Città

Il Consiglio di Stato blocca il Comparto 32: niente più cemento

02 Apr 2026

di Silvano Trevisani

Bloccata la cementificazione del Comparto 32 (noto anche come “sottozona 32”): l’area che si estende da via Speziale fin oltre il centro commerciale “Porte dello Jonio”, costeggiando Cimino, sulla quale aveva messo gli occhi il gruppo imprenditoriale Marchetti, con un progetto di urbanizzazione che avrebbe cementificato un’altra significativa porzione di territorio urbano. Il Consiglio di Stato, accogliendo i ricorsi contro la sentenza del Tar, che due anni fa aveva in qualche modo dato ragione all’impresa, in un clima di fibrillazione per la mancata costituzione in quel processo del Comune di Taranto, ha di fatto messo la parola fine su quel progetto contrastato da tutti: da gran parte della politica dell’associazionismo e da imprese del commercio, soprattutto, che vedevano in quell’ennesima urbanizzazione, con annessi servizi commerciali, un’altra pericolosa concorrenza per il commercio cittadino già da tempo in crisi. Il progetto Marchetti prevedeva, tra l’altro, gli insediamenti di Leroy Merlin e di Decatlhon.

La notizia è stata diffusa dal senatore Mari Turco, vicepresidente nazionale del Movimento 5Stelle, che così commenta: “La decisione del Consiglio di Stato che conferma lo stop al comparto 32 rappresenta una vittoria importante per la città e per tutti quei cittadini che in questi anni hanno creduto in un modello di sviluppo diverso, fondato sulla tutela del territorio e non sul consumo indiscriminato di suolo. Si chiude definitivamente una vicenda che avrebbe comportato un’ulteriore espansione residenziale e commerciale, in totale contrasto con le esigenze reali della città e con i principi di una pianificazione urbanistica moderna, orientata al risanamento e alla rigenerazione urbana”.

Il Movimento 5 Stelle ha da sempre sposato questa battaglia, dentro e fuori le istituzioni, rinunciando per questo a un assessorato in netta contrapposizione col sindaco Melucci, alla quale però si erano uniti molti rappresentanti della politica e delle associazioni, ambientaliste e non solo. In realtà, il movimento di netta opposizione creatosi in città, dove si era costituito già nel 2022 il Comitato città sostenibile, con una larga adesione cittadina, aveva spinto, nel novembre 2024, il Consiglio comunale ad assumere la decisione di ricorrere al Consiglio di Stato. Stoppando anche l’iniziativa del consigliere Liviano, che aveva proposto una mozione in tal senso, il Comune diede mandato ai legali di ricorrere al massimo organismo di giustizia amministrativa, per riformare la sentenza del Tar che nella primavera precedente, aveva accolto le tesi del gruppo Marchetti. Secondo Turco: “Questa decisione non è solo uno stop a un singolo comparto, ma è un segnale chiaro: Taranto non può più permettersi nuove espansioni speculative. Serve invece una svolta vera verso politiche urbanistiche fondate sul consumo di suolo zero, sul recupero dell’esistente e sulla rigenerazione delle aree già compromesse. Continueremo a vigilare affinché il futuro urbanistico della città sia finalmente costruito nell’interesse dei cittadini e non di pochi”.

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