Emergenze sociali

La Città vecchia ‘tragica’ nelle parole e nelle proposte di Giulio De Mitri

12 Mag 2026

di Silvano Trevisani

Come era facile immaginare, per come si erano svolti gli eventi, sono già stati individuati i ragazzi, quasi tutti minori, che la notte del 9 maggio hanno infierito sul giovane originario del mali, Bakary Saku, fino a provocarne la morte. Una storia di disagio e di mancata cura, familiare, umana, sociale, comune a tanti altri figli di una civiltà in degrado, che fa forse più effetto, in questo caso, in quanto sembra circoscriversi alla città vecchia. Dove giovedì 14 alle 17,30 si svolgerà il presidio “Taranto non restare in silenzio” contro violenza, razzismo e criminalità.

È quello che ci fa rilevare Giulio De Mitri, che conosciamo da molti anni e che da almeno altrettanti si occupa proprio della Città vecchia, nelle sue dimensioni pedagogiche, formative, culturali, avendo istituito la Fondazione Rocco Spani, che si occupa dei minori, sotto la direzione di Giovanna Tagliaferro, e il Crac-Puglia, il Centro ricerca arte contemporanea, punto di riferimento per l’arte e la cultura a Taranto. Un’analisi, la sua, che si conclude con una proposta. Ma andiamo per ordine:

“Eventi tragici come questo – ci dice – fanno logicamente balzare l’attenzione dell’opinione pubblica e mettono sotto la lente (ma di solito solo per qualche giorno, il tempo di far calare l’attenzione), due problemi che dalle nostre parti si incrociano: il destino della Città vecchia e quello delle famiglie qui “dimenticate”, con i loro problemi, spesso molto gravi, e che si riversano sui bambini e minori”.

Una quindicina di anni fa – mi ricorda lo stesso Giulio – realizzai un saggio per le edizioni Rubbettino dal titolo “Creatività e inclusione”, che partiva proprio dalla lettura dei problemi, storici, urbanistici, sociali, umani della Città vecchia come vissuti nell’esperienza della Fondazione Rocco Spani.

– Da allora – osserviamo – non è cambiato niente, a quanto pare.

“Per quanto riguarda il quartiere, – sono le sue parole – si assiste a un continuo annuncio di rinascita, che dovrebbe essere fatto di rivitalizzazione, di risocializzazione, di risanamento. In realtà, se si fa salvo il primo tratto di via Duomo, da sempre il più in vista, non è cambiato niente. Se per rinascita intendiamo bar e ristoranti che spuntano come funghi, qui come in tutto il resto della città, in mancanza di altre risorse lavorative, questa rinascita non va nella giusta direzione! Il turismo, di cui ci riempiamo tanto la bocca, è affare per pochi e disastro per tutti gli altri. E intanto le giunte si susseguono… i crolli proseguono tranquillamente”.

“Dal punto di vista sociale, poi, sembrerebbe che, forse anche a causa della scarsità di fondi, chi vive situazioni di disagio non sia destinatario della particolare attenzione dovuta. I minori di famiglie disgregate o in gravi difficoltà (è inutile approfondire la descrizione, perché tutti sappiamo) vanno seguiti in un processo di recupero nel quale forse oggi non si crede abbastanza”.

“Ho letto con attenzione quanto è stato scritto in questi giorni, in queste ultime ore. Da tutto il Consiglio comunale con il suo appello alla responsabilità, dal segretario della Cgil D’Arcangelo che mette il dito sul disagio giovanile, dal coordinatore della Uil, Oliva, sul bisogno di curare le ferite sociali. E da altri. Chiedo, allora, in primo luogo a tutti loro, che hanno responsabilità politiche e sociali, perché non mettiamo insieme il bagaglio di esperienze e le nostre responsabilità per cercare di studiare risposte chiare ai bisogni così stringenti che la città avverte? Certo, sono tantissimi e gravi gli “altri” problemi che attendono la città, a partire dal lavoro, ma la necessità di capire e di cercare una dimensione umana sono i presupposti per “tutto” il nostro futuro”.

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