A Taranto l’allarme per i morti sul lavoro: uno al mese. La campagna Uil
Il trend degli infortuni mortali nella provincia di Taranto resta fortemente negativo, è anzi in peggioramento, e mostra la media, facilmente leggibile, di un morto al mese. A lanciare l’allarme, mesi fa, era stata la Uil Taranto, che aveva segnalato come nei primi quattro mesi dell’anno si fossero registrare 3 infortuni mortali. Ebbene, a luglio, cioè dopo sette mesi, la media è aumentata e gli infortuni mortali sono diventati 7.
Così Taranto si piazza al terzo posto in Italia, nella tragica graduatoria dell’incidenza degli infortuni mortali sul lavoro. È il dato più duro che emerge dall’ultimo report dell’Osservatorio sicurezza sul lavoro e ambiente di Vega Engineering, aggiornato al 31 luglio 2026 su dati Inail. La provincia ionica registra un’incidenza di 49,5 morti ogni milione di occupati, con 7 vittime nei primi sette mesi dell’anno, contro una media nazionale di 17,8. Davanti a Taranto ci sono soltanto Vercelli, prima con 71,7, e Cosenza, seconda con 57. Nella top ten nazionale figurano inoltre Palermo, Lodi,
Se si allargano i dati al livello regionale, la Puglia è quinta in Italia e in zona rossa.
“Taranto non può accettare di essere ancora una volta tra le province più esposte al rischio di morte sul lavoro – afferma Gennaro Oliva, coordinatore territoriale Uil Taranto –. Avevamo già lanciato l’allarme nei mesi scorsi. Oggi i numeri confermano che non si tratta di episodi isolati, ma di un’emergenza che impone un cambio di passo”.
Il quadro regionale non è meno preoccupante. La Puglia è quinta in Italia per incidenza della mortalità sul lavoro, con 22,3 morti ogni milione di occupati, ed è inserita da Vega nella zona rossa. Oltre Taranto, che occupa il terzo posto nazionale, Foggia è 14ª, Brindisi 27ª, mentre BAT è 47ª, Bari 61ª e Lecce 62ª.
Per affrontare il triste fenomeno, secondo Oliva, servono prevenzione, formazione vera, controlli e investimenti. E serve responsabilità da parte di tutti: Governo, istituzioni, imprese e sistema degli appalti. Non possiamo accettare che il prezzo della competitività venga pagato dalla vita dei lavoratori”.
La Uil rilancia quindi la propria campagna “Zero morti sul lavoro”, chiedendo al Governo di rafforzare gli organici ispettivi e le attività di controllo, contrastare gli appalti al massimo ribasso e gli appalti a cascata, escludere dalle gare pubbliche le aziende che violano le norme sulla sicurezza e proseguire il percorso per una Procura speciale dedicata agli infortuni mortali sul lavoro.




