Diocesi

Giornata diocesana delle donne e degli uomini carcerati

18 Feb 2026

di Francesco Mitidieri

Al via la celebrazione della Giornata diocesana delle donne e degli uomini carcerati che quest’anno sarà vissuta nelle vicarie che hanno dato la propria adesione. La proposta dell’ufficio diocesano di pastorale penitenziaria, unitamente all’associazione di volontariato penitenziario ‘Noi e Voi’, prevede un ricordo in tutte le celebrazioni domenicali con dei testi preparati dai ristretti della casa circondariale e dagli operatori pastorali dell’ufficio. È prevista una introduzione ed una conclusione alla celebrazione con dei messaggi da parte dei detenuti e le preghiere dei fedeli con particolare attenzione a tale contesto. Inoltre in una giornata infrasettimanale successiva o precedente sarà possibile vivere un momento di preghiera e riflessione con delle testimonianze di chi vive o ha vissuto la limitazione della libertà personale.
Nell’occasione si desidera ricordare che la Chiesa di Taranto ha messo a disposizione delle proprie strutture per favorire le misure alternative al carcere ed ha avviato due importanti servizi per il settore penitenziario quali la casa famiglia ‘San Damiano’ e il centro socio rieducativo ‘Fieri potest’ nella casa ‘Madre Teresa’ (ex monastero delle carmelitane scalze).

Al momento il calendario della Giornata diocesana delle donne e degli uomini carcerati prevede il seguente calendario, fra attività svolte e da svolgere:
Taranto Sud: ricordo nella preghiera, 7 e 8 febbraio; incontro di preghiera, riflessione e testimonianze, 13 febbraio alla parrocchia Spirito Santo.

Taranto orientale 1: ricordo nella preghiera 7 e 8 febbraio; incontro di preghiera, riflessione e testimonianze , 12 febbraio alla parrocchia San Nunzio Sulprizio.

Talsano: ricordo nella preghiera 28 febbraio e 1 marzo; incontro di preghiera, riflessione e testimonianze 4 marzo alla parrocchia Sant’Egidio.

Paolo VI: ricordo nella preghiera 28 febbraio e 1 marzo; incontro di preghiera, riflessione e testimonianze il 5 marzo alla parrocchia San Giuseppe Moscati.

Taranto nord: ricordo nella preghiera, 7 e 8 marzo; incontro di preghiera, riflessione e testimonianze, 6 marzo.

In questa giornata di preghiera e riflessione per le donne e gli uomini carcerati, vogliamo innanzitutto domandarci come ci ha insegnato a fare papa Francesco: “perché loro e non io?”, ma vogliamo ancor più introdurci nella celebrazione mettendoci in ascolto, accogliendo alcuni messaggi dei nostri fratelli e delle nostre sorelle ristretti.

 Così ci saluta Vincenzo:
“Buona” è il saluto, il buon augurio che apre e chiude le giornate della carcerata e del carcerato. Giorni che possono essere lunghi o brevi, colmi o vuoti: di speranza e di stanchezza, di vigore e di solitudine, di aggregazione, segnati da fallimenti e da piccole vittorie. Nella pienezza dell’essere, ognuno di noi vive e sopravvive nell’attesa di una via da seguire. Questo tempo diventa spesso un momento di bilancio e di riflessione profonda, tanto che possiamo riconoscere come, spesso, “ogni volta che il Signore bussa alla nostra porta, presi dal nostro egoismo, non ascoltiamo la sua voce”. Eppure, Egli continua a bussare, con pazienza, anche per coloro che sembrano lontani o dimenticati. Perché allora, in questi giorni di attesa, non aiutarci a fargli spazio nel nostro cuore? Affinché la nostra preghiera possa raggiungere tutti i detenuti e le loro famiglie”.

