Lavoro

Ilva: la protesta s’intensifica e per il blocco all’Eni lascia a secco le pompe

13 Ott 2026

di Silvano Trevisani

Che fosse una bomba sociale da disinnescare è stato detto e ripetuto molte volte, negli ultimi anni e ancor più negli ultimi mesi. Ma nessuna risposta concreta è stata data e adesso bisogna correre ai ripari, anche se le operazioni per disinnescare questa bomba sono complicate e in grave ritardo. Stiamo parlando della vertenza ex Ilva, naturalmente che, com’era logico aspettarsi, si sta inasprendo di fronte all’esasperazione di circa 20.000 lavoratori diretti e indiretti del gruppo.

L’adesione totale al primo giorno di sciopero e la mancata risposta del governo hanno portato le segreterie nazionali di Fim fiom Uil e di Usb a proclamare altre 48 ore di sciopero, con manifestazioni e blocchi, stradali e produttivi. I blocchi produttivi si estendono alla zona industriale e in particolare alla raffineria, dove sono bloccate decine di autocisterne che non possono rifornire le pompe del territorio e neppure le cisterne dell’Amat, che rischia di sospendere una parte della corse dei bus urbani. “In considerazione delle mancate risposte del Governo, – si legge in una nota lapidaria – Fim, Fiom, Uilm nazionali hanno proclamato ulteriori 48 ore di sciopero. A livello territoriali saranno organizzate tutte le iniziative necessarie. In attesa della convocazione a Palazzo Chigi, valuteremo di proclamare ulteriori scioperi”.

Se qualche luminare dei talk show televisivi si chiedeva come mai gli italiani non scendono in piazza come i francesi, gli spagnoli e i belgi, spiegandolo con la tranquillità del Paese, ora sarà “soddisfatto” nel vedere che in piazza scendono non solo migliaia di lavoratori siderurgici di tutta Italia, ma anche migliaia di produttori agricoli, che non ottengono risposte alla drammatica e preannunciata crisi dell’olio d’oliva, e con loro centinaia di autotrasportatori che, in Puglia come in Sicilia, e presto in altre realtà, si stanno fermando per l’insostenibilità dei costi del gasolio. Si tratta di grosse vertenze che, insieme a tante altre minori ma non meno importanti, richiedono un impegno adeguato del governo e dei ministeri direttamente interessati.

Tornando alla questione che coinvolge in maniera massiccia il nostro territorio, il varo da parte del governo del decreto sull’ex Ilva, con l’obiettivo, dichiarato anche dal sottosegretario Alfredo Mantovano “di inserire nel provvedimento tutele sociali per i lavoratori e impostare un utilizzo della Cassa integrazione non come strumento legato alla chiusura dell’attività, ma ‘in una prospettiva di continuità’”, è solo il primo, indispensabile ma insufficiente passo avanti su una questione che sindacati, lavoratori ed enti locali vedono in una luce più complessiva: compito del governo è avviare i processi per la continuità produttiva ovvero la decarbonizzazione, avviare al contempo il risanamento ambientale e i programmi di diversificazione produttiva del territorio, oltre a individuare tutti gli altri strumenti atti a favorire il sostegno al reddito con prepensionamenti e l’utilizzo della legge per l’amianto.

Per la complessità di una situazione che avrebbe meritato un governo più attento e reattivo rispetto alle proposte già da tempo presentate, c’è da immaginarsi che la protesta resterà forte, come dimostrano i presidi dei lavoratori che hanno piantato i gazebo e si sono organizzati per garantire presenze permanenti nell’area dell’acciaieria. Né possono bastare i palliativi come quelli ipotizzati dai commissari di Adi circa la disponibilità di acquisizione di un contingente di bramme da far lavorare a Genova (e a Taranto?). Nel capoluogo ligure, si apprende, si è recato il ministro dell’Interno Piantedosi, che ha incontrato la sindaca Salis e una delegazione dei lavoratori, per un confronto interlocutorio. Forse persino provocatorio, se l’intento era quello di spaccare il fronte.

In una nota congiunta le segreterie organizzative nazionali di Cgil e Fiom invitano le Cgil e Fionm regionali, le Camere del lavoro, le categorie Cgil “a contattare i compagni della Fiom in cui sono presenti gli stabilimenti ex Ilva a coordinarsi a coordinarsi per rendere visibile il sostegno della nostra organizzazione”. Insomma: una vertenza che si preannuncia lunga e difficile, anche perché i rappresentanti dei lavoratori hanno chiarito che la protesta non si fermerà davanti alla semplice convocazione del governo, ma solo davanti a risposte adeguate.

“Stiamo chiedendo diritti fondamentale per tutti i lavoratori e di tutte le loro famiglie”, ha detto il segretario della Fim Prisciano, che chiede ai politici locali di aderire alle richieste presentate al governo. “La mobilitazione deve continuare per il bene di tutti e nessuno deve fare passi indietro”.

Giovedì mattina una nutrita deleazione dei lavoratori si sposterà a Bari per l’incontro convocato dal presidente della Regione Decaro.

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