ha partecipato la Vestas Blades nonostante il formale invito. Dei 29 lavoratori che avrebbero dovuto trasferirsi in Basilicata, 17 sono stati ricollocati in Vestas Blades, altri 4 sono stati ricollocati all’interno dei services pugliesi di Vestas Italia, 5 hanno accettato volontariamente l’incentivo all’esodo, mentre gli ultimi 4 non hanno ancora ricevuto una proposta che eviti il trasferimento. Per loro Fim Fiom Uil hanno proposto alla Regione la possibilità di una riqualificazione professionale, ma pare che l’azienda abbia espresso disponibilità a una nuova verifica risolutiva.

Per la Hiab di Statte, invece, è stato raggiunto l’accordo per il rinnovo della cassa integrazione per tutto il 2026 dei 45 lavoratori ancora in forza nell’azienda che ha cessato l’attività nello stabilimento che produceva gru. La cassa integrazione dovrebbe accompagnare i lavoratori verso la società che subentrerà alla Hiab, secondo gli accordi coordinati dalla task force regionale.

Ancora tesa, invece, la situazione dei lavoratori impegnati nelle pulizie e nel portierato dei tribunali. Al centro delle accuse della Uiltucs, che minaccia di proclamare un nuovo sciopero, è la Corte d’Appello di Lecce, stazione appaltante del servizio. Nel solo servizio di portierato, la committenza ha ridotto unilateralmente il monte ore complessivo da 875 a 600, provocando un taglio verticale degli orari individuali che si traduce in una perdita salariale di circa il 35% per i lavoratori coinvolti. A questo si aggiungono le mancate promesse occupazionali delle aziende appaltanti: la Dussmann, in modo giudicato immotivato, non ha dato corso all’assunzione di 4 unità per le pulizie presso il Tribunale di via Marche a Taranto, mentre Bruma Group ha bloccato l’inserimento di altre 2 unità nel portierato, contrariamente a quanto previsto dai contratti collettivi nazionali di categoria.

Sulla situazione dei riders a Taranto, la Cgil ha tenuto una conferenza stampa per fare il punto sulla loro condizione in occasione della giornata di mobilitazione nazionale. Sono circo 250 i riders che lavorano in città, in genere con uno stipendio da fame, e per i quali si rivendica il pieno rispetto del contratto nazionale di categoria. Per loro il segretario provinciale Giovanni D’Arcangelo ha proposto al sindaco la realizzazione de ‘La casa dei riders’; un luogo dove i lavoratori possono ritrovarsi, fare pausa, ricaricare il cellulare, acquisire informazioni sindacali. È una cosa fatta anche in altre città e sulla quale il sindacato intende aprire un confronto con il sindaco Bitetti.

Resta di fondo anche la sofferenza generalizzata del personale civile della Marina, per il quale da tempo si battono non solo i sindacati ma anche i rappresentanti politici. La Cisl fp, che ha incontrato tutti gli enti del territori presso Marina Sud, lamenta la carenza di organico del 50% negli enti del territorio: mancano all’appello circa 2.500 lavoratori, un vuoto che si è aggravato nel 2026 con i massicci pensionamenti, assieme a tutta una serie di altre importanti problematiche, che porrà all’attenzione del sottosegretario della Difesa, nell’incontro già fissato per il 24 marzo.

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