Invece Giuseppe ci manda a dire:
“Sono un uomo di 53 anni, della provincia di Taranto, che dopo tanti anni di sacrifici si trova, per la prima volta, ad aver commesso un grave errore e ad affrontare una situazione che non avrebbe mai immaginato. In questa giornata dedicata al carcerato, chiedo a tutti voi di unirvi a me nella preghiera. Qui, ogni giorno, si vive e si pensa in modo duro. Posso però testimoniare che, nonostante tutto, mi considero fortunato: nella mia stanza condivido lo spazio con altre due persone, più o meno della mia età, che sono brave persone. Tuttavia, vedo tante altre situazioni di sofferenza che non augurerei a nessuno. Vi chiedo di pregare per noi detenuti e per le nostre famiglie, che stanno vivendo anch’esse un grande dolore”.

Chiara, invece, condivide con noi una sua riflessione:
“Desidero condividere con voi un passo della Bibbia che mi ha profondamente colpito e che mi ha aiutato a comprendere molte cose, tra cui quanto sia bello e importante fidarsi di Dio, l’unico che non ci abbandona mai. È il brano di Isaia che dice: “Poi io udii la voce del Signore che diceva: «Chi manderò e chi andrà per noi?». E io risposi: «Eccomi, manda me!»” (Is 6,8). Quando Dio chiamò Adamo dicendo: «Dove sei?», egli si nascose. Anche noi, a volte, facciamo lo stesso: sentiamo la voce del Signore che ci chiama, ma il timore prende il sopravvento. Ci sentiamo indegni, incapaci, bloccati dai nostri errori. Isaia si trovò in una situazione simile. Nei versetti precedenti cercava ogni scusa per tirarsi indietro, ma poi rispose alla chiamata dicendo: «Eccomi, manda me!». Quelle parole risuonano come un’eco profetica delle parole di Cristo, che è stato mandato per noi, aprendo la strada affinché potessimo avvicinarci al trono della grazia. Nella Bibbia incontriamo molti uomini e donne che si sono sentiti inadeguati: Abramo, Ester, Giacobbe, Mosè, Davide. Ognuno di loro aveva limiti, paure e fragilità, ma tutti hanno risposto con fede alla chiamata di Dio. E oggi quella chiamata è anche per me. Non importa quali siano le mie debolezze o difficoltà: Dio non mi chiama perché sono perfetta, ma perché desidera servirsi di me per il suo progetto. Non posso nascondermi più. Mi avvicino con fiducia al trono della grazia e dico: «Eccomi, Signore, fa’ di me ciò che vuoi e mandami dove vuoi»”.

E infine Angelo ci dice:
“In questa giornata specificamente dedicata alla carcerata e al carcerato, noi detenuti ci stringiamo nelle mani del Signore. Sappiamo che le mura della cella appaiono spesso invalicabili e che il pensiero corre continuamente alle nostre case, alle famiglie lasciate fuori, alle preoccupazioni per i nostri cari che ci accompagnano ogni giorno. In questi momenti di sconforto, quando la colpa e talvolta anche l’ingiustizia sembrano opprimerci, invito tutti a non cadere nel vuoto: la fede è la nostra forza per rialzarci. Gesù non ci ha mai abbandonati, conosce il nostro dolore e la nostra solitudine. Le nostre preghiere superano il silenzio e la distanza, affidando al Signore le difficoltà familiari: l’angoscia per i figli, la lontananza dai coniugi e le fatiche economiche. Il nostro Dio, Padre misericordioso, ascolta la preghiera di chi si sente umiliato e nel bisogno. Pur nella difficoltà della vita in carcere, desidero esprimere anche la mia stima e il mio ringraziamento a tutto il personale dell’istituto penitenziario che, nonostante il sovraffollamento e la carenza di risorse, riesce, per quanto possibile, a rispondere alle necessità di molti detenuti. Preghiamo e chiediamo anche noi di poter avere un’opportunità di rinascita, perché la sofferenza è grande e solo la fede e la speranza ci tengono saldi. Invitiamo la comunità cristiana a continuare a riflettere anche dopo questa giornata, ad abbracciarci spiritualmente e a pregare per noi e per le nostre famiglie. Con affetto, io e a nome di tutti i detenuti, vi esprimo profonda vicinanza e una benedizione: che la speranza non ci abbandoni mai”.

 

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