A Roma si è celebrato Il Giubileo della Tenerezza
Un seme che da venticinque anni germoglia e che ha messo radici anche nella diocesi di Taranto: la testimonianza di Sara e Carmine
Si è concluso domenica a Roma il Giubileo della Tenerezza, che dal 4 al 6 settembre ha riunito famiglie, coppie e operatori pastorali provenienti da diverse realtà italiane per vivere tre giorni di preghiera, formazione, incontro e condivisione.
Promosso dal Centro familiare ‘Casa della tenerezza’ di Perugia, l’appuntamento ha rappresentato un momento particolarmente significativo nel cammino della realtà fondata dal teologo don Carlo Rocchetta, che celebra quest’anno venticinque anni di attività al servizio delle coppie e delle famiglie.
Un anniversario che non è stato vissuto soltanto come occasione per guardare al cammino percorso, ma soprattutto come invito a interrogarsi sulla fecondità futura di un carisma che, negli anni, ha raggiunto persone, famiglie e comunità ecclesiali in diversi territori.
La Casa della tenerezza è infatti una comunità di fedeli nella quale sposi, famiglie, persone consacrate e laici condividono un cammino comune e che dedica una particolare attenzione all’accoglienza e all’accompagnamento delle coppie in difficoltà. Il Giubileo romano è stato pensato proprio come un’occasione per approfondire il carisma della Tenerezza, confrontarsi e condividere le esperienze maturate nei diversi territori.
Tra i relatori e i testimoni dell’evento romano vi era anche Sara Masella, pedagogista, consulente familiare e insegnante di religione alla scuola dell’infanzia ‘Renato Moro’ di Taranto, vicina – insieme a suo marito Carmine – alla Casa della Tenerezza di Perugia dal 2017.
Sara ha partecipato portando la testimonianza del servizio che, da ormai dieci anni, rende nella nostra diocesi e nel suo lavoro quotidiano. La loro storia con la Tenerezza, tuttavia, affonda le sue radici nell’incontro con don Carlo Rocchetta avvenuto già nel 2016, mentre Sara stava lavorando alla propria tesi sulla gestione dei conflitti matrimoniali, successivamente divenuta un libro. Un incontro che, come ha raccontato durante il Giubileo, ha lasciato un segno profondo nella loro esperienza coniugale e li ha portati a comprendere che ciò che avevano ricevuto non poteva rimanere soltanto per loro.
Dal 2017 è iniziato così un servizio pastorale rivolto alle coppie e alle famiglie del territorio: dapprima attraverso gruppi di accompagnamento nella Concattedrale Gran Madre di Dio di Taranto, successivamente nella parrocchia Maria SS. Immacolata di San Giorgio jonico e, nel tempo, nelle diverse comunità parrocchiali della diocesi che li hanno invitati per incontri, testimonianze e percorsi di formazione.
“Seminare tenerezza. Nei cuori, nelle relazioni, nella scuola, nel digitale” è stato il titolo della testimonianza portata a Roma da Sara e Carmine. Un’immagine, quella del seme, scelta per raccontare un cammino che negli anni ha progressivamente oltrepassato i confini della sola pastorale di coppia: «il nostro cammino è stato proprio questo: seminare tenerezza in terreni diversi, nei luoghi che, di volta in volta, siamo stati chiamati ad abitare».
Dall’esperienza con le coppie è nato infatti “Tenerezza training”, un metodo che cerca di mettere in dialogo la Parola di Dio e le scienze umane partendo da un’intuizione semplice: all’amore ci si allena. Accanto alla riflessione e all’annuncio vengono perciò proposti strumenti concreti, come il “Manuale di istruzioni relazionale”, finalizzato a riconoscere e trasformare dinamiche disfunzionali e a rafforzare competenze comunicative e relazionali, e gli “Esercizi di Tenerezza”: piccoli gesti quotidiani che, ripetuti nel tempo, possono diventare veri e propri riti d’amore.
