L’amore che si dona fino alla fine
Il cammino quaresimale si apre sotto il segno di un amore che non si sottrae alla storia, ma la attraversa fino al suo punto più oscuro. Il Mercoledì delle Ceneri non introduce anzitutto un tempo di rinuncia, bensì uno spazio di verità, nel quale l’uomo è posto di fronte alla misura dell’amore di Dio. Un amore che non resta idea, ma prende corpo in una decisione: Dio ha tanto amato il mondo da consegnare il suo Figlio.
La croce, che si staglia all’orizzonte della Quaresima, non è un incidente del percorso di Gesù, né il fallimento di una missione spirituale. Essa appartiene alla logica stessa dell’amore di Dio per l’umanità. In Cristo crocifisso si rivela un amore che non si difende, non si preserva, non arretra di fronte al rifiuto, ma continua a donarsi. La salvezza non nasce dalla forza, ma dalla fedeltà di un amore che accetta di esporsi fino alla fine.
Nel linguaggio biblico, l’amore di Dio non si manifesta attraverso gesti spettacolari, ma mediante una prossimità che assume il peso della condizione umana. La croce è il luogo in cui Dio si rende solidale con l’uomo fino alle conseguenze estreme del suo smarrimento. In essa si compie una rivelazione decisiva: Dio non salva dall’esterno, ma dall’interno della sofferenza e del limite. L’amore divino non elimina la fragilità, ma la attraversa, trasformandola in luogo di comunione.
Il segno delle ceneri, imposto sul capo, non è allora un richiamo alla mortificazione fine a se stessa, ma alla verità dell’esistenza. «Ricordati che sei polvere» non è una condanna, bensì un atto di realismo che apre alla speranza. Solo chi accetta la propria finitudine può riconoscere di essere amato gratuitamente. La croce svela che l’amore di Dio non dipende dalla forza dell’uomo, ma dalla sua disponibilità a lasciarsi raggiungere.
In questo orizzonte, la Quaresima si configura come tempo di conversione dello sguardo. Non si tratta semplicemente di cambiare comportamenti, ma di imparare a riconoscere dove si manifesta l’amore autentico. La croce smaschera ogni illusione di un amore senza costo e ogni tentazione di una salvezza senza dono di sé. Essa mostra che la vita fiorisce non nel trattenere, ma nel consegnarsi.
L’amore di Dio, rivelato nella croce di Cristo, interpella così la libertà dell’uomo. Non si impone, ma chiede di essere accolto. Entrare nel tempo quaresimale significa lasciarsi educare da questo amore che salva non perché evita la sofferenza, ma perché la attraversa senza cedere alla disperazione. È qui che l’amore di Dio diventa criterio di vita nuova.
Per la comunità credente, il Mercoledì delle Ceneri non è l’inizio di un cammino cupo, ma l’apertura a una speranza esigente. La croce non è il termine della storia, ma il luogo in cui l’amore raggiunge la sua forma più vera. Solo un amore disposto a donarsi fino alla fine può rigenerare l’uomo e aprire la storia a una possibilità di salvezza. In questo senso, la Quaresima è il tempo in cui l’amore di Dio, manifestato nella croce di Cristo, continua a chiamare l’uomo alla vita.
* referente della comunicazione Gris (Taranto)




