Ecclesia

La domenica del Papa – Avere speranza in una via di uscita

ph Vatican media-Sir
20 Apr 2026

di Fabio Zavattaro

È una nazione che ha “fame e sete di speranza, di pace e di fraternità” l’Angola, paese che ha vissuto una lunga guerra civile durata 27 anni, dal 1975 al 2002, anche se con alcuni momenti di tregua, come nel 1992 quando arrivò Giovanni Paolo II che chiese di “vincere le tentazioni che inducono a prolungare il conflitto armato, fonte di rovine e di inutili sofferenze”.

Nel suo secondo giorno di visita, Leone XIV celebra messa a 30 chilometri dalla capitale Luanda, in una località, Kilamba, che è un po’ il simbolo della presenza straniera, in particolare cinese, nel paese e nel continente africano. Qui le abitazioni sono occupate da persone che lavorano nelle multinazionali e da angolani che hanno potuto acquistare queste costose case, costruite dalla Cina International Trust and Investment.

Il Papa celebra nella spianata che accoglie 100 mila persone, molte delle quali hanno trascorso la notte nelle tende per poter essere presenti alla messa domenicale. Nell’omelia ricorda il dolore di questa nazione a causa del conflitto “con il suo strascico di inimicizie e divisioni, di risorse sperperate e di povertà”; e aggiunge: “quando per lungo tempo si è immersi in una storia così marchiata dal dolore si corre il rischio dei due discepoli di Emmaus: perdere la speranza e rimanere paralizzati dallo scoraggiamento”.

È il Vangelo di questa terza domenica di Pasqua, la pagina di Luca dei due discepoli, due erranti perché avevano perso tutto ciò in cui credevano. La loro meta è un tornare indietro con l’amarezza nel cuore. Così lungo la strada del ritorno incontrano il Signore ma lo chiamano forestiero; si rendono conto che è lui solo quando, a tavola, lo vedono spezzare il pane.

Questo episodio, diceva papa Benedetto XVI – di cui ricordiamo in questa domenica la sua elezione, il 19 aprile di ventuno anni fa – mostra le conseguenze dell’opera di Gesù: “conversione dalla disperazione alla speranza; conversione dalla tristezza alla gioia; e anche conversione alla vita comunitaria […] la conversione cristiana è anche e soprattutto fonte di gioia, di speranza e di amore”.

Commentando questa pagina di Luca, papa Leone XIV riflette proprio sulla difficoltà ad avere “speranza in una via di uscita”; i due discepoli “parlano ancora di quello che è accaduto, con la fatica di chi non sa come ricominciare, né se sia possibile farlo”. La buona notizia, afferma il vescovo di Roma, è il Signore che “è vivo, è risorto e cammina al nostro fianco mentre percorriamo la strada della sofferenza e dell’amarezza”. È accanto ai due discepoli “delusi e a corto di speranza” e, facendosi loro compagno di strada, “li aiuta a rimettere insieme i pezzi di quella storia, a guardare oltre il dolore, a scoprire che non sono da soli nel cammino e che un futuro, abitato ancora dal Dio dell’amore, li attende”.

Ecco tracciata anche per l’Angola la strada per “ripartire e ricostruire il futuro”. La storia della nazione, afferma il pontefice, con le sue “conseguenze ancora difficili che sopportate, le problematiche sociali ed economiche e le diverse forme di povertà” ha bisogno di una presenza di Chiesa “che sa affiancarsi nel cammino e sa raccogliere il grido dei suoi figli. Una Chiesa che, con la luce della Parola e il nutrimento dell’eucaristia, sa rianimare la speranza perduta”. Una chiesa, una comunità capace di “impegnarsi nell’amore e nel perdono vicendevoli, di costruire spazi di fraternità e di pace, di compiere gesti di compassione e di solidarietà verso chi ha più bisogno”; dove siano “superate per sempre le vecchie divisioni, dove scompaiano l’odio e la violenza, dove la piaga della corruzione venga guarita da una nuova cultura della giustizia e della condivisione. Solo così sarà possibile un futuro di speranza, soprattutto per i tanti giovani che l’hanno perduta”.

Al termine della celebrazione la recita del regina caeli, preghiera che non soffoca “il grido di chi soffre” ma piuttosto lo abbraccia perché “anche nel dolore resti viva la luce della fede, e con essa la speranza in un mondo migliore”. Preghiera, dunque, per l’Ucraina dove c’è un “intensificarsi degli attacchi […] che continuano a colpire anche i civili”. Dal Papa l’appello “perché tacciano le armi e si persegua la via del dialogo”. Quindi il Libano dove la tregua annunciata è “motivo di speranza” per Leone XIV perché sia “germoglio di sollievo per il popolo libanese e per il Levante”; così incoraggia quanti “si stanno adoperando per una soluzione diplomatica a proseguire i dialoghi di pace, per rendere permanente la cessazione delle ostilità in tutto il Medio Oriente”.

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