L’allocuzione dell’arcivescovo Ciro Miniero per l’uscita della processione dell’Addolorata
Al termine, il presule ha dato la parola a Gennaro Giudetti, operatore umanitario tarantino in diverse zone di guerra
Riportiamo l’allocuzione dell’arcivescovo Ciro Miniero per l’uscita della processione della Beata Vergine Maria Addolorata pronunciata, per le avverse condizioni meteo, all’interno di San Domenico Maggiore:
Cari fratelli e sorelle,
saluto e abbraccio ciascuno di voi, il padre spirituale mons. Emanuele Ferro e il priore Giancarlo Roberti con tutti i confratelli che sostengo all’inizio di questo lungo pellegrinaggio. Le autorità civili e militari qui rappresentano un momento corale di vera vita di comunità.
Ci ritroviamo ai piedi della Madre di Dio Addolorata. Come ogni anno ricorriamo alla sua intercessione, con fiducia, spinti da una devozione genuina, profonda, radicata nel cuore dei tarantini. Con alle nostre spalle la celebrazione del mistero eucaristico con l’atto preveniente di Dio di volerci donare la sua vita, il suo corpo e il suo sangue, ci inoltriamo nella notte fonda, nella quale commemoriamo nella preghiera, l’agonia di Gesù nel Getsemani, il tradimento di Giuda, l’arresto del Signore, i primi oltraggi, l’inizio di un processo scomposto, ingiusto, animato da cattiverie e da soprusi. Il Vangelo chiama questo frangente come “l’impero delle tenebre”, il dominio della stupidità del male. Sembra che questa notte avvolga il mondo da tempo. Eppure Maria, donna di Palestina, letizia d’Israele, si incammina in questa notte, perché è animata dall’amore di mamma che impara a non temere il buio. Ecco vorrei invocarla insieme con voi come donna del coraggio e della fortezza.
Ella ci appare su questo portale nella sua sofferenza ma, ritta in piedi, Ella è la torre di Davide, fortezza inespugnabile, nostro rifugio.
È vera la sua sofferenza, quanto è vera la sua forza.
Preghiamo perché impariamo a stare come lei, in piedi, in vero ascolto, pronti a camminare.
Chiediamole di stare in piedi di fronte al dolore del mondo intero. Non siamo troppo lontani dalle guerre per pensare che non ci riguardino, e non perché il nostro mondo è iperconnesso, ma perché siamo cristiani, e il nostro essere fratelli dell’intera umanità è un legame molto più stretto di qualsiasi globalizzazione.
Restiamo in piedi di fronte al dolore delle famiglie di Loris Costantino e Claudio Salamida, solo gli ultimi di una serie di morti sul lavoro, restiamo in piedi di fronte alle povertà che crescono nella nostra città
ascoltiamo con Maria gli emarginati di Taranto, le persone che metodicamente ignoriamo per indifferenza e disumanità.
In piedi di fronte ai problemi sociali, dell’ambiente e del lavoro, che sembrano così insormontabili per noi che quasi sono scontanti come i nostri due mari. I nostri mali diventano definitivi quando non siamo capaci di azioni di coraggio, quando pieghiamo la schiena, e non siamo in grado di levarci in piedi con un gesto di resurrezione.
Dobbiamo rimanere in piedi di fronte ad una città vecchia che deve cessare di sbriciolarsi.
Se Maria esce di notte è perché, nell’asfissia del male,si possano aprire varchi e respiri di tenerezza, di compassione, di vicinanza, di strade nuove. Maria non evita la strada del calvario ma in quel cuore retto dalla sua mano, cuore capace di ascoltare la Parola di Dio e di metterla in pratica, vi è la mappa di una strada che dal Calvario discende verso il giardino della Resurrezione. È un sentiero che potremmo non incontrare mai se non permettiamo a Cristo di cambiarci il cuore con la sua Passione.
Maria Addolorata, donna in piedi, donaci il coraggio, ricordaci la dignità di appartenerti, rendici forti.
Questo è il miracolo che ti chiedo.
Questo è il miracolo che ti chiediamo.
Perché «questa notte non è più notte davanti a te, il buio come luce risplende».
Al termine del discorso, l’arcivescovo Ciro Miniero ha ceduto la parola a Gennaro Giudetti, operatore umanitario tarantino in diverse zone di guerra.

Questo il suo toccante intervento: “Mi chiamo Gennaro Giudetti, sono un operatore umanitario tarantino; oggi la mia preghiera e il mio pensiero vanno a tutti quei bambini che vivono in territori colpiti dalla guerra e le cui sofferenze ho visto con i miei occhi.
La mia speranza è semplice, ma urgente:
che si fermino le armi, restituiamo loro l’infanzia, la fiducia nel futuro, nell’umanità.
Oggi, più che mai, il pensiero è al Medio Oriente dove troppi bambini crescono tra paura e macerie, fame e malattie: nessuno dovrebbe conoscere l’orrore della guerra!
Le lacrime di questa mamma diano voce alle mamme addolorate del mondo, le mamme che cercano i figli, che li piangono a causa dei conflitti, che implorano la pace, diano voce e conforto a quel dolore ignorato dai potenti complici del male.