Negli ultimi anni questa esperienza si è ulteriormente ampliata attraverso il lavoro sull’autogenitorialità, rivolto non soltanto alle coppie ma alla persona. Accompagnando uomini e donne nelle loro relazioni è infatti emersa una domanda fondamentale: come posso prendermi cura dell’altro se non so prendermi cura di me?
Ma il seme, negli anni, ha raggiunto anche un altro terreno: la scuola. Nella sua esperienza professionale con i bambini della scuola dell’infanzia, Sara ha raccontato di aver ritrovato nella dimensione educativa la stessa chiamata a custodire ciò che nell’infanzia è ancora straordinariamente vivo: stupore, meraviglia, empatia, capacità di commuoversi e di prendersi cura. È particolarmente significativo che anche il linguaggio educativo delle Nuove Indicazioni Nazionali del 2025 richiami oggi la necessità di una vera “educazione del cuore”, capace di offrire ai bambini esperienze di fiducia, empatia, incanto, gentilezza e tenerezza, come evidenziato anche nelle slide presentate durante l’incontro romano.
Educare alla tenerezza, allora, non significa aggiungere un nuovo contenuto da insegnare, ma assumere uno stile educativo: aiutare il bambino a riconoscere le emozioni, incontrare l’altro, stupirsi davanti alla bellezza, avere cura delle persone e del creato.

La testimonianza ha infine affrontato una delle frontiere educative più delicate del nostro tempo: il digitale. Sempre più precocemente i bambini entrano in contatto con smartphone, piattaforme video e contenuti rapidissimi, spesso frammentati e privi di una reale intenzionalità educativa. Di fronte a questo scenario, la domanda posta da Sara è stata provocatoria ma concreta: se lo schermo è ormai uno degli ambienti frequentati dai bambini, è possibile abitarlo educativamente, senza sostituirlo alla relazione reale?
Da questa domanda è nato Bambo Channel, un progetto digitale che utilizza storie, musica e animazione per proporre ai bambini contenuti dedicati all’amicizia, alle emozioni, alla fraternità, alla pace, alla cura del creato e al Vangelo: non per consegnare ancora di più i piccoli agli schermi, ma per provare, anche lì, a sostituire al rumore un contenuto capace di diventare “nutrimento per il cuore”.
Dallo stesso progetto è nato Bambo Lab, pensato per riportare quanto sperimentato nel digitale dentro la concretezza della relazione educativa: storie e canzoni diventano attività, giochi e materiali utilizzabili da insegnanti, educatori e catechisti. In questo modo, significativamente, “il video esce dallo schermo e torna finalmente nelle mani e nelle relazioni dei bambini”.
Il Giubileo della Tenerezza è stato molto più della celebrazione di un anniversario. I venticinque anni della Casa della Tenerezza raccontano la fecondità di un’intuizione teologica e pastorale che, nel tempo, ha saputo generare esperienze, percorsi e nuovi modi di abitare le relazioni. In un tempo segnato dalla solitudine, dall’individualismo, dalla fragilità dei legami, dall’analfabetismo emotivo e da una comunicazione digitale spesso veloce e aggressiva, la tenerezza si rivela sempre più come una via profondamente umana ed evangelica per tornare a prenderci cura gli uni degli altri.
Ed è forse proprio questa l’immagine che il Giubileo di Roma consegna anche alla nostra Chiesa di Taranto: quella di un seme che, quando trova un terreno disposto ad accoglierlo, può germogliare, moltiplicarsi e generare nuovi frutti. Il seme della tenerezza, piantato venticinque anni fa dalla Casa della Tenerezza, ha viaggiato, incontrato storie e comunità, ha messo radici anche nel nostro territorio e continua oggi a cercare nuovi terreni nei quali crescere.
La testimonianza di Sara e Carmine diventa allora non semplicemente il racconto di quanto è stato fatto in questi anni, ma un invito a continuare a seminare: nelle coppie e nelle famiglie, nelle comunità parrocchiali, nei luoghi dell’educazione, nella scuola e persino negli spazi digitali. Perché ogni gesto di ascolto, ogni parola che cura, ogni relazione custodita, ogni fragilità accolta può diventare un piccolo seme di tenerezza.




