Qualità della vita

I giovani: la difficoltà di vivere a Taranto e la scarsa offerta formativa

26 Mag 2026

di Silvano Trevisani

Che Taranto non sia un territorio per i giovani lo si sa da sempre. Non fa tanto meraviglia, quindi, constatare che la nostra città e la sua provincia siano in fondo alla classifica del benessere giovanile del “Sole 24 Ore”, laddove l’avevamo lasciata l’anno scorso. Assoluta mancanza di lavoro, offerta limitata di studi universitari e quasi totale assenza di servizi sono le cause principali che, nei commenti degli esperti, vengono soprattutto ricondotti alla chiusura della stagione dell’acciaio che, nel bene e nel male, assorbiva, direttamente o indirettamente, manodopera locale. Se nella classifica per l’occupazione giovanile Taranto è all’ultimo posto con la disoccupazione che raggiunge quasi il 44%, oltre dieci punti in più di Agrigento, che è penultima nella classifica, mentre è quasi pari a zero in province come Bergamo, Bolzano e Lodi, non si può immaginare che i nostri giovani siano contenti di vivere qui. Almeno i pochi che restano, visto che la stragrande maggioranza scappa via.

La situazione drammatica del nostro territorio richiederebbe soluzioni molto più consistenti e impattanti, richiederebbe scelte politiche che né il governo centrale né i governi locali sono stati in grado di proporre o favorire. Ed è soltanto congiunturalmente dovuto alla crisi dell’acciaio che di fatto ha aggravato negli ultimi anni, una condizione antica e sempre presente nel nostro territorio.

Voglio ricordare soltanto che all’inizi del nuovo millennio, quasi trent’anni fa, il nostro giornale, allora settimanale “Nuovo Dialogo”, realizzò un’inchiesta tra tutti i giovani maturandi della città e chiese loro, in particolare, dove immaginavano la loro vita negli anni a venire. Ebbene, mentre solo il 5% rispose di non aver ancora le idee chiare, ben il 66% rispose che immaginava il proprio futuro lontano da Taranto. Una percentuale che, forse, si rivelerà nei fatti anche superata dalla realtà, ma che si spiega soprattutto con l’idea che solo lasciando il territorio si potrà costruire un futuro migliore.

Se poi consideriamo la crescente diminuzione del numero degli abitanti, con le famiglie che molto spesso seguono i figli nelle nuove residente, il forte decremento delle nascite, la mancanza quasi assoluta di occupazione e la crisi delle poche realtà esistenti, e ancora: l’assoluta insufficienza dell’offerta universitaria, dovremo guardare con una certa preoccupazioni i dati previsionali dell’Istat che prevedono, dopo il 2050, una popolazione cittadina vicina ai 150.000 abitanti.

In questi giorni, il Comune di Taranto ha voluto promuovere un grande dibattito sulla cultura dal quale è scaturito un documento programmatico: “Taranto 2030: La Cultura che Unisce”, che si propone di “accompagnare la città in una fase storica di profonda trasformazione economica, sociale, urbana e identitaria”. Si è alla fase ideativa, caratterizzata da una visione forse troppo ampia e onnicomprensiva e non è possibile fare previsioni né tanto meno immaginare bilanci preventivi.

Ma se un risultato tangibile e indiscutibile l’assemblea conclusiva svoltasi al teatro Fusco l’ha portato è quello di chiarire, in maniera assoluta e inequivocabile, che Taranto, pur avendo una sede e alcuni corsi universitari, non è affatto una città universitaria. Lo hanno chiarito gli studenti che hanno preso la parola e che hanno evidenziato che: l’offerta formativa è limitata e tutt’altro che esauriente; manca una mensa universitaria; mancano strutture, punti di incontro e impianti sportivi dedicati. Mancano residenze specifiche e persino biblioteche universitarie. In parole povere, possiamo dedurre che a Taranto studiano quasi solo i giovani che sono obbligati a farlo, o per la situazione economica della famiglia o perché non vi sono alternativa (è un po’ così il caso di medicina, dove manca e continuerà a mancare per molto tempo, il policlinico). E che il ruolo dell’università in un territorio sia importante lo dice, tra l’altro, il risultato riscosso da Lecce che proprio nel polo universitario ha il suo elemento più qualificante.

In questi giorni i sindacati hanno lanciato una nuova Vertenza Taranto, forse augurandosi che non si concluda in un fallimento come fu la precedente. Ma occorrerebbe, forse, una Vertenza Giovani per evitare che la città decresca e possa coltivare l’unica ambizione di diventare luna park per crocieristi.

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