Paolo Ricotti (patronato Acli): “Diminuzione del reddito è un segnale allarmante”

ph Acli
14 Lug 2026

“Dall’Inps ci dicono che il lavoro cresce in Italia, ma ci dicono anche che cresce l’età media dei lavoratori. Questo significa che abbiamo un effetto determinato dall’applicazione della cosiddetta riforma Fornero, cioè con la fine delle quote, con la fine quindi della flessibilità in uscita, anche la fine dell’opzione donna e quant’altro. Le persone di fatto lavorano di più, quindi cresce il numero di persone che lavorano e cresce l’età media degli stessi lavoratori. Dall’altra parte il dato è che diminuisce il reddito, quindi diminuisce quello che arriva ai lavoratori tramite il proprio stipendio. Questo è un segnale allarmante perché significa che pur lavorando, gli italiani hanno perso 15% di potere d’acquisto negli ultimi tre anni”: così Paolo Ricotti, presidente nazionale del patronato Acli, commenta i dati diffusi dall’Inps con il XXV rapporto annuale.
“A questo si aggiunge il fatto che il numero di lavoratori di età più avanzata cresce, quindi in quella fascia in cui si presuppone che i redditi siano più alti. L’effetto sui più giovani, sugli ultimi entrati nel mondo del lavoro, è ancora più importante in termini di perdita di valore del lavoro, quindi in termini di lavoro povero – ha proseguito Ricotti -. Infine – per il presidente del patronato Acli – c’è da sottolineare un dato molto importante, che è quello del gender gap che si attesta poco sopra il 25%. Vuol dire che le donne sono pagate il 25-26% in meno in media rispetto agli uomini a parità di lavoro”. “Questi sono i dati che ci restituiscono quindi una proiezione di pensioni povere a fronte di salari poveri. Con le categorie più colpite, che sono in particolare i giovani e le donne”, ha rilevato Ricotti. “Anche per questi motivi – conclude – ieri abbiamo lanciato la proposta di una pensione contributiva di garanzia per assicurare una tutela previdenziale adeguata a lavoratrici e lavoratori che, pur avendo lavorato, rischiano di arrivare alla pensione con trattamenti insufficienti a causa di salari bassi, carriere discontinue, part-time involontario: non una misura assistenziale, ma un correttivo previdenziale capace di rendere il sistema più equo, più credibile e più vicino alla vita reale delle persone”.

 

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