La crisi occupazionale si acuisce e a Taranto investe molti settori
Industria, difesa, porto, giustizia: la crisi occupazionale si allarga, mentre quella economica in generale investe anche altri settori, a cominciare dall’agricoltura per la quale i comparti trainanti, olio e vino, devono scontare problemi vari, a cominciare dall’abnorme quantità di prodotto invenduto.
Gli allarmi, in queste prime settimane di ripresa, si fanno continui e presentano una situazione generalizzata di crisi occupazionale, appena alleviata nei mesi estivi, dall’occupazione stagionale nel turismo, che per altro quest’anno ha visto brillare poco il settore balneare.
Naturalmente le attenzioni sono soprattutto puntate sull’Ilva e sulle prossime date che fanno riferimento ai prossimi appuntamenti giudiziari sui quali si riversa, a nostro parere, un’attenzione eccessiva, soprattutto elusiva. Se anche le prossime sentenze dovessero sospendere la chiusura dell’area a caldo, infatti, cosa che appare comunque poco probabile, non ci sarebbe che un minimo raffreddamento della tensione, ma nessuna soluzione del problema riguardante il futuro dello stabilimento di Taranto, mentre sono allo studio solo dei palliativi (ammortizzatori sociali) per i circa 17.000 lavoratori interno ed esterni. In questi giorni la città sta vivendo la vicenda della Semat, una delle più grandi imprese dell’indotto (che ha tra l’altro realizzato le coperture dei parchi minerali), i cui 213 dipendenti sono senza stipendio da luglio e hanno intrapreso azioni di protesta. L’azienda, che lamenta di non aver ricevuto a sua volta il saldo da parte di AdI, ha comunque comunicato che entro il 25 sarà pagato lo stipendio di agosto. Un annuncio che allieva solo in parte, e momentaneamente, la condizione dei lavoratori. Che comunque hanno deciso di sospendere lo sciopero a oltranza che era in atto. “Resta inteso – scrivono Fim Fiom Uilm in una nota – che, in caso di mancato rispetto dell’impegno retributivo, le scriventi riattiveranno immediatamente lo stato di agitazione senza ulteriore preavviso”.
A forte rischio sono i 307 lavoratori della ex Tct, l’azienda già legata alla coreana Evergreen che ha gestito il porto per alcuni anni: a dicembre scade il trattamento straordinario di mancato avviamento, e nella stessa data si concluderà l’operatività dell’agenzia nella quale sono confluiti gli ex dipendenti Tct. Una vicenda lunga 12 anni, durante i quali si sarebbero dovute aprire opportunità di collocazione, sempre ventilate ma mai realizzate. Secondo l’on. Iaia, coordinatore del Cis, il trattamento economico sarà prorogato dopo il primo gennaio, ma intanto non sono ancora stati mai avviati i percorsi di formazione del personale.
Molte nubi anche sul futuro dell’Arsenale Militare, dove si lamenta una mancanza di personale che rende impossibili molte lavorazioni che, strumentalmente, vengono affidate ai privati, lasciando immaginare che intento della Difesa sia quello di privatizzare tutti i lavori.
Secondo i sindacati i dipendenti civili dell’Arsenale sarebbero passati da oltre 4.700 nel 1975 a circa 900 oggi, mentre nell’intero presidio ionico della Difesa mancherebbero circa 2.000 lavoratori civili. Solo metà delle 315 assunzioni destinate all’Arsenale sono state effettuate mentre non è ancora dato sapere quante delle 1.452 nuove unità previste per il personale civile della Difesa saranno realmente assegnate a Taranto.
Solo apparentemente meno rilevane la vicenda dei precari della giustizia: il numero meno rilevante non sminuisce la preoccupazione per la loro attività divenuta ormai indispensabile per l’efficienza dell’amministrazione della giustizia. Sono 24 i lavoratori interessati a Taranto, mente in tutta Italia sono 1.600 lavoratrici e lavoratori a cui il prossimo 30 settembre scadrà il contratto. “Chiediamo nuovamente al governo di percorrere l’ultimo miglio per arrivare alla stabilizzazione dei precari della Giustizia”. È l’appello lanciato dalla Fp Cgil Puglia e dalla Fp Cgil Taranto durante il sit in organizzato davanti al Tribunale di Taranto. I parlamentari presenti, i deputati Dario Iaia (FdI) e Francesca Viggiano (Pd) e il senatore Mario Turco (M5S), si sarebbero impegnati a chiedere risorse per una proroga fino al 31 dicembre, nella prospettiva della stabilizzazione.




