Lavoro

Tiscali, Natuzzi, Arsenale, Hiab, Ilva alti e bassi per il lavoro nel territorio

28 Apr 2026

di Silvano Trevisani

Il mondo del lavoro è sempre in fibrillazione. Le notizie, non tutte negative, per fortuna, si susseguono, ma il quadro è tutt’altro che sereno. Di positivo c’è da registrare, ad esempio, dopo la notizia già data della salvaguardia dei posti di lavoro dei 45 ex Hiab, lo scorrimento della graduatoria dei 315 del concorso Arsenale, che ha portato all’entrata in servizio di 6 nuovi assunti (nella foto in basso), che rappresentano una goccia, sia pur positiva, nel bilancio fortemente deficitario dell’occupazione nell’azienda pubblica. Ricordiamo, però, che l’ufficio di gabinetto del ministero della Difesa ha reso noto lo schema di decreto ministeriale che ridefinisce l’organizzazione e le dotazioni dell’Arsenale Militare Marittimo di Taranto confermando l’organico “teorico” di 1.428 dipendenti civili. Anche se è tutto da vedere come si colmerà il buco di oltre 600 dipendenti che oggi mancano all’organico.

Ma il quadro resto piuttosto nebbioso su altri fronti, a cominciare da una nuova vertenza che si innesta nel quadro complicato del nostro territorio. Stiamo parlando dei 17 lavoratori del gruppo Tiscali della sede di Taranto. Un po’ come era accaduto per i dipendenti di alcuni reparti della Vestas, il Gruppo Canarbino, che sta rilevando la Tiscali che, dopo essere stata una delle primissime realtà italiane impegnate nelle tecnologie, si avvia a chiudere la sua attività, dopo aver portato i libri in tribunale, ha chiesto ai lavoratori di Taranto di trasferirsi in altro sito. Questa vertenza è stata discussa oggi al ministero e i sindacati di categoria Slc Cgil e Fistel Cisl hanno indetto, per prossimo 4 maggio una conferenza stampa nella sede della Cgil di Taranto in via Dionisio.

Altra vertenza discussa oggi, e che riguarda, oltre alla provincia di Taranto (con gli stabilimenti di Laterza e Ginosa), anche la provincia di Bari e la Basilicata, è quella della Natuzzi, che è interessato da un progetto di ridimensionamento che sta incontrando la forte resistenza delle maestranze, che ieri hanno manifestato bloccando la circolazione stradale. Oggi si è tenuto un incontro al ministero delle Imprese e del made in Italy, cui hanno partecipato oltre al ministro Urso, l’assessore allo Sviluppo economico e al Lavoro della Regione Puglia, Eugenio Di Sciascio e il presidente della Regione Basilicata, Vito Bardi. L’impegno assunto è quello di “consolidare un confronto stabile e concreto tra istituzioni, impresa e rappresentanze dei lavoratori, per attivare un presidio permanente di monitoraggio e intervento, per affrontare le criticità emerse e costruire prospettive di rilancio del settore”. A tale scopo un incontro di approfondimento si svolgerà domani, 29 aprile, nella sede della Regione Puglia. È noto che, per lo stabilimento di Ginosa, esiste l’ipotesi della cessione a una società del settore chimico che però assorbirebbe solo una minima parte del personale.

Ma la giornata “piena” di Urso, oggi, ha ricompreso anche un’altra importante vertenza, questa volta riguardante Brindisi e il suo polo petrolchimico, controllato da Eni Versalis. Anche questo incontro si è chiuso con l’impegno del ministro, assieme all’Eni, di individuare un soggetto industriale o finanziario interessato a rilevare le attività di cracking attualmente in conservazione presso il polo brindisino.

Fa da sfondo, naturalmente, la vicenda dell’Ilva, che oggi conosce un ennesimo capitolo dell’intricata storia giudiziaria: il Tar di Lecce ha sospeso in via cautelare l’ordinanza del sindaco Piero Bitetti che imponeva ad Acciaierie d’Italia Energia la fermata della centrale termoelettrica al servizio dello stabilimento siderurgico. A partire dal 13 maggio, secondo l’ordinanza di Bitetti, la centrale avrebbe dovuto interrompere l’attività. Accogliendo il ricorso presentato dagli avvocati di Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria, Marco Annoni e Luisa Torchia, il Tar ha disposto la trattazione collegiale del caso nella camera di consiglio fissata per il 19 maggio 2026. Fino a quella data, l’ordinanza del sindaco resta sospesa e l’impianto può continuare a funzionare.

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