Diocesi

La lezione di Sant’Egidio secondo mons. Carmine Agresta

ph G. Leva
23 Set 2025

di Angelo Diofano

“Devo ammetterlo, ho imparato a conoscere e ad amare Sant’Egidio soprattutto quando sono stato chiamato a guidare la comunità parrocchiale che è a lui intitolata, rimanendo affascinato dalla sua figura di frate caratterizzata dalla fede fattiva e di grande carità” – così dice mons. Carmine Agresta, al primo anno di parrocato alla Sant’Egidio, a Tramontone, in prossimità della sua festa che si celebra in questo fine settimana.

La festa di Sant’Egidio a Tramontone: il programma

“Leggendo le sue biografie – continua – mi è rimasto impresso come, durante il servizio quotidiano della questua, egli si facesse amare per essere uomo di pace e di conforto. Sant’Egidio ascoltava tutti, poveri e ricchi nelle proprie situazioni di sofferenze, senza alcuna distinzione di ceto (il dolore è uguale per tutti e non ha distinzioni sociali) e aveva sempre per ognuno parole di consolazione e un abbraccio affettuoso”.

Don Carmine è convinto che la testimonianza della sua vita è attuale soprattutto in questo nostro tempo, dove dilaga un individualismo che genera solitudine e dove l’alzare la voce e i toni e i modi assertori e violenti sembrano l’unico modo per regolare le relazioni tra i singoli e i gruppi sociali (nazioni comprese).

“Sant’Egidio era un uomo mite e discreto, la sua figura non si imponeva con clamore ed anche i suoi miracoli non erano eclatanti e spettacolari, ma la sua presenza e la sua azione, pur se umile e discreta, era estremamente efficace. Credo che la sua lezione di discrezione e di servizio umile unitamente al suo impegno nel rendere più serena la vita di chi lo incrociava, nel limite delle sue possibilità, costituisca una forte critica alla nostra società violenta ed egoista e offra a tutti motivi di grande riflessione” – continua il sacerdote, aggiungendo che dobbiamo tutti prendere esempio dai santi della porta accanto, com’è stato Sant’Egidio, nato a due passi da Mar piccolo, per gustare e assimilare il sapore della santità semplice e del suo amore ardente verso i poveri, dai quali fu chiamato ‘angelo consolatore’.

“I santi non sono figure inarrivabili: ‘I santi sono come noi, sicuramente con più fede’, come rispose un giorno la mamma del frate, Graziella, alla domanda del figlioletto – dice il sacerdote -. Fra Egidio esercitava le virtù della pazienza e della carità traendo forza dalla preghiera, grazie alla quale trovava le parole giuste per spronare e affrontare con coraggio le difficoltà quotidiane, consegnando poi ogni problema al Padre, cui nulla è impossibile. Non a caso il suo ritornello costante – ‘Amate Dio. Amate Dio’ – è la chiave di volta e il segreto della sua stessa vita che desiderava condividere con i suoi contemporanei e con noi oggi”.

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