Eventi formativi

Al Sacro Cuore di Statte, il prof. Fabio Mancini sulla ‘Dilexit Nos’

11 Feb 2025

di Lucia Lanza *

Recentemente la parrocchia del Sacro Cuore di Statte ha ospitato un incontro di grande rilevanza spirituale e culturale sulla enciclica di papa Francesco ‘Dilexit Nos’ sull’amore umano e divino del Cuore di Gesù. Nonostante il freddo e la pioggia battente, l’evento ha visto la partecipazione di numerosi fedeli, curiosi e desiderosi di conoscere tale documento mediante l’intervento del prof. Fabio Mancini, pedagogista e docente all’istituto superiore di scienze religiose ‘Giovanni Paolo II’.

Il prof. Mancini ha sapientemente guidato i partecipanti attraverso un viaggio di riflessione e di formazione, partendo da tre premesse fondamentali. Per prima cosa ha evidenziato la differenza sostanziale con l’enciclica ‘Deus Caritas est’di Benedetto XVI in cui si passa dalla definizione teologica di Dio (Dio è amore e l’amore esprime la relazione trinitaria) a quella antropologica (l’uomo è chiamato ad amare il prossimo). Nella ‘Dilexit Nos’, invece, papa Francesco parte dall’esperienza umana per poi far rifermento all’incarnazione di Gesù Cristo. La seconda premessa riguarda il linguaggio utilizzato, molto più accessibile, e i riferimenti alla letteratura e alla filosofia, oltre che alla teologia. Il Santo Padre, infatti, cita Omero, Dante Alighieri, Platone, Romano Guardini.  Infine la terza, strettamente collegata alla seconda, mette in evidenza l’uso di analogie e similitudini quotidiane: il linguaggio della memoria, ricco di ricordi e di vita vissuta.

Il prof. Mancini ha poi analizzato la struttura del documento, il quale si compone di cinque parti: l’importanza del cuore; gesti e parole del cuore; il cuore che ha tanto amato; l’amore che dà da bere; amore per amore.

La prima  parte prende in considerazione il significato della locuzione latina ‘Dilexit nos ‘che significa letteralmente ‘Ci ha amato” (Rm 8, 37) e rappresenta pienamente il nucleo centrale a cui si ispira l’enciclica: la riflessione sulla relazione tra l’amore umano e divino. Papa Francesco fa poi riferimento alla parola “cuore”, mettendone in luce l’excursus esegetico-filosofico e i significati assunti nella tradizione greca (kardìa) ed ebraica (lev). Inoltre, parla del bisogno di “ritornare al cuore”, poiché oggi appare assente e messo continuamente in difficoltà dalla liquidità dei costumi e dei valori: «Occorre affermare che abbiamo un cuore, che il nostro cuore coesiste con gli altri cuori che lo aiutano ad essere un “tu”» (n.12) ma anche a riconoscere la presenza dell’altro nella nostra vita.

La seconda parte afferma l’importanza del riconoscere il linguaggio dell’amore di Cristo fatto di gesti e parole, solo così è possibile amare come Egli ha fatto e fa tutt’ora. I gesti sono racchiusi nel verbo “venire”, che allude all’incontro e nello sguardo che non è solo fisico ma soprattutto spirituale e che indica l’attenzione e la cura di Gesù verso il dolore di chi incontra lungo il suo cammino. Poi ci sono le sue parole, parole di vita, espressione di compassione, commozione, sofferenza, gioia; anche la croce è espressione dell’amore oblativo di Cristo per l’uomo: «Mi ha amato e ha consegnato se stesso per me: questa era la sua più grande convinzione: sapere di essere amato» (n.45).

La terza parte si sofferma, invece, sulla devozione al Sacro Cuore di Gesù e al suo mistero, tema fortemente sentito dalla comunità parrocchiale del Sacro Cuore. Qui il Pontefice afferma che la devozione non è orientata all’organo in sé, ma alla persona di Gesù Cristo, cioè all’amore umano e divino. Si tratta di un’immagine che pone ogni essere umano in comunione con la totalità di Cristo, con Dio, e che presuppone una devozione autentica. Papa Francesco mette in guardia dal sentimentalismo, da un amore vuoto e indifferente che renderebbe l’uomo semplice amministratore della fede invece che testimone di speranza.

L’amore genera dinamismo. Come Cristo ha aperto la strada della consolazione sulla croce, così l’uomo è chiamato ad essere testimone di consolazione. È nella compunzione del cuore che troviamo la consolazione e veniamo consolati. È quanto affermato nella quarta parte, la quale attinge dalle Sacre Scritture la simbologia legata all’acqua viva che disseta.

L’amore genera amore, converte l’uomo e lo spinge a non peccare. Si tratta di un amore autentico, così potente da rendere straordinaria la vita di ogni persona. L’uomo è chiamato a vivere la vocazione alla vita con amore, per amore e nell’amore, consapevoli del fatto che è importante «Percepire nel nostro cuore la presenza di Qualcuno che è al di fuori di noi. Nella consapevolezza di quell’incontro inizia a vivere il nostro cuore». Si conclude così la quinta parte dell’enciclica.

Un caloroso ringraziamento è stato espresso dai partecipanti al prof. Mancini, le sue parole hanno profondamente arricchito il cuore di ognuno e hanno offerto spunti di riflessione preziosi per la nostra comunità, coinvolgendo con la sua competenza e la sua passione, rendendo l’incontro un momento di crescita spirituale e approfondimento teologico e permettendo a tutti di avvicinarsi con maggiore consapevolezza all’amore umano e divino del Cuore di Gesù Cristo.

 

* parrocchia Sacro Cuore di Statte

 

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