Angelus

La domenica del Papa – Distacco, perdita e accoglienza

ph Vatican media-Sir
29 Giu 2026

di Fabio Zavattaro

Le parole di Gesù che leggiamo nel Vangelo di Matteo sono forti, esigenti, ci provocano, e siamo tentati di temere di aver sbagliato a leggerle: “chi ama padre o madre più di me, non è degno di me”. Ma come? Il volto di Dio non si manifesta nel volto del figlio? E il quarto comandamento non ci chiede di onorare il padre e la madre?

Fermiamoci un momento. Nella pagina che leggiamo questa domenica, l’evangelista ci propone un’altra parte, l’ultima, del discorso missionario di Gesù; parla ai suoi discepoli e indica loro la strada di quell’andare nel mondo, per essere testimoni della novità cristiana. E a leggere bene non esige un amore totalitario per la sua persona – don Luigi Ciotti ci direbbe che chiede “quel morso del più” – ma chiede semplicemente, che a lui, alla sua volontà, non sia preferito niente e nessuno da colui che vuole essere suo discepolo. “L’affetto di un padre, la tenerezza di una madre, la dolce amicizia tra fratelli e sorelle, tutto questo, pur essendo molto buono e legittimo – diceva papa Francesco nel 2017 – non può essere anteposto a Cristo. Non perché egli ci voglia senza cuore e privi di riconoscenza, anzi, al contrario, ma perché la condizione del discepolo esige un rapporto prioritario con il maestro”.

Nel commentare quanto leggiamo in Matteo, Leone XIV ci dice che non “si tratta di qualche atto esteriore, ma di impegnare tutto noi stessi in una relazione d’amore con lui”, e per questo propone tre cose: “il distacco, la perdita e l’accoglienza”.

Il distacco

È il momento “in cui inizia a inviare in missione i suoi apostoli”, e il Signore “li vuole liberi da qualsiasi legame” perché “anche gli affetti più importanti trovano la loro pienezza grazie all’amore che Cristo ci dona”. E propone l’esempio della vita matrimoniale: “si può viverla pienamente solo lasciando la casa dei genitori per impegnarsi nella relazione coniugale”. Altro esempio, la crescita dei figli: “li si aiuta a realizzarsi e ad essere felici educandoli a camminare con le loro gambe e a compiere le loro scelte”.

La perdita

Il distacco da ciò che ami “è doloroso” afferma il Papa citando Sant’Agostino; “ma anche l’agricoltore perde temporaneamente ciò che semina. Solo perdendo quel seme, gettato nel terreno, potrà vederlo fiorire”.

L’amore, dunque, è anche perdita. e questo è difficile da comprendere specialmente in un mondo “in cui perdere sembra essere una debolezza e si è ossessionati dall’avere e dal possedere. L’amore, però, porta frutto solo nel donarsi: quando siamo disposti a perdere un po’ del nostro io per fare spazio all’altro, a perdere un po’ di tempo per ascoltare un amico, a perdere un po’ di comodità per condividere una situazione di disagio”.

Trattenere la vita “solo per sé stesso in realtà la perde”, come dice il Vangelo perché “essa non si apre alla gioia dell’amore e diventa sterile”.

Infine, il terzo aspetto: “l’amore è anche accoglienza”. E questo amore si esprime per il vescovo di Roma, “in scelte e azioni concrete, in un impegno fatto di piccoli gesti quotidiani, come quello di offrire un bicchiere d’acqua a chi ha sete”.

La nostra vita è fatta di tanti fili sottili che ci legano, come il voler bene a una persona, l’affetto e la stima degli altri, il timore di non essere ‘qualcuno’, paure e insicurezze che ci impediscono di essere accoglienti, di guardare l’altro come un fratello e non un nemico, e di chiuderci nelle nostre pseudo sicurezze. Ma non è questa la strada, spiega il Papa. Gesù invia i discepoli come “bisognosi”, proprio per “suscitare accoglienza” in coloro che incontrano. “Accogliendo chi viene nel nome di Gesù, si accoglie lui e il Padre celeste che lo ha mandato. L’amore per il Signore passa sempre attraverso l’accoglienza dei fratelli”. In Matteo leggiamo: “chi avrà tenuto per sé la propria vita, la perderà, e chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà”.

Essere cristiani, diceva papa Bergoglio, richiede scelte serie, altrimenti si è cristiani “da pasticceria”, oppure “cristiani da salotto”.

Nelle parole che pronuncia dopo la recita della preghiera mariana, papa Leone esprime, parlando in spagnolo, vicinanza al popolo del Venezuela dopo il recente terremoto che ha causato migliaia di vittime e feriti: prega per i familiari, i feriti e per tutti coloro che sono stati così duramente colpiti; incoraggia quanti operano nelle azioni di soccorso, e chiede l’impegno e la solidarietà della comunità internazionale.

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