Eventi in diocesi

San Francesco, quando la Parola si fa amore

20 Mar 2026

di Floriano Cartanì

L’intimità, quando si parla di San Francesco d’Assisi, non è un vezzo stilistico da scrittore: è quasi una necessità. Perché ogni volta che il suo nome ritorna nella nostra vita, anche culturale e soprattutto quando viene evocato nei libri, non lo si tratta come un personaggio della storia, ma come una presenza viva che ci sfiora, che chiede silenziosamente. Il Cantico dell’amore – Sui passi di Francesco: dalla Parola al Mistero (edizioni Solfanelli), appartiene proprio a questa dimensione: non è quindi un libro da leggere ma è, al contempo, un luogo in cui sostare e riflettere. Ci sono infatti figure come quella di San Francesco d’Assisi, che non si studiano, ma si ascoltano per imparare; il poverello d’Assisi per antonomasia, è una di queste. E ciò che colpisce maggiormente in questo volume, è proprio la delicatezza con cui gli studiosi coinvolti, hanno scelto di avvicinarsi a lui con un proprio approccio scritto. Non con l’urgenza di interpretare i fatti accaduti a quel tempo, intendiamoci, ma con la disponibilità a lasciarsi sfiorare dal Mistero. È un movimento culturale raro, questo guidato nel volume da Pierfranco Bruni, che tesse un moto che assomiglia più a una forma di preghiera che all’analisi di un racconto di vita.
Bruni infatti, che ne guida meravigliosamente l’intero progetto culturale, sembra aver intuito che la via più autentica per parlare di Francesco d’Assisi non è quella della semplice celebrazione che ricorre in questo anno, ma quella della ricerca dell’intimità con lui. Non si tratta allora di raccontare un santo, pur importante come San Francesco d’Assisi, ma di ritrovare un uomo. Un uomo che ha saputo guardare il mondo con una tenerezza che oggi sconvolge e manca semplicemente a tutti. Il tema centrale del libro poi, il passaggio cioè – dalla Parola al Mistero – molto opportunamente riportato nel sottotitolo del libro, non è qui un concetto astratto. È un’esperienza viva. È quel momento in cui una parola smette di essere un segno e diventa un luogo. Un luogo in cui riconoscersi, in cui sentirsi accolti, in cui ritrovare qualcosa che credevamo perduto. Franca De Santis, curando straordinariamente gli interventi contenuti in questo libro e portati dai vari autori, sembra aver costruito proprio questo: una casa, cioè, fatta di un coro di voci. Ogni contributo degli studiosi diventa perciò una sorta di stanza diversa, ognuna con una luce propria, è chiaro, ma tutte conducono allo stesso centro: la possibilità che la spiritualità francescana possa essere un discorso vero, quasi come un respiro profondo dell’anima. L’icona di suor Pierpaola Nistri, badessa del convento delle clarisse situato nella Città delle ceramiche, merita un discorso a parte. La Madre delle clarisse, provvede infatti a non accompagnare solamente il libro, ma lo completa alla perfezione. Perché ci sono cose che la parola scritta non riesce a dire e che solo un’immagine silenziosa può custodire e trasmettere: l’arte monastica non cerca infatti mai di spiegare, ma di accogliere. E tipico di quel tipo di “accoglienza”, rivelare la stessa dolce radicalità che animava Francesco medesimo. Guardare intimamente quell’icona, significa perciò accettare che il Mistero non va capito, non deve essere capito, ma semplicemente va abitato. Ed è così che diventa allora un invito, un invito a lasciarsi guardare e leggere intimamente i testi riportati, più che a sfogliarli solamente. La presentazione di questo volume fissata per il 21 marzo prossimo alle 19, proprio al convento di Grottaglie e nella Giornata internazionale della Poesia, non rappresenta infine solo un mero dettaglio d’informazione. È da considerare, invece, un concreto ritorno alla sorgente viva di queste giornate culturali. Perché la poesia, quella vera, in tutte le sue sfaccettature, non è solamente un ornamento, ma un modo concreto di stare al mondo. E San Francesco d’Assisi, con il suo Cantico, ci ha insegnato che si può parlare al creato come si parla a un fratello, che si può nominare la luce senza possederla, che si può essere poveri senza essere soli. Per concludere, questo libro ci chiede una cosa semplice e difficile allo stesso tempo: ritrovarecioè la nostra parte più fragile, quella che ancora sa stupirsi, quella che ancora sa ascoltare. Ci chiede pertanto di rallentare, di tornare a respirare profondamente la vita, di tornare a sentirla come un dono e non come una corsa frenetica senza una meta.

 

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