Eventi in diocesi

La storica visita del vescovo Brancaccio rivive tra Carosino e Roccaforzata

10 Apr 2026

di Floriano Cartanì

Ci sono date che non appartengono soltanto al passato, ma continuano a bussare alla porta del presente, chiedendo di essere rilette, comprese, restituite alla comunità. È il caso della seconda metà del ‘500, anno in cui il vescovo Lelio Brancaccio attraversò le terre di Carosino e Roccaforzata lasciando, nei suoi registri, un’impronta che ancora oggi parla di fede, identità e trasformazioni sociali oltre che minuziose descrizioni delle chiesette dei casali visitati. Brancaccio fu arcivescovo metropolita di Taranto dal 1574 al 1599, anno, quest’ultimo, della sua morte. È noto per la sua politica intransigente di latinizzazione forzata nelle zone soprattutto dell’entroterra tarantino dove, come nel caso appunto dei casali di Carosino e Roccaforzata, convivevano ed erano affiancati i due riti greco-ortodosso e latino.

A quasi cinque secoli di distanza, quelle visite pastorali del 1578 a Carosino e Roccaforzata, sono tornate al centro di un incontro fra ricerca storica, devozione popolare e desiderio di custodire le radici. L’appuntamento si è tenuto martedì 7 aprile  nella Chiesa della SS. Trinità di Roccaforzata, luogo che da sempre rappresenta un punto di equilibrio tra spiritualità e memoria collettiva. Un pubblico attento e molto variegato,  ha accolto le relatrici Elena Manigrasso e Palma Pomes, entrambe impegnate nello studio del patrimonio storico-religioso locale. Manigrasso ha guidato i presenti in un viaggio nella chiesa di Santa Maria delle Grazie di Carosino, visitata a suo tempo da mons. Brancaccio, intrecciando la storia dell’edificio sacro con quella del pittore Carella, figura centrale dell’arte sacra pugliese, che in quella chiesa ha lasciato una sua preziosa tela. L’intervento della Manigrasso  è stato imperniato sul suo libro pubblicato da Progedit, che ha restituito la complessità di un edificio sacro che non è soltanto architettura, ma racconto stratificato di devozioni, committenze e comunità. Le ha fatto eco Palma Pomes, che invece ha provveduto a ricostruire il profilo storico-culturale della SS. Trinità di Roccaforzata, mettendo in luce come la chiesa sia stata nei secoli un presidio di identità, un punto di riferimento nei momenti di crisi e di rinascita. Attraverso documenti, testimonianze e confronti iconografici, la relatrice ha mostrato come la visita di Brancaccio rappresenti una lente privilegiata per comprendere la vita religiosa del territorio nel pieno Cinquecento. A moderare la serata è stato Mario Montanaro, che ha saputo brillantemente intrecciare gli interventi dei relatori con alcune poesie a tema e la lettura, quest’ultima ad opera di Amalia Longo. Ma vi sono stati anche due brani musicali, curati entrambi da Tony e Arcangelo e Conzo, che hanno provveduto a impreziosire mirabilmente il contesto del respiro religioso di quegli eventi mariani. Non  è mancato il saluto del parroco della chiesa SS. Trinità di Roccaforzata, don Giuseppe Mandrillo, che ha così suggellato una serata sulla storia locale mariana. Una storia che non è un capitolo minore, trattandosi infatti di un patrimonio ancora vivo nelle comunità locali. La visita del vescovo Brancaccio ha fatto riemergere antichi registri che continuano a parlarci con la forza delle cose autentiche: quelle che resistono al tempo perché appartengono a tutti.

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