Mostra del cinema di Venezia

Venezia 83, ‘Bunker’ di Florian Zeller punta al Leone d’oro

ph ufficio stampa di Blue Morning Pictures
10 Set 2026

di Sergio Perugini

Venezia 83 – Una delle coppie più attese sul tappeto rosso, i premi Oscar Penélope Cruz e Javier Bardem, è protagonista del nuovo dramma psicologico firmato Florian Zeller, ‘Bunker’. Una riflessione intensa e serrata su una coppia, ma soprattutto sulla società contemporanea, chiusa in se stessa e assalita dalla paura dell’altro. Un film acuto, dai ritmi incalzanti, che scandaglia l’animo dei protagonisti e offre potenti suggestioni: può puntare al Leone d’oro. Al Lido è anche il giorno dell’attore e regista premio Oscar Casey Affleck, che presenta in concorso ‘Company’, riflessione livida e metaforica su fragilità e tormenti della vita attraverso un racconto atipico, di matrice western, sui vampiri. Elegante ma incerto nella linea narrativa.

 

ph Blue Morning Pictures


Bunker

Al suo terzo film (suoi “The Father” del 2020, Oscar per la miglior sceneggiatura, e ‘The Son’ del 2022), il regista e drammaturgo Florian Zeller presenta alla Mostra del cinema un altro titolo di grande impatto e profondità, che ne conferma la maturità autoriale. È ‘Bunker’, di cui firma anche la sceneggiatura: uno sguardo sulle paure percepite nel nostro presente, che spingono le persone ad atteggiamenti sospettosi e difensivi. Un’umanità che va perdendo prossimità e dialogo, alzando barricate interiori che alimentano solitudine e infelicità. Protagonisti gli ottimi Penélope Cruz e Javier Bardem, affiancati con efficacia da Stephen Graham, Paul Dano e Patrick Schwarzenegger. L’opera è impreziosita dalle musiche tonanti di Volker Bertelmann (“Conclave”).
La storia. Londra. Miguel è un architetto spagnolo appena incoronato da un importante premio. Vive in un’elegante casa da lui progettata insieme alla moglie conterranea Sofia, editor in un noto gruppo editoriale, e alle due figlie preadolescenti. La loro serenità viene scossa da due avvenimenti: un vicino apre un varco nel muro di cinta per ricavarne una finestra e Miguel riceve una proposta bizzarramente inquietante da un multimilionario, progettare un bunker di lusso alle Hawaii. Fatti che fanno detonare pressioni e incomprensioni sotto pelle tra i due coniugi.
“‘Bunker’ sfiora diverse tematiche contemporanee: la paura del futuro, le minacce ecologiche, il divario sociale in aumento e l’individualismo sfrenato. Ma lo fa attraverso una lente profondamente personale: una coppia che lotta con se stessa”, sottolinea il regista.
Zeller firma un film duro, inquietante e bellissimo. Registra le paure diffuse nella nostra società, allarmata di continuo da un rischio apocalittico tra pandemie, minacce nucleari o catastrofi climatiche, e le mescola alle tensioni di una coppia sposata da diciassette anni, chiamata a interrogarsi sullo stato del proprio amore e sul desiderio di condividere il futuro. Con arguzia e incisività, forte anche di un magnifico copione, ci mette davanti agli occhi la corsa ai bunker privati dei ricchi milionari, ossessionati dalla paura della morte, e in parallelo i bunker interiori che le persone generano sulla spinta di paure sociali. Miguel e Sofia si parlano e si incalzano come in un dramma bergmaniano (il pensiero va a “Scene da un matrimonio”, 1973), muovendosi tra tonalità drammatiche e ironiche, in un viaggio nei tornanti del loro animo che smaschera ipocrisie e sentimenti tacitati. “Bunker” è un film splendido, per tensione ed eleganza visivo-narrativa, che conquista per profondità e attualità. Un film da Leone.

 

ph Ufficio stampa

Company

“In che modo possiamo fare pace con l’esistenza che ci è stata data in sorte? Ho trascorso gran parte della vita a fare i conti con il passato, a tenere il bilancio, tormentato dal mio debito verso la benevolenza altrui. A un certo punto ho capito che quel bilancio non viene mai pareggiato dal mondo esterno: lo si pareggia con ciò che si sceglie di offrire”. Così Casey Affleck, attore premio Oscar per “Manchester by the Sea” (2016), racconta la sua nuova regia, “Company”: una riflessione esistenziale che usa la metafora dei vampiri, nello scenario dell’America del West, per parlare al nostro presente. Protagonisti Nick Nolte, Adelaide Clemens, Scoot McNairy e Emily Alyn Lind.
Scritto dallo stesso Affleck con Ron Hansen, “Company” presenta una linea di racconto a matrioska, con diversi piani temporali. Un iter narrativo elegantemente fumoso, dalle sfumature thriller. I vampiri di Affleck sono creature ferite dalla vita, in cerca di senso in un’immortalità non voluta: un viaggio alla ricerca di sé e della pacificazione della propria condizione, che diventa anche metafora della vita umana. Affleck dirige bene, dimostrando raffinatezza nella composizione delle immagini, ma non sembra curare adeguatamente l’ossatura e la traiettoria del racconto. Un film d’atmosfera, che fatica però a trovare centro e sostanza. Lascia il segno il veterano Nick Nolte.

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