La domenica del Papa – Dio non butta mai via la nostra vita!
È la domenica in cui si fa memoria dell’ottavo centenario della morte di San Francesco d’Assisi “l’uomo della povertà, l’uomo della pace, l’uomo che ama e custodisce il creato” per papa Francesco. L’operaio “che ha lavorato con gran frutto nella vigna del Signore” dice all’angelus Leone XIV commentando il brano del Vangelo, la parabola della vigna e dei vignaioli malvagi. La pagina di Matteo, ma la vicenda è presente anche in Marco e Luca, narra il radicale rifiuto dei contadini avidi di consegnare i frutti della vigna al padrone bastonando e uccidendo i servi mandati a chiedere il raccolto e, in ultimo, uccidendo anche il figlio del proprietario del terreno.
Soffermandosi sull’immagine usata nella parabola, il Papa ricorda che “la vigna da coltivare con giustizia è la Chiesa, che costruiamo o danneggiamo con le nostre scelte”. San Francesco è l’operaio al quale Gesù stesso ha chiesto di riparare la sua chiesa: “ispirato dal Crocifisso, Francesco edificò anzitutto la propria vita sul fondamento di Cristo, condividendone la povertà, la letizia e le sofferenze, fino al mistico segno delle stigmate. Uomo di preghiera ardente, pieno di carità verso tutti, fu esempio per i primi frati che condivisero la sua ascesi come autentica condizione per la riforma della Chiesa. San Francesco l’ha riparata in virtù della fede nel Signore Gesù, sanando le crepe della discordia con la testimonianza dell’amore fraterno”.
Dopo otto secoli, afferma papa Leone, Francesco “porta frutto ancora oggi” e questo è testimoniato dalla “grande e vivace famiglia francescana” e dai molti dono “che la sua eredità spirituale diffonde nel Popolo di Dio”. Nel celebrare l’anno giubilare francescano “chiediamo con perseveranza il dono della pace e impegniamoci sinceramente a costruire la concordia fra i popoli”.
Altra parola forte, se vogliamo uno dei carismi del santo di Assisi, è la povertà. Parlando agli assistiti della Caritas incontrati nella Sala della Spoliazione in occasione del suo viaggio il 4 ottobre 2013 il Papa che ne ha scelto il nome, ricordava come Francesco “è diventato servo, servitore; ha voluto essere umiliato fino alla Croce. E se noi vogliamo essere cristiani, non c’è un’altra strada”. E a chi proponeva “un cristianesimo un po’ più umano, senza croce, senza Gesù, senza spogliazione” Bergoglio rispondeva: “in questo modo diventeremo cristiani di pasticceria, come belle torte, come belle cose dolci! Bellissimo, ma non cristiani davvero!”
Ma torniamo alla pagina del Vangelo. È interessante notare che in questa parabola Gesù rilegge la propria storia, la sua missione. Proprio lui, il figlio, è rifiutato, cacciato e poi ucciso: è la pietra che i costruttori hanno scartato e che è diventata indispensabile, affermava Benedetto XVI: Gesù è stato “giudicato nemico della legge e pericoloso per l’ordine pubblico; ma lui stesso, rifiutato e crocifisso, è risorto, diventando la ‘pietra d’angolo’ su cui possono poggiare con assoluta sicurezza le fondamenta di ogni esistenza umana e del mondo intero”.
Così papa Leone che, nella prima parte delle parole che pronuncia all’angelus, riflette sulla parabola e sulla figura di Gesù “il figlio di Dio inviato nel mondo”; è lui che “viene rifiutato proprio da quanti avrebbero dovuto accoglierlo a braccia aperte. Chi è venuto per portare la salvezza, riceve una condanna; chi vuole donare la vita, viene messo a morte. Mentre ci fa riflettere sulle tante crudeltà che rovinano il mondo e la storia dei popoli, l’insegnamento di Cristo rivela la sempre più grande misericordia del Padre suo”. Il rifiuto dei vignaioli, come dire di quanti non lo hanno accolto, “non spezza la volontà di Dio, che nella sua infinita giustizia trasforma il male in riscatto”. Proprio chi è stato scartato diventa “il fondamento che sostiene tutto. Ecco in che modo l’Onnipotente guida la storia, soccorrendoci in tutte le nostre cadute: Dio non butta mai via la nostra vita!”.
Dopo la recita della preghiera mariana, il Papa ricorda che a Lourdes aveva chiesto di recitare il rosario in questo mese di ottobre “con la speciale intenzione che cessino le guerre e si costruisca la pace”. La prima risposta viene dai bambini i quali dall’1 al 7 ottobre hanno accolto la proposta dell’Aiuto alla Chiesa che soffre di recitare il rosario “per la pace e l’unità nel mondo”; nel ringraziare i bambini che in diverse parti del mondo si ritroveranno in preghiera, Leone XIV chiede di seguire “il loro esempio, invocando l’intercessione della Vergine Maria perché i popoli siano liberati dal flagello della guerra. In particolare, preghiamo per la Terra Santa e per le vittime innocenti della violenza”. Infine ricorda il decimo anniversario dell’Esortazione apostolica Amoris laetitia. In Vaticano ci sarà un incontro con i capi delle Chiese orientali cattoliche e i presidenti delle Conferenze episcopali di tutto il mondo: “sarà un momento di discernimento sinodale, per individuare i passi da compiere per annunciare oggi il Vangelo con le famiglie – che, con l’aiuto di Dio, sono segno di speranza e ricchezza inestimabile per la Chiesa e per la società – e le giovani generazioni”.




