Ilva: forti perplessità sulla vendita Per la sicurezza ispettori dal governo
È il momento delle scelte e degli interventi decisivi. L’incontro svoltosi a Palazzo Chigi lo ha chiarito, ma ha confermato l’intenzione di vendere l’ex Ilva e di venderla – almeno per ora – al gruppo americano Flacks mentre i sindacati, e anche gli imprenditori privati, chiedono che lo Stato resti, almeno nei primi tempi, proprietario. Ma è stato anche programmato un incontro specifico sulla sicurezza dello stabilimento per il 13 marzo, mentre il ministero del lavoro invierà degli ispettori che il 12 marzo saranno a Taranto per un incontro tecnico. Sindacati e imprese ritengono, da parte loro, strategica la produzione dell’acciaio e importante la salvaguardia del lavoro. In particolare, i rappresentanti degli imprenditori hanno presentato un report dal quale emerge che il 64% degli imprenditori considera l’acquisto di acciaio italiano un asset strategico per la competitività del sistema Paese, mentre per il 68%, il rilancio dell’ex-Ilva è fondamentale sia per l’industria italiana che per quella europea, specialmente in vista dell’applicazione del regolamento Cbam (Carbon Border Adjustment Mechanism).

Ma nell’incontro si è parlato soprattutto di sicurezza, dopo i due tragici eventi delle scorse settimane, quindi delle manutenzioni, degli appalti, della sentenza del tribunale di Milano. Tra le decisioni annunciate dal governo, l’invio da parte del ministero del Lavoro, di ispettori sugli impianti, per verificare le condizioni e le criticità; il ricorso contro la sentenza del tribunale di Milano che ha disposto la chiusura dell’area a caldo, che sarà presentato dai commissari straordinari di AdI in as; l’integrazione delle disposizioni dell’Aia, l’Autorizzazione integrata ambientale, anche alla luce della stessa sentenza.
Quanto alla vendita, il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, ha dato mandato ai commissari di accelerare le procedure per la cessione a Flacks, mentre non ha più fatto alcun riferimento all’interesse di Jindal, che aveva lui stesso rappresentato nei giorni scorsi, in occasione del suo viaggio in India.
“Noi abbiamo insistito – ha riferito il segretario generale della Fm Ferdinando Uliano – nel chiedere al governo di pensare a un piano B nella quale il governo è la parte trainante dell’assetto proprietario, aggregando gli industriali del Paese. Abbiamo visto, in tal senso, che il presidente di Federmeccanica ha fatto dichiarazioni importanti rispetto all’interesse della classe imprenditoriale. Abbiamo chiesto al governo di chiarire questo aspetto perché non crediamo assolutamente che in tre settimane possano essere attuate le procedure di vendita. Abbiamo manifestato il nostro scetticismo: sono anni che aspettiamo salvatori della patria che non ci sono. Poiché parliamo di un asset strategico deve essere il governo a provvedere”.
Ma per i sindacati diventa imprescindibile un piano straordinario per la sicurezza. La manutenzione deve essere rafforzata sia con risorse sia con uomini, sia con un coordinamento delle ditte che si occupano di manutenzione, perché non sono più tollerabili situazioni drammatiche.
Per il sindacato è fondamentale la continuità nella produzione industriale e il governo ha dichiarato di lavorare in tal senso e noi li abbiamo sfidati a garantire la sicurezza degli impianti e la sicurezza dell’ambiente.
Secondo la Usb: “Non si può pensare di affrontare una situazione di queste dimensioni continuando ad intervenire con misure tampone e con decreti da poche centinaia di milioni di euro alla volta.
Gli stessi dati discussi al tavolo parlano di danni accumulati nella gestione Arcelor Mittal per miliardi di euro. È evidente che il tema non è più la gestione ordinaria, ma la necessità di un intervento industriale straordinario con un fondo ad hoc, definito subito dal Governo. Dopo l’esperienza vissuta con ArcelorMittal, è legittimo chiedersi se sia davvero immaginabile che un nuovo soggetto privato possa assumersi da subito l’onere di investimenti enormi su un impianto che necessita di interventi strutturali per miliardi di euro”. Per questo, ribadiscono la necessità che la siderurgia italiana sia posta sotto controllo pubblico. Solo un intervento diretto dello Stato può garantire le risorse necessarie per rimettere in sicurezza gli impianti, ricostruire una prospettiva industriale credibile e tutelare davvero i lavoratori e la salute pubblica.
Al termine del tavolo, è stato calendarizzato un incontro specifico sulla sicurezza dello stabilimento e degli impianti a Taranto per il 13 marzo.
L’impegno del Governo è quello di riconvocare il tavolo di palazzo Chigi nuovamente entro un mese.
All’incontro hanno partecipato i ministri delle Imprese Urso, del Lavoro, Marina Calderone, e dell’Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin; il sottoegretario alla presidenza del consiglio, Mantovano, i rappresentanti di Fiom, Fim, Uilm, Ugl metalmeccanici, Usb e Federmanager. Presenti, inoltre, i rappresentanti di Invitalia, i commissari straordinari di Acciaierie d’Italia e i commissari straordinari del gruppo Ilva.




