A Taranto

Omicidio di Sako Bakari, le Acli di Taranto: “Questa città è altro dall’indifferenza che percepiamo”

Il presidente delle Acli provinciali di Taranto, avv. Giuseppe Mastrocinque
13 Mag 2026

‘Per futili motivi’: tre parole per (non) motivare un omicidio che è paradigma dei tempi oscuri che viviamo. Poche certezze, modelli di emancipazione sociale smarriti chissà dove, la povertà educativa che fa credere che i ‘nemici’ siano altri poveri cristi. Sako Bakari, 35 anni, originario del Mali, dal 2022 italiano, tarantino per essere più precisi, è stato accoltellato tre volte all’alba di un comunissimo giorno di lavoro, sabato mattina, nella città vecchia di Taranto.
Era in bici e doveva raggiungere i campi dove lavorava da bracciante; non aveva ancora superato il ponte di pietra quando è stato accerchiato da una baby gang.
Futili motivi: è fine e non impegna. Futili motivi è voler rubare il mezzo che è sostentamento per se stesso, qui, e la famiglia, in Africa?
Futili motivi: sul piano strettamente penale sono un’aggravante, mentre a tutti noi dicono dello scollamento dall’umanità, dell’incapacità di riconoscerci in valori condivisi.
Per terra, in quell’angolo di piazza, rimangono una bici, uno zainetto e la speranza di poterci definire ancora ‘umani’.
“Il mio dolore – ha dichiarato il presidente delle Acli, avv. Giuseppe Mastrocinque – che si unisce a quello delle nostre associazioni, si moltiplica rispetto ai sentimenti che esterna la nostra città: sto cogliendo una disarmante indifferenza.
Un’indifferenza che allarma di per sé, ma che non vorremmo fosse ancorata al colore della pelle di Sako! Questo sarebbe un dramma nel dramma.
Non vogliamo minimamente credere che quella porta di esercizio commerciale sbattuta in faccia all’unica possibilità di salvezza dell’uomo fosse una ‘chiusura’ tra un fantomatico ‘noi’ e un inesistente ‘loro’.
Sacko era un ragazzo gentile, rispettoso delle regole; uno dei tanti che, attraverso il lavoro duro, contribuisce a pagare le pensioni dei nostri anziani. Anche in un momento tanto triste – ha continuato il presidente Mastrocinque -, dobbiamo ribadire che questi ragazzi – o giovani uomini, come nel caso di Sako – sono una risorsa per tutti noi, anche per chi li ‘vede’ soltanto in chiave di pil e di peso sociale.



Giovedì 14, alle ore 17.30, diverse associazioni del territorio (Libera Taranto, Babele, Mediterranea Saving Humans Taranto e Comunità africana di Taranto e provincia) faranno un presidio a cui le Acli aderiranno con tutte le proprie rappresentanze. Scenderemo nelle strade per riaffermare che nessuna vita è invisibile e che la violenza, il razzismo, l’odio e l’indifferenza non possono avere l’ultima parola. Taranto non può restare in silenzio.

Noi – ha concluso il presidente Acli – sentiamo forte il bisogno di affermare da che parte stiamo, di fare quadrato come comunità o, semplicemente, esserci.
Sì, sentiamo il bisogno di esserci!
Le Acli non si stancheranno mai di mettere in campo parole e azioni che affermino un’idea diversa di città fondata sulla dignità umana, sul lavoro, sui diritti e sulla convivenza.
Tutti insieme – e saremo tanti – grideremo che a Taranto non c’è spazio per il razzismo, anche se è generato dal disagio.
Taranto deve essere città di accoglienza, diritti, solidarietà e rispetto reciproco.
Una città che non si gira dall’altra parte e che sceglie di reagire”.

 

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