Angelus

La domenica del Papa – Accettare le vie di Dio

ph Vatican media-Sir
31 Ago 2026

di Fabio Zavattaro

Il primo pensiero di Leone XIV è per Haiti da dove “giungono notizie drammatiche”, afferma nel dopo angelus recitato dalla piazza della Libertà di Castel Gandolfo, un paese in cui le bande criminali agiscono liberamente. A Kenscoff sulle colline della capitale Port-au-Prince, una incursione di uomini armati in una chiesa ha provocato 47 morti, 22 feriti e decine di persone sono state sequestrate. Il Papa ha espresso la sua “vicinanza orante alle vittime e ai loro familiari e chiedo che vengano rilasciati senza indugio tutti gli ostaggi”. Ha quindi rivolto un appello a tutti i responsabili “affinché si impegnino concretamente per garantire la sicurezza della popolazione e porre fine a ogni forma di violenza”.

Non è mancata nemmeno la preghiera per quinti sono stati colpiti “dalla terribile alluvione che si è verificata in Nepal e Tibet”, e che ha provocato più di 800 morti e 3 mila dispersi. Il Papa ha chiesto preghiere “per chi ha perso la vita, per i feriti e i dispersi, per le famiglie, per i soccorritori” e ha auspicato che la “sollecitudine di tutti” possa contribuire “ad alleviare le sofferenze e a recare gli aiuti necessari alla popolazione”.

Infine la preghiera per la pace. Con le parole di Sant’Agostino dice che la pace “è simile al pane del miracolo che cresceva nelle mani dei discepoli mentre lo spezzavano e lo distribuivano. Possano aumentare nel mondo quanti con coraggio spezzano e distribuiscono il pane della pace, superando le divisioni, promuovendo la giustizia, praticando il perdono, per il bene di tutti”. Anche sabato sera guidando la processione della Madonna del Lago, la prima volta di un Papa, Leone XIV aveva citato il vescovo di Ippona per dire che la pace è simile al pane del miracolo che cresceva nelle mani dei discepoli, ricordando che “l’odio e la violenza non portano nulla di buono”.

Angelus nella domenica in cui la liturgia fa memoria delle parole pronunciate da Gesù ai discepoli sul mistero della sua imminente Pasqua, con le quali spiega che andrà a Gerusalemme per “soffrire molto da parte degli anziani, dei capi dei sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risorgere il terzo giorno”. Quanto di più lontano da quel Messia “trionfatore e potente con il cui aiuto sconfiggere e calpestare i nemici”, come recita il Salmo. Ai discepoli suona male questa affermazione e Pietro si fa interprete dicendo: “Dio non voglia, Signore; questo non ti accadrà mai”. Commenta il Papa: Pietro aveva riconosciuto in Gesù il “Cristo, il Figlio di Dio vivente”; ora invece “sorpreso e forse deluso da ciò che sente, in contrasto con la bellissima professione di fede che ha appena fatto, lo rimprovera. Sembra dirgli: sì, credo che tu sei il Messia, ma non è così che si salva il mondo. Il suo è un moto di zelo, certamente animato da amore sincero”.

Anche per noi, afferma il vescovo di Roma, “non è sempre facile capire e accettare le vie di Dio, specialmente quando sono molto lontane dalle nostre. Allora la tentazione è di pensare, contro ogni logica di fede, che sia il Signore a sbagliare, o peggio ancora a non ascoltarci o a non interessarsi di noi”.

Ma le parole di Pietro, la sua ‘incertezza’ ci insegnano due cose: “la prima è di non interrompere mai, nemmeno in questi momenti, il dialogo con il Signore, anzi di manifestargli con fiducia anche la nostra difficoltà a comprendere ciò che ci chiede”. La seconda, “non giudicare mai l’operare di Dio, ma piuttosto di metterci in ascolto, con umiltà, nella preghiera, di ciò che ci sta rivelando attraverso il suo agire, anche quando non corrisponde alle nostre attese”. Gesù risponde a Pietro dicendogli: “va’ dietro di me, Satana”. Poi il Signore spiega ai discepoli che, “per calcare le sue orme, dovranno rinnegare sé stessi, prendere la loro croce e seguirlo. Pietro lo farà, rimarrà fedele alle parole del Cristo “per tutta l’esistenza, fino al martirio”.

Benedetto XVI nel dire che nel nostro mondo dominano “le forze che dividono e distruggono”, affermava che Cristo “non cessa di proporre a tutti il suo chiaro invito: chi vuol essere mio discepolo, rinneghi il proprio egoismo e porti con me la croce”. Il suo non è un semplice discorso di non violenza, ma una vera “rivoluzione” perché chiede di amare non l’amico ma il nemico.

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