L’agricoltura biologica in cammino

14 Feb 2022

di Andrea Zaghi

Regole chiare e moderne, indicazioni da rispettare per quanto riguarda la coltivazione che deve essere svolta sulla base di quanto la tecnica migliore e la scienza indicano da tempo

 

Agroalimentare sempre più “biologico”. E sempre più, quindi, bisognoso di regole aggiornate per fare meglio. La necessità è condivisa pressoché da tutti gli attori del comparto, che si dividono, in parte, sulle modalità per soddisfarla. Intanto il mercato ha assunto dimensioni miliardarie, si è fatto complesso e variegato, sono comparse produzioni pseudobiologiche e qualche situazione al limite tra la truffa e l’ignoranza. Occorre fare ordine, quindi. Ed è quello che il parlamento sta tentando di fare. Per questo, il passaggio del disegno di legge sull’agricoltura biologica dalla Camera al Senato ha destato molti applausi, ma anche la richiesta – unanime – di fare in fretta.

Per capire la situazione occorre prima di tutto guardare alla realtà dei fatti, e quindi al mercato. Coldiretti dice: “Con gli acquisiti di prodotti bio Made in Italy che nel 2021 hanno sfiorato il record di 7,5 miliardi di euro di valore, tra consumi interni ed export, mai come in questo momento storico abbiamo bisogno della legge sul biologico e per questo occorre ora accelerare l’iter al Senato”. Miliardi in gioco, come si è detto. Ma anche il buon nome della produzione agricola e agroalimentare nazionale. Per questo, tra l’altro, la futura legge contiene anche l’introduzione di un marchio per il bio italiano per contrassegnare come 100% Made in Italy solo i prodotti ottenuti da materia prima nazionale. Mentre Confagricoltura ricorda: “La superficie biologica in Italia ha raggiunto 2.095.380 ettari e l’incidenza della superficie coltivata a bio è passata in 10 anni dall’ 8,7% al 16,6%. Notevole anche l’incremento dell’export, che in 1 anno è aumentato dell’11%, raggiungendo quota 2,9 miliardi di euro, con una crescita negli ultimi dieci anni del 156%”. Quella del biologico, in altre parole, non è più un’attività cosiddetta di nicchia, per pochi eletti e appassionati. Anzi, come ha sottolineato la Cia-Agricoltori Italiani, l’agricoltura biologica con nuove regole potrà concretamente contribuire alla “transizione del sistema agroalimentare verso la sostenibilità”. Il traguardo europeo è da raggiungere entro il 2030: destinare il 25% dei terreni agricoli al bio.

Regole chiare e moderne quindi, indicazioni da rispettare per quanto riguarda la coltivazione che, tuttavia, deve essere svolta sulla base di quanto la tecnica migliore e la scienza indicano da tempo. Per questo, dopo un dibattito che ha coinvolto i migliori nomi della scienza italiana ma addirittura anche il capo dello Stato Sergio Mattarella, dal disegno di legge è stato eliminato ogni riferimento all’agricoltura biodinamica e cioè a quell’insieme di pratiche colturali senza particolari basi scientifiche ma fondate solo su elementi derivanti da credenze e tradizioni non dimostrate. Grande attenzione, invece, proprio a tutto ciò che può contribuire a controllare e a porre su basi scientifiche l’agricoltura biologica. Per questo, i coltivatori diretti hanno insistito molto, ad esempio, sull’impiego di piattaforme digitali per garantire una piena informazione circa la provenienza, la qualità e la tracciabilità dei prodotti, ma anche sulla delega al governo per rivedere la normativa sui controlli e garantire l’autonomia degli enti di certificazione. Elementi importanti, che si affiancano ad altri comuni al resto del settore agroalimentare che Copagri, in un recente incontro, ha sintetizzato: occorre intervenire per ridurre costi e oneri burocratici che gravano sui produttori, agendo sulla leva fiscale ma anche con azioni per rilanciare i consumi anche rafforzando le relazioni con la grande distribuzione.

Scienza e attenzione all’ambiente, dunque, accanto a forti tutele dei consumatori. Elementi che nella buona agricoltura tradizionale ci sono sempre state e che, adesso, nella seria agricoltura biologica trovano espressioni importanti e affidabili. Bene quindi una legge, bene quindi l’attenzione degli agricoltori verso questo insieme particolare di pratiche colturali. E bene l’attenzione sempre importante della scienza agraria verso questo tipo di produzioni.

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