Taranto celebra don Bosco: educare è cosa di cuore
«L’educazione è cosa di cuore e Dio solo ne è il padrone». Le parole di san Giovanni Bosco continuano a risuonare con sorprendente attualità e hanno accompagnato, come un prezioso filo rosso, i festeggiamenti in suo onore vissuti a Taranto. Una celebrazione che non è stata soltanto il ricordo di un grande santo dell’Ottocento, ma un’esperienza viva di Chiesa, capace di parlare al presente e di guardare al futuro con fiducia. La festa di don Bosco ha rappresentato per la comunità tarantina un tempo prezioso di incontro, di preghiera e di gioia condivisa, nel segno del carisma salesiano che da anni anima il territorio con una presenza educativa attenta e concreta. In una città segnata da sfide sociali, fragilità e domande profonde di senso, la figura di don Bosco continua a indicare una strada possibile: quella dell’amorevolezza, dell’ascolto e della fiducia nei giovani. Il cuore delle celebrazioni è stato sicuramente la veglia al santo piemontese animata dal Movimento giovanile salesiano e la santa messa solenne presieduta dall’arcivescovo di Taranto, mons. Ciro Miniero, durante la quale la comunità si è raccolta per rendere grazie per il dono di questo santo educatore. Nell’omelia è stato ricordato come don Bosco abbia saputo coniugare fede e vita, spiritualità e impegno quotidiano, diventando per i giovani non solo una guida, ma una presenza paterna. «Basta che siate giovani perché io vi ami assai», amava dire, rivelando uno stile educativo fondato sulla prossimità e sulla relazione personale. Per il loro bene ci ha insegnato ad offrire generosamente tempo, doti e salute: «Io per voi studio, per voi lavoro, per voi vivo, per voi sono disposto anche a dare la vita»; frasi programmatiche ed esemplificative di cos’è il “Sistema preventivo di don Bosco”. Accanto alla dimensione spirituale, la festa è stata arricchita da numerosi momenti di animazione e fraternità, in pieno stile salesiano. Giochi, canti, attività ricreative e testimonianze hanno coinvolto bambini, ragazzi, giovani e famiglie, trasformando la celebrazione in un vero e proprio “cortile”, cuore vivo e pulsante, in cui sentirsi accolti e valorizzati. Protagonisti sono stati soprattutto i giovani, destinatari privilegiati della missione salesiana, ma anche gli educatori, gli animatori e i volontari che ogni giorno, spesso lontano dai riflettori, portano avanti l’opera educativa ispirata a don Bosco. Un’attenzione particolare è stata riservata al tema dell’educazione come strumento di speranza e di riscatto sociale. Don Bosco era convinto che «in ogni giovane, anche il più disgraziato, vi è un punto accessibile al bene» e che compito dell’educatore fosse scoprirlo, portarlo alla luce e coltivarlo come un prezioso giardino pronto a germogliare e creare, a sua volta, vita e futuro. Un messaggio che interpella profondamente anche oggi chi opera in contesti complessi e invita a non arrendersi davanti alle fragilità. Uno sguardo sociologico di speranza per l’avvenire: cercare il bene anche dove sembra non esserci per nulla. Uno sguardo di speranza che vale tanto per i ragazzi quanto per ciascun essere umano. La presenza salesiana a Taranto si conferma così come un segno concreto di una Chiesa che sceglie di stare accanto ai giovani, condividendone le fatiche e sostenendone sogni e aspirazioni. Una Chiesa che educa evangelizzando ed evangelizza educando, secondo l’intuizione profetica di don Bosco. I festeggiamenti si sono conclusi, ma il messaggio del santo dei giovani continua nella quotidianità di chi, ispirandosi al suo esempio, sceglie di credere nell’educazione come atto di amore e di speranza. «Non basta amare i giovani, occorre che essi si accorgano di essere amati»: una frase che resta come impegno di gentilezza e apertura che deve farsi visibile e concreto per tutta la comunità. Taranto, celebrando don Bosco, rinnova così il desiderio di essere una comunità educante, capace di guardare ai giovani non come a un problema, ma come a una promessa, e di accompagnarli con cuore, responsabilità e fiducia verso un avvenire luminoso.
