Viaggio apostolico

Leone XIV in Spagna, mons. Mazuelos: “È qui per mettere al centro il tema della migrazione”

ph Vatican media-Sir
12 Giu 2026

di Maria Chiara Biagioni

Papa Leone XIV nelle Isole Canarie: prima tappa a Gran Canaria, poi la partenza per Santa Cruz de Tenerife.
“Penso che papa Leone abbia seguito, in qualche modo, il cammino intrapreso da papa Francesco, che aveva manifestato più volte il desiderio di venire a Gran Canaria per portare all’attenzione la realtà della migrazione e, soprattutto, per essere vicino al popolo locale, che spesso si è trovato ad affrontare da solo questa situazione complessa”: è il vescovo di Gran Canaria, mons. José Mazuelos Pérez, a parlare di questa nuova tappa del viaggio apostolico nelle isole Canarie.
Il primo appuntamento è l’atteso incontro con i migranti e con i volontari nel porto di Arguineguín, conosciuto come “molo della vergogna” perché punto di approdo per migliaia di migranti che arrivano qui dopo viaggi difficilissimi e spesso letali lungo la rotta atlantica. “Papa Leone – dice il vescovo – ha scelto di mostrarsi vicino alla popolazione di Gran Canaria e di mettere al centro il tema della migrazione, che rappresenta un problema globale. Ritengo che questo sia uno dei motivi principali della sua visita”.

Il vescovo di Gran Canaria, mons. José Mazuelos Pérez

Che storie arrivano su quest’isola?

Arrivano molte storie di migranti: persone che fuggono dalla guerra o dalla povertà. Parlando con persone provenienti dal Senegal o dal Ghana, emerge spesso il racconto di intere famiglie che si sono riunite per raccogliere il denaro necessario a permettere a uno di loro di partire per la Spagna o per l’Europa. Una volta arrivata a destinazione, questa persona può garantire il benessere dell’intera famiglia. Per questo motivo chi parte è la persona migliore di un ampio nucleo familiare e questo processo rappresenta una sorta di “emorragia” per i paesi d’origine come Ghana, Gambia o Senegal: è un danno per tutta la società. Inoltre, arriva molta gente dall’America Latina, soprattutto per i legami storici e culturali tra le Canarie e paesi come Venezuela e Cuba. Si dice spesso che il Venezuela sia “l’ottava isola” delle Canarie.  Dunque, abbiamo una migrazione latinoamericana e una migrazione subsahariana perché le Canarie rappresentano la porta dell’Europa più vicina all’Africa.

Ma che Europa trovano? 

Alcuni sono spinti a migrare dalla povertà, altri invece sono attratti dal paradiso europeo che vedono sui social, altri ancora sono costretti a lasciare la loro terra da contesti di guerra. Esiste una contraddizione: da un lato, le risorse naturali dei paesi africani attirano interessi internazionali; dall’altro queste ricchezze generano conflitti. Le persone sono costrette a fuggire dalle loro stesse terre ma non sono accolti da chi li costringe a fuggire. Ad esempio, paesi come il Mali sono ricchi di risorse ma anche teatro di conflitti internazionali. Oppure il Senegal, che possiede importanti risorse ittiche: lo sfruttamento intensivo da parte di flotte straniere lascia ai pescatori locali poche possibilità di sopravvivenza, spingendoli a partire. Molti migranti arrivano quindi cercando opportunità e un futuro migliore, spesso sostenuti dalle loro famiglie e comunità.

Ragazze ospiti del Centro Cruz Blanca di Las Palmas – ph Maria Chiara Biagioni-Sir


Che futuro trovano una volta arrivati?

Spesso trovano porte chiuse. Le Canarie sono isole con opportunità limitate, e molti aspirano a raggiungere la penisola o altri paesi europei per lavorare. Tuttavia, uscire dall’isola non è semplice: servono mezzi economici e autorizzazioni. Questo crea un grande problema, perché molti rimangono bloccati.

Che Chiesa troverà papa Leone?

Troverà una Chiesa viva, impegnata nell’accoglienza dei migranti e nelle opere sociali a fianco dei più poveri. La Caritas qui conta 1.200 volontari. Ma è anche una Chiesa che si sta preparando alla nuova evangelizzazione, seguendo quanto emerso nel Sinodo e alla luce dell’insegnamento prima di papa Francesco ed ora di papa Leone. È una Chiesa inserita in un contesto molto secolarizzato, segnato dal turismo, dal consumismo e dalla ricerca del piacere immediato, ma dove emerge anche una domanda profonda di senso. Siamo sempre più chiamati ad essere una Chiesa pronta ad accogliere, come il padre del figlio prodigo, e ad aiutare, come il buon samaritano, in un contesto in cui molte persone – soprattutto giovani – sono ferite e in ricerca.

Gran Canaria in attesa di papa Leone – ph Maria Chiara Biagioni-Sir


Che parole vi aspettate da papa Leone?

Mi aspetto parole di speranza e di incoraggiamento. Papa Leone – come recita anche il motto scelto per questa visita apostolica in Spagna – invita ad “alzare lo sguardo”, a guardare oltre il presente, verso Cristo, che può rispondere al desiderio di infinito che portiamo dentro. Questo mi ricorda quanto diceva Benedetto XVI sulla necessità di aprire “finestre di trascendenza” in un mondo che rischia di chiudersi in se stesso. Anche oggi è fondamentale: abbiamo bisogno di riscoprire questa dimensione, e credo che Papa Leone lo abbia molto chiaro.

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