I Giochi del Mediterraneo in 24 ore: vita, morte e rinascita
Un sogno a occhi aperti. Una splendida visione: l’ondata di suoni, di luci, di presenze e di colori che hanno avvolto la sede della cerimonia di apertura dei Giochi del Mediterraneo è una lontana parente di quanto respirato in epoca recente nel vecchio stadio “Erasmo Iacovone”. Quando erano in pochi, e sfiduciati, ad assistere alle partite del Taranto calcio. Stavolta a essere omaggiato non è il dio calcio ma lo sport intero per mezzo della grande competizione. Lo sport inteso come inviato della pace nel mondo, scriveva Pierre de Coubertin, insegna agli ottusi di ogni epoca che i popoli devono incontrarsi, conoscersi e scontrarsi solamente sul campo di gioco. Lo sport come opportunità di affermare una profezia di pace e di fratellanza tra i popoli – ha ribadito papa Prevost.
Tra sport e fede
Il primo momento di grande intensità sul piano emotivo e spirituale è stato l’arrivo della “Croce degli sportivi”. Un prologo molto partecipato e festoso, con autorità civili militari e fedeli, la celebrazione eucaristica presieduta nella basilica cattedrale di San Cataldo dall’arcivescovo mons. Ciro Miniero. Gli atleti, possiamo dire, sono i testimoni più credibili della fede nella gioia. Perché sopportano la fatica guardando al loro obiettivo. Ciascuno ha il suo: non tutti possono eccellere, ma ogni atleta si fa esempio di autodisciplina, di dedizione, impegnandosi allo stremo. Tutti sono chiamati a orientare lo sguardo verso traguardi più grandi, e non per vanagloria a mettere il talento sportivo al servizio della comunità. Le stelle dei Giochi del Mediterraneo si chiamano Filippo Tortu, Gianmarco Tamberi, le campionesse spagnole del padel Lucia Sainz e Patty Llaguno, solo per citarne alcune. E naturalmente Benedetta Pilato. Che ha fatto ritorno a casa dopo aver conquistato due medaglie ai Campionati Europei di Parigi – l’oro sfumato per un centesimo. La tarantina fa parte della delegazione più numerosa. Sono 497 infatti gli atleti dell’Italia, 259 uomini e 238 donne. Ebbene, nella prima giornata di gare in vasca, Benny si è aggiudicata la medaglia d’oro nei 100 rana quasi passeggiando, confermandosi sotto il minuto e sei (1’5”82). Ovvero migliorando il tempo che le era valso il bronzo agli Europei.
La rinascita
Una data storica: ventuno agosto 2026. Il mondo ha posato lo sguardo su Taranto. Con ammirazione ed entusiasmo. L’unica nota stonata è stata il funerale con cui questa stessa giornata è stata inaugurata: le esequie di Gigi Ciliberti, tenutesi nella chiesa di Santa Rita. La messa è stata celebrata da monsignor Gino Romanazzi. Ironia della sorte, il patron della Dinamo Taranto, che tanto ha dato al mondo della pallacanestro, ha ricevuto l’estremo saluto a poche ore dall’inizio dei Giochi del Mediterraneo. Ma anche lui fa parte dell’Evento come parte viva. Perché i Giochi sono figli di un lungo percorso, reso possibile da tutti coloro che si sono spesi per lo sport nel capoluogo ionico. In serata la fiumana di spettatori ha raggiunto a più ondate lo Iacovone. Un susseguirsi di emozioni concentrate in due ore di spettacolo: dalla consegna del tricolore portato da Antonella Palmisano all’esibizione di Serena Brancale passando per la sfilata dei 3.803 atleti, alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, della premier Giorgia Meloni, tra le massime autorità intervenute nel modernissimo stadio. E sotto lo sguardo scrutatore dell’Atleta di Taranto fatto riemergere dalle profondità. Il miracolo organizzativo sottolineato dal ministro dello Sport Andrea Abodi, coinvolto nella faccenda al punto da arrivare alla commozione, segna l’inizio di una nuova stagione per Taranto e per la sua comunità. La storia tutta da scrivere è appena cominciata.
La fotogallery di Giuseppe Leva







































