Dalla luce cercata, alla voce che chiama
09 Gen 2026
di Luana Comma
Nell’Epifania e nel Battesimo del Signore la Chiesa contempla un unico mistero di rivelazione: l’incontro salvifico tra Cristo e l’umanità. Due eventi distinti, ma intimamente connessi, che accompagnano la fede dallo stupore della ricerca alla piena manifestazione dell’identità di Gesù.
Nell’Epifania l’incontro assume la forma del cammino. I Magi, figure dell’umanità in ricerca, si lasciano guidare da una luce che non possiedono, ma che li precede. Il Santo Curato d’Ars, in una sua omelia, coglie in essi la prontezza di una fede autentica: una fede inquieta, capace di lasciare le proprie sicurezze pur di incontrare la grazia. Essi non hanno ancora udito la voce di Dio, e tuttavia si mettono in viaggio, certi che la verità non si trattiene, ma si incontra. I doni offerti al Bambino — oro, incenso e mirra — esprimono il riconoscimento progressivo del mistero: Gesù è Re, è Dio, è uomo. Ma l’Epifania rivela soprattutto che l’incontro con Cristo non si limita ad arricchire la conoscenza: trasforma l’esistenza e apre alla relazione.
Con il Battesimo al Giordano questo movimento trova il suo compimento. Se nell’Epifania è l’uomo a mettersi in cammino verso Dio, nel Battesimo è Dio stesso che si china verso l’uomo. Gesù, adorato dai Magi come Signore, sceglie ora di condividere fino in fondo la condizione umana, immergendosi nelle acque insieme ai peccatori. Qui la rivelazione non passa più attraverso una luce da seguire, ma attraverso una parola che interpella: il cielo si apre e la voce del Padre proclama Gesù come Figlio amato.
In questo evento si manifesta il cuore della fede cristiana. In Cristo, il Verbo fatto carne, Dio rende visibile e accessibile il suo disegno di salvezza. Egli è il sacramento originario, nel quale l’amore di Dio si fa presenza concreta e operante nella storia. Non una somma di eventi o di riti, ma una Persona nella quale l’alleanza giunge alla sua pienezza.
Epifania e Battesimo sono così due momenti di un’unica pedagogia divina. La luce che guida i Magi e la voce che risuona sul Giordano conducono alla stessa verità: Cristo è il luogo in cui il desiderio dell’uomo incontra l’iniziativa gratuita di Dio. La ricerca delle genti trova risposta non in un’idea, ma in una relazione viva.
Entrambi gli eventi, inoltre, possiedono una chiara apertura universale. I Magi rappresentano i lontani; il Giordano diventa il segno dell’immersione di Cristo nell’umanità intera. Nessuno è escluso: la salvezza si manifesta come dono offerto a tutti.
Questo itinerario non appartiene solo al passato, né si esaurisce nella contemplazione liturgica di eventi lontani. In Cristo, manifestato alle genti e rivelato come Figlio nel Battesimo, Dio continua a farsi incontro all’uomo di ogni tempo. La luce che ha guidato i Magi e la voce che ha risuonato sul Giordano raggiungono ancora oggi il cuore dell’uomo, là dove abitano il desiderio, la fatica del credere, la sete di senso.
In Cristo si manifesta il motivo onnicomprensivo di tutta la storia della salvezza: l’Amore di Dio. Un amore che, nel Battesimo del Signore, si rivela come scelta irrevocabile di Dio di entrare nelle acque dell’umanità per sollevare ogni uomo alla comunione filiale. È qui che la fede diventa esperienza viva: non solo ricerca di una luce lontana, ma accoglienza di una voce che chiama per nome.
Accogliere questa rivelazione significa lasciarsi raggiungere dall’Amore che salva e riconoscere che la propria vita è inserita in una storia più grande. Il Battesimo del Signore ricorda a ciascun credente che Dio non resta ai margini dell’esistenza umana, ma la attraversa e la trasfigura. Così, illuminati dalla luce dell’Epifania e sostenuti dalla parola che il Padre rivolge al Figlio, anche noi siamo chiamati a vivere come figli amati, testimoni di un Amore che continua a manifestarsi nel cuore del mondo.
* referente alla comunicazione Gris Taranto


