Vocazioni

Aspirate alla santità, ovunque siate

A Pulsano ha avuto luogo una veglia diocesana per le vocazioni

29 Apr 2026

di Francesco Mànisi

Un clima di intensa preghiera e ascolto profondo ha avvolto la comunità di Pulsano nella serata del 24 aprile, in occasione della veglia vocazionale diocesana vissuta in Santa Maria la Nova, in preparazione alla 63ª Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni. Tema della serata è stato ‘Aspirate alla santità, ovunque siate’, un invito tratto dall’omelia di papa Leone in occasione dello scorso Giubileo dei giovani a Tor Vergata. Il tema della santità ha orientato l’intera veglia come itinerario spirituale e provocazione concreta: riscoprire che la vocazione non è questione per pochi, ma chiamata universale ad una pienezza di vita nell’ordinarietà delle nostre esistenze. A scandire la preghiera, i verbi consegnati dal Santo Padre nel messaggio per la Giornata di preghiera per le vocazioni: fermarsi, ascoltare, affidarsi, proposti come dinamica del discernimento e via per riconoscere la voce di Dio dentro la propria storia.

Particolarmente significative le tre testimonianze vocazionali che hanno dato carne e volto a questa riflessione, mostrando come la chiamata del Signore passi dentro percorsi diversi, ma sempre segnati dall’incontro e dalla fiducia.

La prima testimonianza è stata quella di Sara Petruzzi, giovane della Sant’Egidio, attualmente in cammino di probandato dalle Figlie di Maria Ausiliatrice a Fragagnano. Con semplicità e profondità, Sara ha riletto la propria storia proprio attraverso i tre verbi indicati dal Papa. Fermarsi, anzitutto: quel momento in cui, attraverso l’incontro con una religiosa salesiana, il ritmo abituale della sua vita ha conosciuto una sosta feconda, capace di aprire domande nuove e accendere nel cuore un desiderio inatteso. Da lì l’ascolto, come disponibilità a lasciarsi interrogare da Dio attraverso la Parola, la vita comunitaria e il discernimento. Infine l’affidarsi, il coraggio di consegnare il proprio cammino al Signore senza possedere tutte le risposte, lasciandosi guidare passo dopo passo. Una testimonianza luminosa, che ha mostrato come la vocazione nasca spesso da incontri semplici che cambiano la direzione della vita.

La seconda testimonianza è stata quella di Luca Locorotondo, diciassettenne seminarista del ‘minore’ di Taranto, che ha condiviso con sincerità il proprio cammino, raccontando come il Signore lo abbia incontrato non in eventi straordinari, ma dentro la trama ordinaria della vita, attraverso relazioni, esperienze e piccoli incontri capaci di orientare il cuore. Con maturità sorprendente, Luca ha descritto il seminario come tempo prezioso per imparare proprio quei verbi consegnati dal Papa: fermarsi, scendere in profondità dentro se stessi, fare silenzio; ascoltare, per riconoscere la voce di Dio dentro il rumore delle molte voci; scegliere, lasciando che il discernimento diventi libertà. Ha confidato che il prossimo anno sarà per lui tempo di decisione e di passi importanti, chiedendo alla comunità il dono della preghiera. Un momento particolarmente bello è stato il riferimento affettuoso agli altri tre compagni della sua comunità seminariale, quasi a ricordare che ogni vocazione matura sempre dentro un “noi” ecclesiale e mai in solitudine.

Profondamente intensa anche la testimonianza di fra Gabriele Graniello, frate francescano del convento di San Pasquale a Taranto, trent’anni, musicista e laureato in conservatorio, che ha raccontato la propria vocazione come una storia di riconciliazione. Non una chiamata lineare o idealizzata, ma un cammino attraversato da ferite, domande e ricomposizioni. Con grande autenticità ha condiviso come il suo incontro con Dio sia passato attraverso una progressiva riconciliazione con se stesso, con la propria storia, con la famiglia, con le proprie fragilità. Proprio questa riconciliazione umana si è rivelata via di riconciliazione con Dio. Una testimonianza che ha toccato molti, ricordando che la vocazione non nasce dalla perfezione, ma da una vita che si lascia guarire.

Tre testimonianze diverse, ma attraversate da un filo comune: la vocazione come risposta che nasce quando ci si ferma, si ascolta e ci si affida. Non percorsi eroici, ma storie concrete in cui Dio si fa presente nell’ordinario.

La veglia ha così restituito alla comunità diocesana una consapevolezza preziosa: la santità non è un ideale lontano, ma una possibilità concreta che prende forma nelle scelte quotidiane, quando si accoglie la vita come chiamata.

L’esperienza vissuta a Pulsano si inserisce così in un orizzonte pastorale quanto mai urgente: coltivare una cultura vocazionale che non riguarda solo chi è chiamato a forme di speciale consacrazione, ma ogni battezzato. Perché la santità, come ha ricordato il tema della veglia, non è evasione dalla vita, ma il modo più pieno di abitarla.

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