Patrimonio storico-paesaggistico

Straordinaria scoperta: 5 secoli fa speleologi grottagliesi ispezionarono Nove Casedde

08 Giu 2025

di Rosario Quaranta

Correva l’Anno del Signore 1525 ed esattamente l’8 giugno, quando un coraggioso drappello di sei personaggi di Grottaglie decisero di fare una vera e propria spedizione speleologica nelle “cavernae” site “ad montes” poco oltre il confine col territorio di Martina Franca, ed esattamente in quelle che oggi noi conosciamo come le Grotte di Nove Casedde. Ma chi erano questi ardimentosi che per l’occasione si divisero in due gruppi? Nel primo gruppo vi erano personaggi di spicco che si definiscono “solertes inquisitores” ossia abili esploratori: anzitutto il sacerdote D. Diogene Galeone “erudito nelle lingue greca ed ebraica e altri idiomi”, il suddiacono Angelo Bucci che poi diventerà arciprete della Collegiata grottagliese, e uno sconosciuto Cristoforo Castagna; nel secondo gruppo c’erano il sacerdote e notaio apostolico e imperiale D. Federico Ciracì, insieme a un altro ecclesiastico D. Donato Ricchiuto e al diacono Antonello Prelato.

Essi tuttavia non erano i primi a scoprire questo sito che anche nei secoli precedenti, come apprendiamo dagli studi del professor Carlo Tedeschi dell’Università di Chieti, era stato visitato da altri; erano e sono però i primi che nel momento di uscire all’aperto si preoccuparono di fissare con precisione nella roccia i loro nomi accanto alla datazione completa dell’avventuroso viaggio e ricordando in quella loro sortita un evento storico di straordinaria importanza nelle burrascose vicende italiane del tempo; e cioè la disfatta dell’esercito francese guidato personalmente dal Re di Francia Francesco I di Valois, il quale fu fatto prigioniero con tutto il suo esercito dall’armata imperiale di Carlo V. È quanto leggiamo testualmente in una delle iscrizioni incise sulla viva roccia: “1525. Regnante Carolo Imperatore anno in quo rex Francorum captus cum suo exercitu in bello Papiensi” e cioè: “1525. Anno in cui regnando Carlo Imperatore, il re dei Francesi venne catturato insieme al suo esercito nella battaglia di Pavia”. Ricordiamo che la battaglia di Pavia era avvenuta pochi mesi prima, e cioè il 24 febbraio 1525.

Ma perché essi si recarono in una località così lontana per sottoporsi a una perlustrazione tanto pericolosa? Qui entrano in gioco gli altri tre esploratori anch’essi grottagliesi, e cioè il sacerdote D. Geronimo d’Alessandro, il sopra ricordato D. Donato Ricchiuto e uno sconosciuto Ursino. Spetta a questi ultimi il riconoscimento del primato in queste esplorazioni in quanto essi esplorarono le caverne tre anni prima e precisamente il 7 luglio 1522. È logico dedurre che D. Donato Ricchiuto, presente in ambedue le perlustrazioni, col suo racconto avvincente, convinse tutti gli altri a tentare un secondo e più avventuroso viaggio avvalendosi della preziosa ed erudita presenza di D. Diogene delle Grottaglie e del promettente D. Angelo Bucci che divenne poi capo della chiesa grottagliese.

È importante sottolineare che di tutti questi personaggi (ad eccezione di Cristoforo Castagna e di Ursino) si hanno precisi riscontri in diversi documenti d’archivio coevi grottagliesi, come in parte già evidenziato nelle specifiche ricerche che gli studiosi martinesi Cristina Comasia Ancona e Roberto Rotondo hanno condotto e fruttuosamente conducono in proposito da diversi anni, d’intesa col Gruppo Speleologico Martinese, col ricordato professor Carlo Tedeschi e con varie altre personalità e istituti accademici.

Nelle foto: La speleologa Cristina Comasia Ancona intenta alla decifrazione dei graffiti dei solerti esploratori. Una delle iscrizioni graffite dai “solertes inquisitores” grottagliesi nella grotta di Nove Casedde. 

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