Tragedia a Catanzaro, mons. Maniago: “Non si può rimanere indifferenti”
“Davanti a una tragedia così grande non possiamo restare indifferenti. Siamo chiamati a custodire chi soffre, a riconoscere il dolore nascosto che abita tante vite e a costruire comunità capaci di ascolto, vicinanza e amore”. Sono le prime parole di mons. Claudio Maniago, arcivescovo di Catanzaro-Squillace, a commento della tragedia che questa mattina si è consumata a Catanzaro, in Calabria. Una donna di 46 anni si è tolta la vita lanciandosi dal terzo piano della propria abitazione insieme ai tre figli: due di essi, di 4 anni e di 4 mesi, sono morti con lei, mentre la sorellina di 6 anni è ricoverata in gravi condizioni nel reparto di rianimazione dell’ospedale della città in condizioni gravissime. Il marito, in casa, dormiva. A svegliarlo i rumori in seguito a quanto accaduto. Gli investigatori stanno analizzando le immagini delle telecamere di sorveglianza della zona per ricostruire con precisione la dinamica dei fatti.

ph Siciliani Gennari-Sir
Dopo aver espresso il suo “profondo dolore” per quanto accaduto, l’arcivescovo ha invocato la “misericordia di Dio per Anna e i due piccoli che hanno perso la vita in circostanze tanto drammatiche”. Dopo aver espresso “vicinanza paterna al marito, ai familiari e a tutta la comunità”, Mons. Maniago ha affidato la piccola sopravvissuta all’aiuto di Dio e all’assistenza dei medici , invitando tutti “a unirsi nel silenzio e nella preghiera perché questo “è un tempo – ha detto – cui affidare al Signore il dolore che ci attraversa e stringersi gli uni agli altri nella speranza”.
“Quella di Anna è una tragedia che colpisce tutti” dice al Sir mons. Vincenzo Zoccali, parroco della parrocchia Santissimo Salvatore in Catanzaro, nel quartiere di Viale dei Filippi, dove Anna risiedeva insieme al marito e ai tre figli. Il sacerdote ricorda la donna quale già dipendente della Fondazione Betania Onlus di Catanzaro e oggi operatrice socio‑sanitaria della Residenza Sanitaria Assistenziale “Casa Monsignor Giovanni Apa”. “Anna – afferma don Vincenzo – era una persona molto conosciuta e stimata anche in ambito lavorativo, soprattutto per le sue spiccate qualità umane e relazionali. Come ragazza prima e come donna poi, Anna – prosegue il parroco –, è sempre stata molto presente e attiva in parrocchia, soprattutto come catechista e come membro attento e generoso della comunità. Aveva doti di prossimità e di vicinanza agli altri, qualità che esprimeva sia nel suo lavoro all’interno delle strutture sociosanitarie sia nella vita parrocchiale”. Don Vincenzo ricorda che, dopo il matrimonio e in seguito alle gravidanze, Anna aveva diminuito la sua partecipazione alle attività comunitarie, perché molto impegnata in famiglia. Soprattutto dopo il terzo parto, avvenuto qualche mese fa e dal quale sono emersi alcuni segnali di crisi”. “Non più tardi di pochi giorni fa – racconta il parroco – oltre che a mantenere un sostegno spirituale, l’avevo incoraggiata a farsi aiutare e a ricorrere anche a strutture competenti dal punto di vista professionale. Il dramma consumatosi questa mattina all’alba ci lascia senza parole: pur sapendo delle difficoltà degli ultimi tempi, nessuno avrebbe potuto immaginare un gesto simile”.
Don Vincenzo poi sottolinea la vicinanza e la solidarietà dell’intera comunità parrocchiale e ricorda che “la parrocchia e la diocesi sono pienamente a disposizione della famiglia e di chiunque stia vivendo momenti di fragilità. Invitiamo tutti – conclude il sacerdote – a non affrontare da soli le difficoltà e crisi così profonde: chiedere aiuto è un atto di coraggio, e la comunità cristiana è qui per accompagnare, ascoltare e sostenere”.
Infine, “profondo cordoglio” è stato espresso dall’ordine degli psicologi della Calabria che in una nota, dopo aver espresso la “più sincera vicinanza ai familiari delle vittime e a tutte le persone colpite da questa perdita immane” evidenzia che “quanto accaduto richiama con forza la responsabilità collettiva, che come società non possiamo eludere. Tragedie di questa portata – si legge nella nota – non sono mai improvvise, ma spesso affondano le radici in un disagio che non sempre emerge in maniera chiara. Per questo riteniamo fondamentale un impegno condiviso e concreto. Come cittadini, come istituzioni e come comunità professionale siamo chiamati ognuno la propria parte per intercettare precocemente i segnali di sofferenza psicologica, prima che evolvano in forme acute e irreversibili, ma soprattutto garantire ascolto sui territori. Nessuno deve rimanere solo di fronte al proprio dolore”.




