Migrazioni

Le Acli accanto a chi fugge da guerre e carestie

ph Alessio Romenzi per Save the children
22 Giu 2026

Nella Giornata mondiale del rifugiato, istituita dall’Onu il 20 giugno di 25 anni fa, le Acli rinnovano il proprio impegno a fianco di quanti sono costretti a fuggire da guerre, persecuzioni, violazioni dei diritti umani, povertà estrema e crisi ambientali.
Dietro ogni numero vi è una persona, una famiglia, una storia. Eppure i numeri ci interrogano con forza: secondo gli ultimi dati dell’UNHCR, nel mondo oltre 117 milioni di persone vivono una condizione di fuga forzata, mentre i rifugiati sono più di 41 milioni. Quasi il 40% sono bambini e bambine. Sette rifugiati su dieci vivono lontani dalla propria casa da oltre cinque anni.
Di fronte a questa realtà, l’Europa avrebbe dovuto rafforzare gli strumenti di protezione e solidarietà. Destano invece profonde preoccupazioni le modalità di attuazione del nuovo Patto europeo su migrazione e asilo, entrato pienamente in vigore il 12 giugno 2026. La crescente centralità delle procedure di frontiera, il rischio di trattenimenti sistematici, l’esternalizzazione delle responsabilità verso Paesi terzi e la prevalenza della logica della sicurezza su quella della protezione rischiano di comprimere il diritto d’asilo, principio fondante dell’ordinamento europeo e internazionale.
Facciamo nostre le parole di papa Leone XIV quando richiama la politica e le istituzioni a riconoscere in ogni migrante e rifugiato anzitutto una persona, portatrice di una dignità inviolabile. L’Europa sarà fedele alle proprie radici non quando innalzerà nuovi muri, ma quando saprà coniugare sicurezza, accoglienza e giustizia.
Come Acli crediamo che la gestione dei fenomeni migratori non possa essere costruita sulla detenzione, sulla paura o sulla sospensione dei diritti. Una società si misura dalla capacità di proteggere chi è più vulnerabile, non dalla rapidità con cui lo allontana.
In questa giornata chiediamo che l’Europa torni a mettere al centro la persona, la tutela dei diritti fondamentali e la costruzione di canali sicuri e legali di ingresso.
La Comunità europea non rinneghi la sua storia nata dall’incontro di popoli, culture e tradizioni; per secoli uno spazio di scambio, dialogo e contaminazioni. Oggi le sue rotte sono lastricate da pietre d’inciampo di vite spezzate. Dal 1990 a oggi quasi 80.000 persone sono morte o risultano disperse nel tentativo di approdarvi. Nel Mediterraneo, negli ultimi dieci anni, oltre 32.000 persone hanno perso la vita o risultano disperse. Una tragedia umanitaria che deve interrogare le coscienze.
Il senso di umanità non può lasciarsi svilire da mere esigenze contabili e di ordine pubblico; i rifugiati non sono istanze da gestire, ma vite da proteggere e dignità da riconoscere.

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