I giovani del Movimento giovanile salesiano
in preghiera sulle orme di don Bosco
Particolarmente intensa e partecipata è stata la veglia di preghiera in onore di don Bosco, animata dal Movimento giovanile salesiano (Mgs), che ha offerto alla comunità un tempo di raccoglimento e di ascolto profondo. Come di consueto, infatti, ogni 24 gennaio tutto il mondo salesiano si riunisce in concomitanza non casuale con la festa di San Fracesco di Sales, santo a cui si ispirò Don Bosco, per uno degli eventi più significativi del mese salesiano. Attraverso momenti di silenzio, letture e segni simbolici, i giovani hanno accompagnato tutti i presenti in un cammino spirituale ispirato al sogno educativo di Don Bosco. La veglia è diventata, in questo modo, uno spazio privilegiato per rileggere la propria vita alla luce del Vangelo e per riscoprire la chiamata personale ad essere educatori, ciascuno secondo la propria vocazione. Le riflessioni proposte hanno richiamato con forza l’attualità del messaggio salesiano, invitando a fare proprie le parole di Don Bosco: «Camminate con i piedi per terra e con il cuore abitate il cielo». Un invito accolto con entusiasmo dai giovani del Mgs, che con creatività e profondità hanno testimoniato come il carisma salesiano continui a generare percorsi di fede autentici e coinvolgenti. Quello della Veglia a don Bosco è stato, con ogni probabilità, uno dei momenti più profondi ed emozionanti vissuti dall’oratorio Maria Ausiliatrice, oltre che dallo stesso istituto e dai salesiani presenti in città. Dopo tanti anni a Bari, Taranto con la Parrocchia San Giovanni Bosco è diventata il punto d’incontro per tutti i giovani della regione Puglia. Una toccante occasione di fede e di festa, meticolosamente organizzata dalla Consulta del Movimento giovanile salesiano, in cui le barriere geografiche sono cadute in nome di don Bosco. Ed è al santo dei giovani che tutti i partecipanti hanno donato i proprio “mattoncini”, i propri pesi, i propri dolori che rendono più faticoso il proprio cammino quotidiano di vita. Sofferenze, piccole e grandi, che appesantiscono l’esistenza, rendendola più gravosa. Fardelli fisici e figurati che sono stati portati all’altare e donati a don Bosco affinché ciascuno possa sentirsi accompagnato e guidato; affinché ciascuno possa sapere che non è solo nell’affrontare le proprie sfide quotidiane ma ha accanto un “padre, maestro e amico” pronto a sorreggerlo e sostenerlo. Paura del futuro; paura di non essere visti o ascoltati; paura di non essere amati; paura di non essere capiti da genitori ed adulti; paura di non trovare il proprio posto in un Mondo che si fa sempre più rumoroso e frenetico. Sono questi alcuni dei “mattoncini” che i numerosi presenti hanno, con il cuore aperto e in ascolto e immensa gratitudine, donato con fiducia e devozione. Don Bosco era lì presente, nei volti di tutti quei ragazzi e il suo carisma era tangibile nei respiri e nei gesti d’amore e cura degli educatori dei due Oratori coinvolti che, con passione autentica, hanno preparato i vari momenti della Veglia. La serata è poi proseguita con la festa vera e propria nel cortile dell’Istituto Maria Ausiliatrice. Tra musica, balli e animazione, 450 ragazzi hanno fatto festa. Il desiderio di stare insieme in allegria e spensieratezza l’ha fatta da padrone, e il cortile dell’Istituto ha dimostrato che quel piccolo grande sogno partito da Valdocco è più vivo che mai. Tra un pezzo di focaccia e una pizzica la grande famiglia salesiana presente ha dimostrato che il grande desiderio di Don Bosco, «vedervi felici nel tempo e nell’eternità», può essere una realtà da attraversare anche e soprattutto grazie a quelle piccole gioie quotidiana che possono cambiare una giornata portando alla felicità più autentica. Don Bosco continua ancora oggi ad insegnarci che la santità non è compiere azioni straordinarie, ma compire del bene ogni giorno, «è stare sempre allegri e fare bene il proprio dovere» servendo il Signore «con santa allegria, anche in mezzo alle difficoltà». I giorni di festa dedicati a Don Bosco non si esauriscono nel ricordo o nella celebrazione, ma diventano invito concreto a tradurre il suo sogno educativo nella vita di ogni giorno. In una società che spesso fatica a credere nei giovani, Don Bosco continua a ricordare che la fiducia è il primo passo dell’educazione e che l’amore, quando è autentico, genera futuro. Il suo stile, fatto di prossimità, ascolto e gioia, interpella ancora oggi tutti noi. Celebrare Don Bosco a Taranto ha significato rinnovare l’impegno a essere presenza viva accanto ai giovani, a “stare nel cortile” con loro, condividendone domande, fragilità e sogni. Come amava ripetere il santo dei giovani, «il bene va fatto bene»: un’esortazione semplice ma esigente, che chiede di educare con sincerità e di accompagnare ogni ragazzo a scoprire la bellezza della propria vita. Con questo spirito, la comunità tarantina affida a Don Bosco il cammino dei suoi giovani, certa che il suo esempio continuerà a illuminare strade di speranza e a generare futuro. Perché, allora come oggi, educare non è solo un compito, ma una missione che nasce dall’amore e conduce alla gioia.









