Editoriale

Tra emergenze fasulle e lotta alle Ong, anche …

ph Sos Mediterranee
14 Nov 2022

di Emanuele Carrieri

Da qualsiasi angolazione la si guardi, da qualunque prospettiva la si osservi, questa vicenda della nuova opposizione tra Francia e Italia sugli approdi degli immigrati è una brutta storia. E non perché non possa esserci dissenso, tra Francia e Italia, ma perché ci si è arrivati, come in una commedia all’italiana, per una battuta inappropriata, per una frase inopportuna. Non per una scelta intenzionale quando tutte le altre vie di compromesso erano ormai esaurite, dunque, ma per un commento di Salvini, senatore, ministro e vicepresidente del Consiglio dei ministri di questa Repubblica, pronunciato per giunta – come è noto – dopo che un faticoso accordo era stato raggiunto, con un piccolo successo simbolico dell’Italia. Ma c’è di più, molto di più: come in uno straordinario effetto dejà vu, le diplomazie dei due paesi – ma al fianco della Francia c’è il gotha dell’Unione europea – rompono i rapporti in un momento delicatissimo per l’Italia, proprio mentre il nostro Paese è a metà del guado per il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e del tutto in alto mare per l’accordo sui prezzi del gas, vitale per l’Italia. Il conclusivo e più importante elemento di rimpianto è che si polemizza su una questione che è più ideologica che reale: infatti le grandi polemiche sugli sbarchi sono una replica sbiadita di quello che accadde fra l’estate del 2017 e quella del 2018, quando la grande ombra dei flussi migratori mise a repentaglio gli equilibri dell’accoglienza nel nostro Paese. Ora come allora, prima o poi qualcuno dal governo dovrà spiegare la differenza fra persone, fra esseri umani tratti in salvo dalle navi delle Ong e quelli soccorsi dalle imbarcazioni della Marina militare, dalla Guardia costiera, dai mercantili e dai pescherecci battenti bandiere di altre nazioni. Ecco perché la prima legittima domanda oggi, con numeri e proporzioni totalmente più bassi rispetto al passato, è: come si fa a polemizzare per una emergenza che tale non è, almeno non ancora? Necessita dunque, riavvolgere il nastro di questa surreale faccenda dall’inizio dell’ultima crisi. Sembrava che tutto fosse andato per il giusto verso quando per pochissimi momenti Giorgia Meloni aveva parlato con Emmanuel Macron, durante la Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici a Sharm el-Sheikh, in Egitto. Era stato allora, in quel dialogo, che il presidente francese aveva stupito tutti con la grande e imprevista apertura: Macron offriva la sua disponibilità di massima a fare sbarcare in Francia i profughi soccorsi dalla Ocean Viking. La Meloni teneva segreto questo incontro per ventiquattro ore, per non rischiare di rovinare l’accordo e pregustava un proprio successo diplomatico. Non è quindi un caso, dunque, che la notizia trapeli solo da Parigi, ripresa dall’agenzia Ansa: “La Francia aprirà il porto di Marsiglia alla Ocean Viking nella notte fra mercoledì e giovedì, dipenderà da quando lascerà il sud del Mediterraneo”. La presidente del Consiglio dei ministri non commenta, i diplomatici italiani si fregano le mani, i dirigenti di Fratelli d’Italia, con in testa Ignazio La Russa già stappano le bottiglie di spumante: “Sarà un trionfo! Abbiamo ottenuto più di tutti gli altri governi!”. È vero, ma innanzitutto sul piano simbolico. Ma poi, inspiegabilmente, salta tutto per aria. E tutto precipita quando il segretario federale della Lega rilascia una dichiarazione apparentemente spensierata: “La Francia aprirà il porto di Marsiglia. Bene così! L’aria è cambiata”. La reazione di Parigi è furibonda: Macron si dice “deluso dalla Meloni”. I francesi parlano di “gravi errori della presidente del Consiglio”. E a nulla serve il comunicato con cui, in serata, Giorgia Meloni prova a riparare con una nota in cui rivela “il nostro sentito apprezzamento per la decisione della Francia di condividere la responsabilità della emergenza migratoria. Troppo tardi. È Salvini ad aver sottovalutato le proprie parole, o Macron che ha preso la palla al balzo? È difficile dirlo con precisione. Di certo ha un peso enorme, oltralpe, la scena grottesca di Tolone, dove gli immigrati della Ocean Viking sbarcano su una banchina arroventata dove, da un lato ci sono gli attivisti e i militanti della gauche che urlano contro l’Italia perché ha respinto i profughi del mare, e dall’altro ci sono i sostenitori e i simpatizzanti di Marine Le Pen che urlano contro Macron perché ha accettato la nave. Come lo giri e come lo volti, è un vero e proprio pasticcio. Ma la reazione francese fa esplodere sui social anche le visioni del video con cui Giorgia Meloni mostra la ruspa con cui in Francia vengono sgombrati gli immigrati. Ormai la situazione è di tutti contro tutti. Le uova sono rotte e i cocci non si rimettono insieme. Un accordo chiuso in maniera magistrale diventa, invece, il teatro di una nuova guerra da cui l’Italia non ha proprio nulla da guadagnare. Anzi.

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29 Set 2026