Urso al Senato: L’acciaio dell’Ilva è indispensabile, c’è un nuovo acquirente
“Speriamo possa presto tornare ad essere l’impianto siderurgico più importante d’Europa”. È quanto ha detto il ministro per le Imprese e il Made in Italy, Adolfo Urso, nell’informativa data questa mattina al Senato sulla vicenda ex Ilva e sulla sua compravendita. Richiamando la necessità, per l’Europa, di imboccare la strada dell’autonomia strategica anche nel campo della sicurezza, e indicando l’Ilva come “architrave” di questa prospettiva, Urso è tornato a parlare della nuova proposta d’acquisto, già ventilata nei giorni scorsi, che è quella dell’indiana Jindal. Ma lo ha fatto in un’aula deserta, parlando di un argomento così importante, fondamentale lui lo ha definito, agli scranni vuoti dei senatori, rappresentati da un minuscolo manipolo di non più di una decina.
Gli elementi su cui Urso ha fatto perno nel suo intervento sono: la vendita ormai prossima, la necessità di tenere in produzione gli impianti, l’interesse che l’industria italiana manifesta per l’acciaio made in Italy, il rischio che le decisioni della magistratura rappresentano ancora.
Secondo il ministro, sia gli interventi di messa in sicurezza e manutenzione sia il confronto negoziale con possibili acquirenti sono “prossimi alla svolta”. Urso ha però criticato la sentenza del Tribunale di Milano che impone la chiusura dell’area a caldo entro il 24 agosto in assenza di determinate condizioni. La decisione, ha detto, è arrivata mentre era in corso il negoziato con il fondo americano Flacks ed è stata definita da alcuni “a orologeria” o una “mina” sul percorso di salvataggio.
Nonostante questo, ha aggiunto, il programma di manutenzione straordinaria nel sito di Taranto è andato avanti con l’obiettivo di raggiungere entro aprile 2026 una capacità produttiva di 4 milioni di tonnellate annue. Un traguardo che, secondo Urso, era già stato raggiunto un anno fa prima del sequestro probatorio disposto dalla Procura di Taranto. L’impatto economico della decisione è stato quantificato in oltre 2,5 miliardi di euro, con un incremento di 4 milioni al giorno.
La notizia del rientro in gara del colosso siderurgico indiano Jindal irrompe proprio nella giornata in cui è attesa l’offerta dettagliata di quello che fino a poche ore fa sembrava essere l’unico potenziale acquirente in trattativa diretta. Il fondo di investimento americano Flacks a cui commissari hanno chiesto una serie di chiarimenti su aspetti ritenuti imprescindibili, a partire dalla sostenibilità finanziaria e alla presenza di partner industriali produttori di acciaio. Per Urso, l’azienda sarà in mani sicure entro aprile. Tante le incognite, a partire da quelle giudiziarie, che vedono ancora fermo l’altoforno 1 sotto sequestro della procura, poi la citata sentenza del Tribunale di Milano, decisioni secondo il ministro in grado di pregiudicare il futuro del siderurgico. Secondo Urso la messa in sicurezza e la manutenzione degli impianti sarebbero già costati quasi un miliardo di euro in due anni. Impegno testimoniato anche dalla presenza di una delegazione del ministero del lavoro in fabbrica, che incontrerà oggi i sindacati. Un vertice reso ancora più urgente dopo i due ultimi incidenti mortali, vittime gli operai Claudio Salamida e Loris Costantino. Entrambi hanno perso la vita a causa di improvvisi cedimenti delle strutture.
L’associazione Ora!Puglia promuove, per domani 13 marzo alle 18,30, all’Hotel Delfino, un dibattito pubblico per “analizzare criticamente le responsabilità politiche, le scelte economiche e le prospettive future per Taranto e per il sistema industriale italiano”. Intervengono: Annarita Digiorgio, giornalista, Gianpaolo Cassese ex deputato, Vito Pastore segretario Uilm, Michele Boldrin economista, segretario di Ora!




