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Brasile, assalto alle istituzioni – Mons. Oliveira de Azevedo: “La Chiesa educhi alla cittadinanza”

foto Ansa/Sir
11 Gen 2023

di Bruno Desidera

Dopo lo sfacelo, il Brasile si interroga con inquietudine. Il presidente Luiz Inacio Lula da Silva ha riunito i governatori ed emanato decreti per garantire la sicurezza. Le immagini delle sedi di Governo, Parlamento e Corte suprema messe a ferro e fuoco fanno il giro del mondo. La rivolta dei militanti di estrema destra, una “Capitol Hill” al cubo, è stata domata dai ‘federali’, con oltre 1.200 arresti. Ma inquieta, e non poco, la facilità con cui migliaia di militanti si sono concentrati nel cuore istituzionale del Paese. Fioriscono le ipotesi sulle presunte “complicità” di pezzi di potere, da quello “locale” del Distretto federale (il governatore è stato “rimosso” dalla Corte suprema) a qualche probabile “infiltrato” nei palazzi assaltati, dai ritardi della Polizia al ruolo dell’Esercito. Preoccupa il clima nel Paese, che fatica a svelenirsi dopo la durissima campagna elettorale tra il vittorioso Lula e il perdente Bolsonaro, che ha preso le distanze dagli assalitori, che pure a lui fanno riferimento, dopo però avergli “lasciato fare” per settimane, un periodo in cui blocchi stradali e accampamenti non sono mai cessati. Alle inquietudini e preoccupazioni fa riferimento anche il presidente della Conferenza nazionale dei vescovi del Brasile, dom Walmor Oliveira de Azevedo, arcivescovo di Belo Horizonte.

Eccellenza, come valuta gli eventi di domenica e la risposta delle Istituzioni?
L’invasione delle sedi dei tre poteri della Repubblica rattrista profondamente tutti coloro che difendono la democrazia e la Magna Carta – la Costituzione dei cittadini – che, se pienamente rispettata, potrebbe portare il Paese a un altro livello di civiltà.

Queste manifestazioni sono proprio atti anticostituzionali, che offendono la democrazia brasiliana e, di conseguenza, vanno contro i diritti di tutti, compresi coloro che promuovono il caos e il disordine, volendo far valere le proprie convinzioni. La reazione delle istituzioni democratiche avrebbe potuto essere più rapida, preventiva, considerando che questi gruppi radicali si organizzano attraverso i social network, apertamente, senza alcun imbarazzo. Misure preventive avrebbero potuto evitare la depredazione dei beni pubblici, soprattutto quelli che costituiscono il patrimonio artistico nazionale e che erano conservati negli edifici invasi. Ci auguriamo, ora, che i poteri della Repubblica possano agire rapidamente per dissipare gli atti antidemocratici in corso e punire i responsabili. In questo momento è molto importante una grande unione, che coinvolga soprattutto i governatori degli Stati, indipendentemente dalle convinzioni ideologiche. È tempo di riaffermare che esiste un consenso sull’essenzialità delle istituzioni democratiche.

È preoccupato dalla possibilità che eventi simili o rivolte si verifichino anche in altre città?
La società brasiliana soffre da tempo di polarizzazione, che crea un contesto favorevole alle manifestazioni antidemocratiche, segnate dalla violenza. In una definizione molto sintetica, il contesto della polarizzazione si riferisce proprio a una realtà in cui le persone non si vedono e non si riconoscono come simili, percependosi come nemici di coloro con cui si sentono in disaccordo. Questa visione distorta è un fattore scatenante di vere pazzie all’interno delle famiglie, delle chiese e, soprattutto, nelle strade, nelle manifestazioni.

Manifestare è un atto legittimo, legato alla libertà di esprimersi. Ma quando la manifestazione è contaminata dalla violenza e avviene al di fuori delle leggi, diventa un atto criminale. Il contesto attuale è favorevole alle azioni criminali e, proprio per questo, richiede una particolare attenzione da parte delle autorità.

In ogni caso, pensa che la democrazia brasiliana sia abbastanza solida?
La democrazia brasiliana è giovane e deve ancora progredire, ma si è già consolidata nella cultura del popolo, che non accetta più totalitarismi o imposizioni. Le reazioni immediate agli atti contro le sedi dei poteri della Repubblica dimostrano che la democrazia può ispirare il consenso, anche tra coloro che hanno opinioni politiche divergenti. Autorità che non condividono la stessa visione si uniscono per difendere i principi costituzionali. Allo stesso modo, molti cittadini con convinzioni ideologiche simili a quelle di coloro che hanno commesso atti incostituzionali hanno già espresso la loro disapprovazione per quanto accaduto nel Distretto Federale. È chiaro, quindi, che gli atti antidemocratici sono promossi da una minoranza. È necessario superarli, per riaffermare sempre la democrazia come principio intoccabile, e avanzare così nella maturazione dell’esercizio della cittadinanza nella società brasiliana.

Il clima di odio che prevale nel Paese è davvero preoccupante? Qual è la sua speranza al riguardo?
Le polarizzazioni seminano irrazionalità e quindi destano preoccupazione. Queste proteste in cui le persone non riconoscono la dignità di coloro con cui sono in disaccordo possono diventare terreno fertile per varie espressioni di violenza. Le conseguenze sono le deplorevoli scene viste a Brasilia, di depredazione della proprietà pubblica, di attacchi ai lavoratori, con particolare riferimento agli agenti di sicurezza, che cercano di arginare il vandalismo.

Si spera che la scia di distruzione lasciata nel Distretto Federale, con le deplorevoli e vergognose scene di mancanza di rispetto per i tre poteri che garantiscono l’esistenza dello Stato di diritto democratico, tocchi il cuore dei brasiliani, che devono respingere con forza gli atti antidemocratici. Solo così, la società sarà in grado di maturare e reagire in modo appropriato, entro i parametri della civiltà.

Qual è il ruolo della Chiesa cattolica e delle chiese cristiane in questa situazione? Cosa possono fare le comunità cristiane?
La fede cristiana ha un ruolo essenziale nell’educazione all’esercizio della cittadinanza perché, vissuta autenticamente, richiede un impegno inalienabile per la pace. Quello del cristiano è un cuore di pace. E la democrazia diventa più solida, più ricca, quando è permeata dalla pace. Un contesto in cui i cittadini, pur con le loro differenze, si riconoscono come concittadini con il diritto di esprimersi. La fede cristiana educa all’altruismo: ciò che conta non è la convinzione personale o l’interesse personale, ma ciò che viene definito collettivamente attraverso il dialogo e il voto. Le Chiese cristiane hanno innanzitutto il dovere di essere scuole di fede autentica, fondate sul Vangelo di Gesù. Ispirare la pace, l’esperienza della fraternità, anche tra coloro che non professano la stessa fede. Purtroppo, ci sono molte espressioni di un “cristianesimo distorto”, culla di fondamentalismo e opportunismo. È un tipo di religione vivente al servizio di progetti di potere, convinzioni e interessi personali. Così vanno contro il discepolato e la sequela autentica di Gesù Cristo, Salvatore e Redentore, colui che, uguale a noi in tutto tranne che nel peccato, ha dato tutto, la sua vita, in riscatto per tutti, mostrando l’unica via della vittoria della vita sulla morte, dell’amore sull’odio. A partire dalla fonte del Vangelo, la Chiesa possiede un’offerta educativa essenziale, in vista di una “vita piena”, attraverso l’educazione alla pace e all’amore. Tutto questo ha conseguenze sulle urgenze della società brasiliana.

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